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“Bohemian Rhapsody”: inno alla vita dell’eccentrico frontman dei Queen

Molto più di un film: un’esperienza sensoriale che, sulle note di brani intramontabili, fa venire i brividi e infiamma il cuore.

Titolo: Bohemian Rhapsody

Regia: Bryan Singer

Attori: Rami Malek, Lucy Boynton, Gwilym Lee, Ben Hardy, Joseph Mazzello, Aidan Gillen

Durata: 134 minuti

Giudizio: ****

Londra, 1970. Farrock Bulsara è un giovane con la testa piena di sogni e una realtà che gli va stretta. Lavora all’aeroporto di Heathrow come scarica valige e nelle pause tra un turno e l’altro si diletta a scrivere canzoni. “Paki”, lo chiamano ridendo i suoi colleghi, ma lui non è pakistano. È originario dell’India occidentale, nato a Zanzibar da una famiglia di etnia parsi e di religione zoroastriana, trasferitasi a Londra a seguito della rivoluzione. Il padre, ligio conservatore, lo vorrebbe dedito al lavoro e alla famiglia, ma Farrock, detto Freddy, ha in mente un piano decisamente più ambizioso.

Una sera, nelle suburb di Londra, entra in un bar dove suona dal vivo una band, gli Smile, che Freddy segue da un po’. Fortuna vuole che proprio a fine serata, il frontman abbandoni la band, creando l’occasione giusta per Freddy di proporsi come nuovo membro. Chitarrista e batterista, soprattutto a causa di quei suoi dentoni sporgenti, inizialmente lo schivano; finché Freddy non apre bocca e inizia a cantare. Quello che loro non sanno è che proprio a causa di quei 4 incisivi in più, Freddy ha un’estensione vocale superiore alla media. Diventa subito il nuovo frontman e da quel momento inizia un’avventura incredibile. Insieme a Brian May (il chitarrista), Roger Taylor (il batterista) e John Deacon (il bassista) forma i Queen e assume ufficialmente i panni dell’unico e inimitabile Freddy Mercury.

La band, grazie all’incredibile sinergia tra i suoi membri e al talento visionario di Freddy, scala subito le classifiche di tutto il mondo, raccogliendo folle immense che cantano all’unisono le parole delle sue canzoni. Freddy, nel frattempo, si innamora di Mary, che lo appoggia e lo sostiene in ogni suo folle progetto. Forse quello più folle di tutti si chiama proprio Bohemian Rhapsody: una canzone rock con intermezzi lirici che dura ben 7 minuti e che ha richiesto 2 settimane per essere registrata. Un progetto che non può essere inscritto in nessun genere musicale, completamente sui generis, in cui lì per lì non crede nessuno, oltre ai Queen. Il discografico che ha prodotto i Pink Floyd li caccia dal suo studio chiamandoli pazzi. Non immagina che un giorno quella canzone, così strampalata e anticonvenzionale, farà la storia.

Perfettamente consapevole del valore della sua band, Freddy non si lascia intimorire e continua per la sua strada a creare un capolavoro musicale dopo l’altro. Il successo è immenso. La gente lo ama ma, come si sa, il successo ha un prezzo. La sua omosessualità si manifesta con forza sempre maggiore, la relazione con Mary finisce (anche se questa resterà sempre una presenza fondamentale nella sua vita), le sue smanie di grandezza incrinano il rapporto con i membri della band e droga e alcol contribuiscono a rendere il tutto un mix letale. E poi la terribile sentenza: l’AIDS, piaga e condanna diffusissima negli anni ’80. Ma neanche qui Freddy si perde d’animo, anzi. Aver toccato il fondo gli dà la spinta per riemergere più forte di prima. Riallaccia i rapporti con Brian, Roger e John (ormai la sua famiglia) e insieme tornano sul palco partecipando a uno dei concerti dal vivo più grandi della storia, il Live Aid del 1985 al Wembley Stadium di Londra: un concerto umanitario a cui hanno partecipato i più importanti artisti internazionali. I loro 20 minuti di esibizione, la più memorabile tra quelle dei Queen, consegnano ufficialmente la band nelle mani della Storia, facendo di Freddy Mercury una leggenda.

La sua musica, di imperitura bellezza, ha incantato e fatto emozionare generazioni intere; ancora oggi, resta uno degli artisti più amati e ammirati della storia. E devo dire che Rami Malek (l’interprete dell’acclamata serie “Mr. Robot”) ha fatto un lavoro davvero eccezionale, riuscendo a far rivivere in sé un personaggio così eccentrico e peculiare. Oltre alla somiglianza fisica, che lascia sgomenti, Malek ha fatto sue, alla perfezione, le movenze e i gesti scenici, incredibilmente teatrali, che hanno caratterizzato la figura di Freddy sul palco.

Non mi stupirebbe ritrovare il suo nome tra le nominations per gli Academy Awards 2019. Insomma, è molto più di un film; è un’esperienza sensoriale che, sulle note di brani intramontabili, fa venire i brividi e infiamma il cuore.

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