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“Gente seria”, Moltrasio presenta il libro sulla vita della sua famiglia

Sabato 24 novembre alle 17.30 al Museo delle Storie di Bergamo, al Convento di San Francesco in piazza Mercato del fieno 6/A in Città Alta, sarà presentato al pubblico "Gente seria" di Andrea Moltrasio, già presidente di Confindustria Bergamo e ora di Ubi Banca, e di Geoffrey Pizzorni.

Sabato 24 novembre alle 17.30 al Museo delle Storie di Bergamo, al Convento di San Francesco in piazza Mercato del fieno 6/A in Città Alta, sarà presentato al pubblico “Gente seria” di Andrea Moltrasio, già presidente di Confindustria Bergamo e ora di Ubi Banca, e di Geoffrey Pizzorni.

Incontro di approfondimento nell’ambito del progetto “1919—1939. Un ventennio a Bergamo e nel suo territorio”. Intervengono Maria Mencaroni Zoppetti, Presidente dell’Ateneo di Scienze Lettere ed Arti di Bergamo e Roberta Frigeni, Direttore scientifico del Museo delle Storie di Bergamo.

Il libro è diviso in due parti, corredate da immagini selezionate dall’archivio che ho ricostruito. La prima parte, a cura di Geoffrey Pizzorni, è la ricostruzione documentale delle attività della famiglia Moltrasio dall’inizio del Ottocento fino al 1980 circa. La seconda sono ritratti, chiamati da Andrea Moltrasio Miniature, che ricostruiscono i caratteri salienti di alcuni protagonisti a lui cari, alcuni molto vicini come i suoi genitori e altri molto immaginati nella lettura appunto di documenti e lettere che li riguardano.

Chi erano i Moltrasio? Sono personaggi forse destinati a essere dimenticati, che hanno “vite minuscole” come direbbe Pierre Michon, capace di una scrittura straordinariamente bella per riscattarli, per “trasformare la carne morta in testo e la sconfitta in oro”. Sono però uomini e donne che attraversano il loro tempo con dignità.
Partono da Rovellasca, provincia di Como, contadini, con quella vita che abbiamo imparato a conoscere dalla poesia di Ermanno Olmi. Da fine Settecento alla prima metà del Novecento la vita contadina lombarda non cambia molto.

Tanti figli morti precocemente, le stalle per il ritrovo serale comunitario con un po’ di caldo, la povertà, la mancanza di offerta scolastica, le stagioni che segnano il lento passare del tempo, un padronato che crede solo nei diritti, magari semplicemente ereditari. Carlo Moltrasio, nato nel 1781, lascia Rovellasca per Albiate alla ricerca di una qualità di vita migliore. Diventa fattore, figura diremmo oggi manageriale, tramite tra padroni e contadini, di solito sospettato dai primi, non amato dai secondi.

Carlo tiene i registri contabili, è rispettato anche nella sua vita pubblica in paese. Muore nella casa dei padroni, ha tanti figli in due matrimoni. Tra questi Marco, trisnonno di Andrea Moltrasio, che nel 1837 si trasferisce in provincia di Bergamo, a Zanica, come giardiniere all’inglese con un contratto d’assunzione e di profilatura di mansioni da far invidia a quelli stipulati con i top manager di oggi. Tanti figli anche per Marco e tra questi Napoleone, nel 1852, bisnonno di Andrea. Un nome così non poteva non segnare un cambio di passo nella storia di famiglia. In realtà è la prima importante industrializzazione lombarda che cambia le sorti di Napoleone. Suo padre l’aveva fatto studiare da “addetto al commercio”, così come aveva fatto con l’altro figlio Vittore. Entrambi tornano ad Albiate dove la famiglia paterna era sicuramente conosciuta.

Vittore muore giovane e Napoleone scala tutte le posizioni impiegatizie e diventa procuratore generale della Bernardo Caprotti di Giuseppe di Ponte d’Albiate (poi Manifattura di Albiate dei Caprotti). Questo dettaglio, riportato in un necrologio del bisnonno, incuriosì Andrea Moltrasio. I suoi amici Albini avevano acquistato in tempi recenti l’attività della Manifattura e l’amico carissimo Silvio gli segnalò un archivio conservato da un erede Caprotti, appassionato di storia. Cercando su internet l’archivio, scopre una pubblicazione del professor Romano sui Caprotti del 1980.

Amazon la consegna il giorno dopo e inizia a leggere con interesse trovando la curiosa corrispondenza del bisnonno Napoleone con i Caprotti, fino a quando decide di dimettersi per avviare una propria attività. Da allora a oggi, per centotrenta anni, sono stati imprenditori, mai dipendenti. Sentire parlare Napoleone attraverso una scrittura formale ma non banale permise all’autore di mettersi in contatto con lui. Fino ad allora una pessima fotografia e quattro righe di descrizione della persona sul necrologio era tutto quanto sapeva di lui.

Le lettere invece gli permettono di conoscere un carattere determinato, non facile, ma intraprendente. Tanto che nel 1887 fonda la sua ditta, prima con un collega, ma molto presto da solo. Una certa difficoltà a prendere ordini da altri era un tratto caratteristico anche del padre di Napoleone. Si raccontava che, giovanissimo in Brianza, chiese al padrone “come” doveva piantare un filare di gelsi e alla risposta sarcastica di piantarli “con le radici in su”, iniziò a piantarli per dispetto con le radici in alto. Piace pensare che cercò lavoro in provincia di Bergamo dopo questo “increscioso” ma divertente episodio. In famiglia veniva raccontato come un mantra per dire che meglio essere piccoli, ma padroni della propria attività.

Andrea Moltrasio | Geoffrey Pizzorni
GENTE SERIA
Lubrina Editore srl
Via Cesare Correnti, 50 – 24124 Bergamo
www.lubrina.it – editorelubrina@lubrina.it – t. 347.0139396
formato cm 15 x 21
brossura filo-refe
pagine 228 – € 14 iva inclusa
ISBN 978 88 7766 672 7
Lubrina Editore 2018

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