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"Tommy", dagli Who il capostipite dell'opera rock: capolavoro del 1969 - BergamoNews

Musica

Gli anni d'oro del rock

“Tommy”, dagli Who il capostipite dell’opera rock: capolavoro del 1969

Un doppio album che contiene 24 brani; composto quasi interamente da Pete Townshend (due brani di Entwistle e uno di Moon). Richiese oltre 6 mesi per la registrazione dei brani. Tanta fatica ma ne è valsa la pena; possiamo parlare di un album capolavoro.

Siamo alla seconda puntata, cioè al secondo album d’oro, dedicata al 1969 dal punto di vista della musica rock (Qui il primo di quell’anno). Ricordiamo che è l’anno del raduno più famoso di sempre, Woodstock e di quello più tragico, Altamont. Dell’evento clou per la generazione del flower power, ma anche della disillusione, della fine del sogno hippy.

23 maggio – Tommy (The Who)

Gli Who sono quattro sciammannati che nel 1964 decidono di suonare insieme. Chitarra e voce Pete Townshend, Roger Daltrey voce solista, John Entwistle basso e Keith Moon batteria. Dimostreranno, nello loro lunga carriera, di essere, per originalità e abilità, dei maestri dei loro strumenti.

Inizialmente si fanno chiamare “High Numbers” e suonano un beat molto aggressivo con velleità r’n’b’; sono i portavoce del movimento mod. La canzone “My generation” diventa l’emblema di quel periodo con l’assunto “Hope I die before I get old”. Ma i ragazzi crescono e di disco in disco la loro musica si fa più ricercata e matura.

Sino ad arrivare al fatidico anno 1969. In quell’anno esce “Tommy”. Un disco di grande influenza; considerato il capostipite
dell’Opera rock, intesa come composizione rock con una struttura narrativa organica, tanto da sfociare spesso in una rappresentazione scenica. Un concept album tradotto in un musical, per farla breve. “Tommy” è la storia di un ragazzino che, traumatizzato dall’omicidio del padre, diventa muto, sordo e cieco.

Subisce violenze e ogni genere di vessazioni dai parenti; ma si scopre “mago del flipper” e viene osannato dalle folle. Entra a quel punto in una spirale negativa da vera rock star (sesso, droga). Vinta la dipendenza ritornerà un essere umano libero e riacquisterà i sensi. Musicalmente è una sorta di manifesto della musica rock.

Un doppio album che contiene 24 brani; composto quasi interamente da Pete Townshend (due brani di Entwistle e uno di Moon). Richiese oltre 6 mesi per la registrazione dei brani. Tanta fatica ma ne è valsa la pena; possiamo parlare di un album capolavoro.

tommy who

La copertina rappresenta una sfera dalle tante finestre da cui spuntano le facce dei musicisti; il tutto contornato da colombe in volo. Sta a significare il senso di oppressione e la voglia di libertà di un giovane come Tommy. Un disco che ha forza, ma anche una sua eleganza.

Pete Townshend mette in mostra tutta la sua sensibilità; sforna musica ricca di sfumature. Il Maestro de noantri direbbe come una “mano (che) pò esse fero o po’ esse piuma”. Perfetta combinazione di musica tosta e delicata. Insieme agli altri tre sodali, il chitarrista, scodella una serie di performances da brivido; il tutto condito da arrangiamenti geniali.

Molte le gemme racchiuse nelle 4 facciate del doppio LP. È un disco talmente bello, ogni pezzo è notevole; bisognerebbe soffermarsi su ogni nota, ma così faremmo notte.

Si parte con “Overture”, che traccia la linea dei brani che seguiranno. Una piccola suite di 3.45 minuti. Capolavoro. Altro pezzo epocale è “Amazing journey”; incipit acustico e poi chitarra e batteria che esplodono. Suono inconfondibile degli Who. Voce meravigliosa. Ritmo e melodia a braccetto: veramente bello. Segue “Sparks”; un pezzo strumentale che spiega perché questa musica venga chiamata Opera rock.

Si apre il lato b con “Christmas”; si torna al rock rutilante, con quella batteria come disse in un’intervista Townshend che “potrebbe fare solo tick, tock, bum… no Keith deve fare bing bong tratatata pumpumpum paaaaa takatakataka kiskkish kish trapatatata”. “Tommy can you hear me?” o “See me..f eel me” come non commuoversi. Coretti esilaranti da camicia di forza.

Altro pezzo da ricordare è “The acid queen” che narra le traversie del protagonista nel mondo del sesso e della droga. Nel film “La Regina dell’Acido” sarà magistralmente interpretata da Tina Turner. Molto tosto e scorretto. Sex, drugs and R’n’R’.

Chiude il primo vinile “Underture”, un brano strumentale di 10.09 minuti. Magnifico; tra accordi aperti di chitarra, drumming e basso illuminanti a incorniciare il quadro.

https://www.youtube.com/watch?v=rGa70tVYVKo

Altro capolavoro è “Pinball wizard”; uno dei più grandi successi della band. Riff iniziale da incorniciare; poi entra la voce fantastica di Daltrey. L’essenza del brano rock che spacca; dall’inizio alla fine. Bello anche l’incrocio di voce tra Roger e Pete. Nel film la parte della star del flipper fu di Elton John; ne incise una sua versione nel ’76.

Con “Go to the mirror” la musica si fa ancora più complessa; si parte con un riff molto cupo per poi tornare alla melodia di “See me feel me…” cui segue ancora il tema iniziale del pezzo; e poi lo schema si ripete. Meraviglia delle meraviglie. Il bridge (“Listening to you I get the music etc”) resta la melodia più bella ed evocativa di tutto il disco; ti entra in testa e vorresti sentirla e cantarla all’infinito. Ennesimo capolavoro.

Segue “Tommy can you hear me?”; un pezzo acustico caratterizzato da grandi armonie vocali accompagnate da una limpida chitarra folk.

Poi altro capolavoro: “I’m free”. Chitarra, basso e piano in un riff avvolgente e trascinante. La voce di Daltrey, che nel film interpreta il protagonista, celebra la libertà -finalmente conquistata- di Tommy; libertà che “sa di realtà”. Ritmo sincopato fantastico. Provate a battere il tempo; se non siete parenti stretti di Steve Gadd vi ritroverete con le dita irrimediabilmente annodate. Melodia celestiale; come i coretti che la accompagnano.

Il disco si chiude con un altro pezzo straordinario. “We’re not gonna take it”; una prima parte folk rock, una seconda che cresce poco alla volta e riprende i temi più accattivanti dell’opera: “See me feel me” e “Listening to you I get the music”. 7.08 minuti di pura estasi; chiusura consona ad un album bellissimo.

10 pallini su dieci; intramontabile ed illuminante.

tommy who

Avvertenze per l’ascolto. Appoggiate la puntina al vinile; mettetevi comodi in poltrona, magari allacciate anche le cinture di sicurezza; inforcate le cuffie e godetevi lo spettacolo. Meglio se accompagnati da generi alimentari vari e bevande corroboranti.
Sarà un’esperienza cosmica per uomini (anche donne, ci mancherebbe) duri ma sensibili. Oltre 74 minuti da raccontare ai nipotini; buon viaggio.

Rileggi

1) i migliori anni del rock – 1966
2) i migliori anni del rock – 1967
3) i migliori anni del rock – 1968
4) I migliori anni del rock – 1969 (parte prima)

Bibliografia:
“Da Abbey road a Woodstock”, R. Bertoncelli, Giunti ed., 2009
“La storia del rock”, Ezio Guaitamacchi, Hoepli ed., 2014
“Il dizionario pop rock”, E. Gentile e A. Tonti, Zanichelli ed., 2015
“Enciclopedia del rock”,vol. 10, aavv, Arcana ed., 2005
“The Who”, E. Bagarotti, ed. Riuniti, 2002

Anche nel ’69 tanti sono stati i dischi notevoli; mi è toccato escludere:

L’esordio omonimo dei Santana e degli Allman Brothers Band;
“Stand up” (Jethro Tull); “Beck- Ola” (Jeff Beck);
“With a little help from my friends” (Joe Cocker);
“Happy Trails” (Quicksilver Messanger Service);
“Bayou country“, “Green river”, “Willy and the poor boys” dei Creedence Clearwater Revival;
“Arthur or the decline…” (The Kinks);
“Goodbye” (Cream);
“Stonedhenge ” (Ten Years After);
“Deep Purple” (Deep Purple);
“Aoxomoxoa” (Grateful Dead);
“On the threshold of a dream” (Moody Blues);
“The family that plays together” (Spirit);
“Blood, Sweat & Tears” (Blood, Sweat & Tears);
Led Zeppelin II (Led Zeppelin).

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