BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Tumore alla vescica: fumo e ambiente incidono, colpite anche le donne

Tumori, prostata, calcoli: parla Riccardo Galli, il medico che presta la sua opera al Policlinico San Pietro – struttura del Gruppo ospedaliero San Donato - nell’unità di Urologia, diretta da Alessandro Piccinelli.

Ho fatto una chiacchierata con Riccardo Galli, il medico che presta la sua opera al Policlinico San Pietro – struttura del Gruppo ospedaliero San Donato – nell’unità di Urologia, diretta da Alessandro Piccinelli. Parlando ho scoperto dati che ritengo interessanti e utili da diffondere, in modo tale che le persone ne possano trarre vantaggio per la propria salute.

E ovviamente, parto con alcune domande suggerite dalla lettura casuale di statistiche, su un giornale scientifico. Alla domanda del perché le patologie oncologiche siano in sensibile aumento, il dottor Galli mi conferma che è ormai certo e confermato da studi epidemiologici che c’è una stretta correlazione tra patologie oncologiche e ambiente, l’inquinamento, lo stile di vita, l’alimentazione. Motivi di rilievo sono anche il fatto che la vita media si è allungata sensibilmente e che le diagnosi, oggi, sono più precoci.

Quindi, l’ambiente e lo stile di vita diventano importanti?

C’è qualcosa, nella società moderna, che non sta andando nella direzione giusta e che ci porta questi risultati. Per fortuna, la diagnosi precoce ha modificato sensibilmente l’approccio a molte patologie oncologiche e non. La tecnologia ha fatto passi da gigante e ha dato importanti e pronte risposte a queste esigenze, garantendo una sopravvivenza migliore, rispetto a prima. Le patologie, oggi, si conoscono bene, per cui diventa molto più semplice la loro gestione. È ovvio che non si può sparare con un cannone su una formica. Questo per affermare che sì, ammazzi la formica, ma distruggi anche tutto ciò che le sta intorno; e questo era un po’ l’approccio terapeutico prima delle importanti innovazioni sopravvenute nel settore. L’avvento della chirurgia laparoscopica ha radicalmente cambiato l’approccio chirurgico a molte patologie.

Ci faccia un esempio

Le patologie connesse al rene, oncologiche e non, si riescono ad affrontare in maniera molto meno invasiva in laparoscopia, con la colonna 3D che consente all’operatore di intervenire in modo molto più preciso e accurato e decisamente meno invasivo. L’urologia sfrutta le vie urinarie escretrici, uretra, vescica, ureteri, rene e vescica con strumenti molto sottili, flessibili, digitali, dotati di un microchip che porta l’immagine ad alta definizione su uno schermo. Per cui, senza tagliare nulla, si riescono ad esplorare le vie escretrici e, se del caso, si può anche intervenire su eventuali patologie riscontrate.

Quindi, riuscite a togliere piccoli tumori e a frantumare calcoli con il laser?

Esattamente. Con il laser è possibile effettuare ablazioni o frammentazione di calcoli. Questo porta a diminuire i tempi di ricovero in modo sensibile. Per grossi calcoli, invece, è possibile intervenire dal fianco, per via percutanea, non aprendo più il rene a metà, ma con uno strumento grande più o meno come il mignolo, all’interno del quale entra uno strumento particolare ad alta definizione. Con fibre laser e ultrasuoni, si rompono i calcoli e si estraggono i frammenti. In uno o due giorni, il paziente
viene dimesso.

Per cui già dal giorno successivo all’intervento, il paziente si alza, si nutre e, al massimo, entro il secondo giorno, torna a casa. Che mi dice del disturbo che colpisce la stragrande maggioranza dei maschietti dopo i cinquant’anni?

È avvenuta una rivoluzione importante nel trattamento dell’ipertrofia prostatica che interessa la maggior parte degli uomini dai cinquant’anni in poi. È un problema di pulizia. Diverso è il trattamento del tumore alla prostata che può dare problemi di incontinenza o di impotenza, quello è un altro capitolo. In questi interventi sono diventati strumenti di predilezione i laser. Sono di tre tipi diversi, ognuno con caratteristiche particolari. Noi prediligiamo un tipo di laser che permette di enucleare la prostata e di vaporizzare contestualmente. E questo sta rivoluzionando la terapia dell’ipertrofia prostatica. È un intervento disostruttivo che non dà incontinenza o ne dà lievemente in via transitoria, quando si interviene su prostate molto grosse.

In caso di tumore invece, che succede?

In caso di ablazione totale per problemi di tumore prostatico, vengono intaccati inevitabilmente la continenza e la funzione erettile. Un parametro importante da considerare è l’età del paziente. Dopo i settanta anni, l’ablazione totale della prostata da
certamente esiti peggiori rispetto ad interventi fatti in età più giovane. Anche per questa ragione si è sviluppata la radio-terapia che è diventata un’alternativa valida ed un’opzione terapeutica che non è più un secondo ripiego in molte patologie oncologiche della prostata. Altro fatto da considerare è il tipo di malattia oncologica e la sua estensione. In entrambi i casi, si propongono sempre cicli di riabilitazione al tempo opportuno. Sul problema della continenza, con gli ultimi approcci, oggi ci sono ottimi risultati.

E veniamo al tumore della vescica che si sta diffondendo in termini preoccupanti, a quanto si dice in articoli scientifici. Che ci dice di questa patologia?

Il tumore alla vescica è abbastanza frequente, ahimè. Una volta era quasi solo appannaggio degli uomini, ora non più. Non c’è molta ereditarietà e familiarità, ma spesso è legato allo stile di vita, al fumo, all’esposizione professionale a sostanze pericolose. Per cui, i più esposti professionalmente sono i ceramisti, i verniciatori e i carrozzieri. Non erano molte le donne che lavoravano, fino agli anni 50 e non fumavano, per cui, il tumore alla vescica era raro. Negli anni successivi, al contrario, è salito molto. Per il tumore alla vescica lo stile di vita e l’ambiente di lavoro diventano fattori importanti, mentre per la patologia prostatica esiste una rilevante componente ereditaria e razziale. L’afroamericano ha l’incidenza più elevata. In maniera curiosa, in estremo Oriente, negli anni 80, forse perché mangiavano bene, il tumore alla prostata quasi non c’era. Se oggi si vanno a vedere le curve epidemiologiche in Giappone, queste son ben più alte. Un esempio che aiuta a comprendere. Se un giapponese viene portato a vivere negli Stati Uniti 10 anni ha lo stesso rischio di un americano di sviluppare il tumore alla prostata. C’è una componente familiare importante, è vero, ma è altrettanto importante l’aspetto economico, legato all’inquinamento e allo stile di vita. Ed un ruolo fondamentale è dato dall’alimentazione.

Ci fermiamo qui. Credo di aver scritto cose molto utili alle lettrici e ai lettori. Se mi è consentito un consiglio, soprattutto alle donne, suggerirei loro di abbandonare il fumo di sigarette. Questo vale anche per l’uomo, ma la donna è colei che crea altri esseri umani e quindi l’attenzione alla salute deve essere maggiore. Siamo tutti in transito in questa vita, va bene, ma cercare di evitare, con un corretto stile di vita, tante situazioni sgradevoli, dovrebbe incentivare tutti ad una maggiore attenzione alle abitudini che si contraggono.

Un grazie sentito al dottor Galli per quanto ci ha fatto conoscere ed un augurio di buona vita a tutti.

© Riproduzione riservata

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.