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“Minacciato dai fan di Bossetti, ma difficile avere giustizia”

Il penalista Daniele Bocciolini è stato insultato e minacciato sul web dopo aver preso parte a un dibattito in tv in cui si parlava del processo del muratore di Mapello

L’Avvocato Daniele Bocciolini è intervenuto ai microfoni di Radio Cusano Campus all’interno del programma “L’Italia s’è desta”. Il penalista ed esperto di cyberbullismo ha commentato la notizia della richiesta di archiviazione da parte della Procura di Roma su un caso di diffamazione online. Secondo il pm proferire insulti sui social network non costituisce reato, ma rappresenta tutt’al più un “modo di sfogarsi o di scaricare lo stress”.

“Spesso si prendono stralci di una richiesta di archiviazione, senza approfondire – ha commentato Bocciolini – Il risultato è che poi uno pensa che la diffamazione non sia più un reato. Quello che dice un pm in una richiesta di archiviazione non è legge. La diffamazione a mezzo stampa e web viene punita fino a tre anni di reclusione. Mi è sembrato strano che molti giornali titolassero che la diffamazione non è più reato, alcuni citando anche la Boldrini che è quella tra le più bersagliate sul web”.

In Italia archiviate 90% denunce

In realtà quasi tutte le denunce di questo tipo vengono archiviate: “Le denunce di diffamazione online, che è la fattispecie più presente, nel 90% dei casi vengono archiviate su richiesta dei pm, specialmente per le diffamazioni via social. Perché accade? La Polizia Postale deve chiedere i dati degli utenti a chi gestisce i social, rapportarsi quindi soprattutto con gli Stati Uniti. Queste richieste vengono quasi sempre respinte. Non dicono mai di chi sia l’ip di chi ha offeso o chi si cieli dietro profili che spesso sono falsi”.

Fan di Bossetti

Bocciolini ha avuto in prima persona questo problema: “Ho presentato una querela che si trova sul tavolo di un pm da un anno. Ero in televisione e si parlava del processo Bossetti. Ho ricevuto delle minacce e delle offese da parte di alcuni fan scatenati di questo noto ergastolano. Mi dicevano che non mi dovevo permettere di parlare del caso e che non ero competente. Hanno scritto anche al direttore di rete. Sono stati creati addirittura dei gruppi. Ho ricevuto minacce pesanti, mi scrivevano che mi sarebbero venuti sotto casa”.

Cambiare la legge

Secondo l’avvocato la soluzione è “cambiare la legge. La Postale cerca di identificare ma non è semplice. In America la diffamazione non è reato come in Italia e quindi difende la privacy. Nel mio caso, dopo un anno non avendo ricevuto da chi tratta i dati il nome e l’ip di chi mi ha minacciato la querela verrà archiviata ed io non potrò far nulla. Serve una legge per cooperare con altri Paesi. Chi gestisce questi dati deve fornire le generalità di chi offende”.

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