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Giorno e notte a spiare pusher sotto casa: quei carabinieri che vivono nell'ombra - BergamoNews
Quelli del norm

Giorno e notte a spiare pusher sotto casa: quei carabinieri che vivono nell’ombra fotogallery

Gli spacciatori di Castel Rozzone ma non solo: ecco come si svolge il difficile lavoro dei militari del Nucleo operativo e radiomobile

Uno ha una capigliatura piuttosto insolita per l’Arma. L’altro un fisico tutt’altro che atletico. Un altro ancora un viso che pare quello di un ragazzino appena uscito dall’oratorio. Eppure fanno parte del Nucleo operativo e radiomobile dei Carabinieri di Treviglio. Vivono in incognito, lontano dai riflettori, e svolgono indagini difficili e delicate. Come quella che ha portato all’arresto dei due spacciatori magrebini a Castel Rozzone e al sequestro di dieci chili di droga, sei di cocaina e quattro di hashish, che avrebbero reso al dettaglio più di mezzo milione di euro, oltre a duecentomila euro in contanti.

Le manette ai polsi dei due narcotrafficanti, ritenuti ai vertici della piramide dello spaccio nella Bassa, sono scattate al termine di lunghe settimane di indagini, condotte proprio dagli uomini del Nucleo operativo trevigliese. Una squadra di dieci carabinieri specializzati in questo tipo di interventi, coordinati dal maggiore Davide Onofrio Papasodaro, che li descrive come “molto preparati e pronti a tutto pur di portare a casa il risultato”.

Pronti anche a trascorrere intere giornate (e nottate), in questo caso ma come avviene per altre operazioni, fuori dall’abitazione di quelli che dalle prime segnalazioni sembravano due semplici spacciatori di paese. In realtà, nel corso delle settimane, gli uomini del Norm hanno ricostruito la loro vasta e articolata attività criminale.

Appostamenti sotto casa senza la divisa dell’Arma indosso e a bordo di auto in borghese. Lunghe ore passate a osservare quella porta e quelle finestre, in attesa dei movimenti dei sospettati o dei loro clienti. E poi ancora intercettazioni ambientali. Sono solo alcuni dei metodi investigativi del Nucleo, o almeno quelli che si possono svelare per non inficiare future indagini dei militari. Un po’ come quelli che si vedono nei film. A differenza degli attori, i loro volti però non possono apparire, per non rischiare che vengano riconosciuti dai criminali nel corso delle prossime azioni.

Quattro di loro erano presenti alla conferenza stampa in cui il comandante provinciale Paolo Storoni si è complimentato per il lavoro svolto e per il risultato ottenuto. In particolare per quanto riguarda i contanti, ben duecentomila euro che saranno destinati alle casse della Magistratura e reinvestiti in attività investigative. Impossibile fotografare o intervistare quelli del Norm. Anche per preservare la loro incolumità. Quei “ragazzotti” sorridono e non nascondono la soddisfazione, ma intanto sono già pronti a passare ore e ore a spiare altri sospettati.

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