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Baricco a Bergamo: il mondo in cui viviamo è un grande gioco digitale - BergamoNews
Lectio magistralis

Baricco a Bergamo: il mondo in cui viviamo è un grande gioco digitale

Impossibile muoversi lunedì sera in Basilica a Bergamo: una bella fetta della città, si è assiepata per assistere alla lezione dello scrittore Alessandro Baricco invitato nell'ambito dell'iniziativa ormai stra-rodata Molte fedi sotto lo stesso cielo.

Impossibile muoversi lunedì sera in Basilica a Bergamo: una bella fetta della città, (anche il sindaco Giorgio Gori), si è assiepata per assistere alla lezione dello scrittore Alessandro Baricco invitato nell’ambito dell’iniziativa ormai stra-rodata Molte fedi sotto lo stesso cielo.

Una vera lectio magistralis dedicata al “mondo in cui viviamo“, quel mondo che l’autore di The Game ha ben disegnato ricostruendo la rivoluzione digitale, partita dal primo mega processore agli smartphone, da internet ai social. E imbastendo una teoria socio-filosofica che illustra anche le motivazioni di questo exploit del mondo, vale a dire la reazione al Novecento delle guerre e delle élites.

Siamo parte della rivoluzione tecnologica, che chiamiamo digitale, che ci ha portato a rinunciare a poca (o tanta) qualità pur di avere più quantità, velocità, leggerezza. Attanagliati dal senso di colpa verso chi e cosa ci ha preceduto, ci chiediamo continuamente se ci sta rendendo meno umani, se ci sta rendendo migliori o peggiori, senza trovare una risposta, spiega il professor Baricco.

Dovremmo invece girare la mappa, smettere di analizzare il tutto come causa e leggere la rivoluzione digitale come effetto, reazione da parte di chi l’ha avviata da una cantina in California contro un mondo che volevano ribaltare. Hanno voluto prendere qualcosa che era di pochissimi e renderlo disponibile ovunque, sulle scrivanie, nella tasca, nell’orologio e probabilmente molto presto in microchip sottopelle di tutti.

Da una parte abbiamo digitalizzato il mondo (punto di svolta il 2002, anno in cui la maggior parte del mondo è stato tradotto digitalmente), dall’altra ci rifugiamo nel naturale, nel biologico e magari tra trent’anni saremo tutti vegetariani, sempre per colmare il senso di colpa per aver accettato di diventare un po’ meno umani a favore della macchina.

Il paradigma attuale diventa: UOMO-TASTIERA-SCHERMO, che sostituisce quello UOMO-CAVALLO-SPADA valido fino al Novecento.

È stato Tim Berners-Lee, l’uomo che ha creato il WEB nel 1989, a mettere in comunicazione tutte le pagine (che Baricco definisce semplicemente “posti”) tramite un ipertesto (che definisce “supereroe dei testi”) che non è costretto ad essere lineare. Il collegamento ipertestuale è la rivoluzione nella rivoluzione, permettere di passare da un testo all’altro, da una pagina all’altra, da un “posto” all’altro. Funziona come la nostra mente, “non ha limiti, ci entri e vai dove vuoi”. Eravamo convinti che la linearità fosse la regola invece lui ci ha ricordato che la mente non è lineare, vaga, è multitasking per natura. “E forse è anche per questo che tutti l’abbiamo trovato facile”.

Baricco porta a riflettere anche sulle parole che associamo a Email e Web: “Spedire”, “Navigare”, verbi che presuppongono movimento, spostamento, trasferimento. Di contenuti e conoscenza. Una volta chi poteva dire la sua erano solo i ricchi, adesso tutti possono dire tutto e raggiungere ogni luogo con un post o una mail. Con i pro e i contro del caso, ma comunque qualcosa che prima della rivoluzione digitale non era possibile, non era nemmeno immaginabile.

Il saggista Baricco ci invita quindi a chiederci cosa avessero in mente coloro che hanno dato il via a tutto questo. A qualsiasi cosa lavorassero, volevano privilegiare il movimento, tutto allo scoperto, tutto visibile, tutto comunicabile. Hanno lavorato poco a poco per eliminare tutti i passaggi superflui, parola d’ordine “semplificare”, a danno dei mediatori: trovo voli, alberghi, viaggi in autonomia? Spariscono le agenzie viaggi; spedisco testi, foto, contenuti via mail? Spariscono le poste.

Scelgono strumenti che permettono di far fuori l’élite. Ma chi erano questi giovani rivoluzionari e cosa volevano? Baricco delinea il ritratto di questi giovani americani, tra i 18 e i 25 anni, cresciuti nella California Beat, protagonisti di una contro cultura, spesso quasi disadattati, a cui faceva schifo il mondo dei loro padri il disastroso Novecento. Un secolo che ha esaltato il culto della chiusura, dei confini, dei muri, delle divisioni, creando linee di demarcazione nette e invalicabili, da difendere proclamando guerre sanguinose e devastanti. Di dieci ragazzi, prodotto di questa reazione, quattro probabilmente hanno partecipato a cortei contro la guerra in Vietnam. Altri quattro si sono ritirati in una Comune esprimendo così il loro rifiuto verso un mondo al quale non volevano appartenere. Altri due si sono chiusi in cantina a programmare Personal Computer. E hanno cambiato il mondo.

(foto Clara Mammana)

 

 

 

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