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Meningite, malattia gravissima che fa paura ai genitori: ma si può prevenire

Conosciamola meglio con l’aiuto del professor Angelo Colombo, coordinatore dell’area materno-infantile del Policlinico San Pietro.

La meningite è una delle malattie che fa più paura ai genitori: per fortuna è rara, ma può essere grave e anche mortale, come dimostrano i fatti di cronaca che ciclicamente riaccendono l’attenzione su questa patologia. Le vittime? Nella maggior parte dei casi sono bambini, ma può colpire anche gli adulti. Conosciamola meglio con l’aiuto del professor Angelo Colombo, coordinatore dell’area materno-infantile del Policlinico San Pietro.

Che cos’è la meningite da meningococco?

La meningite meningococcica è una grave malattia caratterizzata dall’infezione delle meningi, le membrane che avvolgono il cervello ed il midollo spinale. È provocata da un batterio, Neisseria Meningitidis, detto anche meningococco, di cui esistono vari sierotipi, ma solo 6 sono responsabili della malattia meningococcica invasiva: A, B, C, W, X e Y. I sierotipi che circolano più frequentemente in Italia ed in Europa sono il B e C, mentre in Africa ed Asia sono diffusi i sierotipi A, W e X e negli Stati Uniti si trovano anche il B, C e Y.

Qual è l’età più colpita e con quale frequenza si manifesta?

La trasmissione del batterio avviene per via aerea attraverso le secrezioni del tratto respiratorio e le goccioline di saliva e richiede quindi un contatto stretto con il soggetto malato. Pertanto è più frequente all’interno di comunità quali asili, scuole, caserme, discoteche. Il batterio non riesce a sopravvivere nell’ambiente né in alimenti, bevande o su oggetti. Ne è colpita qualunque età, ma la diffusione è maggiore sotto i 5 anni (in particolare in bambini con meno di 2 anni), tra gli adolescenti e giovani adulti. Ogni anno in Italia si verificano oltre 900 casi di meningite batterica, un terzo dei quali è provocata dal meningococco.

È un malattia grave?

È una malattia gravissima con rapida evoluzione, talora fulminante. Sebbene una diagnosi precoce ed un trattamento adeguato altrettanto precoce possano portare a guarigione, purtroppo il 10-15% dei bambini colpiti muore e, se sopravvive, può riportare conseguenze molto serie come ritardo mentale, deficit neurologici, sordità.

Quali segni clinici possono far sospettare la malattia?

La malattia ha un’incubazione di 2-10 giorni ed i pazienti devono essere considerati contagiosi fino a 24 ore dopo l’inizio della terapia antibiotica. I sintomi possono variare a secondo dell’età: sicuramente devono allarmare la presenza di febbre elevata, malessere generale, cefalea, vomito, rigidità nucale, crisi convulsive ed alterazioni dello stato di coscienza, ma anche il pianto lamentoso, la difficoltà ad alimentarsi, l’aspetto sofferente, la fontanella anteriore bombata, sono segni di allarme soprattutto nei bambini al di sotto di un anno. La comparsa di petecchie (piccoli punti rossi sulla pelle) o di porpora (macchie rosse-bluastre sulla pelle di dimensioni variabili) sono segni di gravissima compromissione generale.

Cosa fare se si è stato a contatto con un soggetto affetto da meningite?

Informare tempestivamente il medico che prescriverà una profilassi antibiotica indipendentemente dall’età e dallo stato di immunizzazione del soggetto (cioè anche se è stato vaccinato).

Quale prevenzione si può attuare?

I vaccini rappresentano l’unica arma di prevenzione efficace. Attualmente sono disponibili 3 tipi di vaccini: quello contro la meningite di tipo C, o di tipo B ed il vaccino tetravalente contro i sierotipi A, C, W, Y. Il vaccino contro il meningococco C, offerto gratuitamente dal Sistema Sanitario Regionale (S.S.R.), si somministra a tutti i bambini di età compresa tra i 13 e 15 mesi, ma è possibile anticiparlo nei soggetti a più alto rischio. Il vaccino contro il meningococco B, disponibile in Italia dal 2014, dovrebbe essere offerto prossimamente dal S.S.R. Può essere somministrato già dal secondo-terzo mese di vita ma anche nei bambini più grandi non vaccinati; il numero delle dosi varia a seconda dell’età in cui si inizia la somministrazione.

Quali sono i principali effetti collaterali di questi vaccini?

Quelli più comuni sono rossore, gonfiore e dolore nel sito dell’iniezione della durata di 1-2 giorni. Le reazioni sistemiche sono febbre, irritabilità, sonnolenza, malessere generale e si risolvono generalmente dopo 2-3 giorni. Si possono verificare, talora, reazioni allergiche di varia entità fino, seppur molto raramente, allo shock anafilattico, che si manifesta nei primi minuti dall’inoculazione del vaccino e che può essere trattato adeguatamente se l’intervento medico è rapido. Si raccomanda quindi di attendere 15-20 minuti prima di allontanarsi dalla struttura dove è stata eseguita la vaccinazione.

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