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Libri con cui crescere: “Margherita Dolcevita” di Stefano Benni

Nuova puntata di "I libri di Livia": per scoprire i libri che accompagnano nella crescita una ragazza di (quasi) 14 anni

Ho intenzione questa volta di presentare un libro, nel complesso, più leggero e breve.
Stefano Benni ironizza con semplicità e naturalezza sulla collettività odierna, andando a toccare con abile mano tasti dolenti, fra cui il morboso attaccamento al denaro e a tutto ciò che è materiale.

Una piccola casa in campagna, un giardino pieno di vita e un folto bosco, conoscono d’improvviso la strana compagnia delle gigantesca villa dei Del Bene, i nuovi vicini, da poco arrivati.
La reazione iniziale è un po’ scettica, e quasi tutti, all’interno della famiglia di “Dolcevita” tengono inizialmente, e saggiamente, le distanze.

Basta poco però per cedere ai sorrisi, alle lusinghe, e alle gentilezze dei nuovi arrivati, che diventano presto motivo di interesse. La loro grande casa copre le stelle, sembrano aver lanciato una maledizione, che, in poco tempo, pare aver cambiato i ritmi e l’avvenire delle cose.

Il materiale e la merce passano in primo piano: i sentimenti e le emozioni prendono subito peso minore.
Quasi come un faro nella notte più buia, ecco che entra in gioco Margherita, la protagonista della storia. Qualche chilo in più e capelli indomabili, con un grande cuore e la sua sensibilità, si distingue fra tutti. È l’unica, assieme al cane Pisolo e il nonno, a restare immutata dentro e fuori, lottando con forza contro un disagio che sembra essere l’unica a percepire.
Passa il tempo a guardare le stelle, leggere e scrivere poesie diversamente apprezzabili, talvolta in compagnia della sua amica di Polvere, il fantasma di una piccola bambina, prima una farfalla, poi un’ombra inquieta.

Conosce il figlio dei Del Bene, un ragazzetto biondo e misterioso, che immediatamente le rapisce il cuore.
I due legano in poco tempo, Margherita passa il tempo ad aspettarlo, e ad interrogarsi sul suo strano ruolo all’interno della famiglia, e alla costante distanza che lo divide da quest’ultima.
Bisogna però, nella lettura, cercare di non soffermarsi solo sul ridere.

La “maledizione” che sconvolge la famiglia di Margherita è la stessa che oramai, ha contagiato proprio tutti. Quasi non ci accorgiamo più di chi ci sta intorno, tanto siamo impegnati nel risultare all’altezza e nell’apparire perfetti, tramite l’unico sfoggio della ricchezza.

Un libro che consiglio profondamente: è piccolo, si legge in un pomeriggio e non stanca mai. Scorrevole, ironico, veritiero e che stimola riflessione e immaginazione.

“I miei genitori mi hanno chiamata Margherita, ma io amo essere chiamata Maga, o Maghetta. I miei compagni, a scuola, ironizzando sul fatto che non sono proprio snella, a volte mi chiamano Megarita. Mio nonno, che è un po’ arteriosclerotico mi chiama Margheritina, ma a volte Mariella, Marisella oppure Venusta, che era sua sorella. Ma soprattutto quando sono allegra mi chiama Margherita Dolcevita.”

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