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Donizetti e l’Enrico di Bordogna: in scena la nascita di un prodigio fotogallery

La regia, affidata alla talentuosa Silvia Paoli, è un geniale omaggio alla prima messa in scena di duecento anni fa

Il 14 novembre 1818, al Teatro San Luca di Venezia, andava in scena “Enrico di Borgogna”, melodramma in musica in due atti di un giovane compositore. Il debutto veneziano aprì la via del successo al musicista poco più che ventenne. Quel giovane, era Gaetano Donizetti, destinato a diventare uno dei quattro moschettieri del belcanto, insieme Gioachino Rossini, Giuseppe Verdi e Vincenzo Bellini.

Duecento anni dopo, Enrico di Borgogna arriva nella città del suo creatore grazie al Donizetti Opera Festival. La messa in scena al Teatro Sociale di Bergamo di venerdì 23 novembre, frutto della collaborazione tra Fondazione Teatro Donizetti e Fondazione Teatro La Fenice di Venezia. Un nuovo allestimento che ha visto in opera uno staff sorprendete, tra cast, regia e operatori di dietro le quinte.

La regia, affidata ad una talentuosa Silvia Paoli, è geniale omaggio alla prima messa in scena di duecento anni fa. La sinfonia iniziale, dal chiaro sapore rossiniano – si riconoscono accenni alla celebre ouverture de “La gazza ladra” di Rossini del 1817 – presenta tutti personaggi che si aggirano con fare grottesco su una piattaforma mobile. L’intero cast sta su una giostra che girando rivela la sua vera natura, quella di sipario del Teatro San luca di Venezia. È un teatro nel teatro. Una finzione nella finzione. Ecco che siamo trasportati indietro nel tempo al 14 novembre 1818. Silvia Paoli ha donato al pubblico del festival un regalo dal valore inestimabile: la possibilità di assistere alla nascita artistica di un prodigio.

Il lavoro di allestimento è stato impreziosito dalla mano di Fiammetta Baldiserri, lighting design, capace di trasformare il piccolo teatro San Luca ora in una giostra del paese dei balocchi, ora nel palco della scintillante Broadway.

All’opera interpreti vocali di assoluto rilievo, a partire da Anna Bonitatus, mezzosoprano nel ruolo di Enrico, Sonia Ganassi, Levy Sekgapane, Luca Tittoto, Francesco Castoro, Lorenzo Barbieri, Matteo Mezzaro e Federica Vitali.

L’accompagnamento musicale è stato affidato all’Academia Montis Regalis diretta dal maestro Alessandro De Marchi. L’orchestra ha eseguito l’opera secondo la prassi esecutiva dell’epoca e con strumenti fedelmente riprodotti, rigorosamente accordati a 330. Una prova di virtuosismo per cantanti e musicisti.

L’Enrico di Borgogna, caratterizzato dalla leggerezza del belcanto e dei personaggi, non è l’opera di uno scolaretto. Abbiamo scoperto un Donizetti non acerbo, ma fresco, pronto all’esplodere del talento. L’Enrico di Borgogna è la previsione di quello che sarà. In questo melodramma Gaetano mescola con straordinaria abilità musica tardo settecentesca, legata allo stile di Mayr, e musica rossiniana. Tale versatilità testimonia una maturità artistica sicuramente precoce.

La leggerezza del belcanto e delle personalità in scena percorre l’interno spettacolo, senza mai scadere nel banale. Il musicista bergamasco mescola momenti di grande ilarità – come il dialogo nel primo atto tra Guido, antagonista, e il suo non molto fedele servitore – a momenti di magica sospensione idilliaca – come il canto finale dei due amanti, finalmente insieme.

In quella lontana serata del 1818, Gaetano sarà sicuramente stato agitato. Un debutto non si dimentica mai, specie se l’opera porta la tua firma. Duecento anni dopo è arrivata un’altra grande soddisfazione: il teatro completamente colmo di spettatori, pronti per una nuova messa in scena.

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