In Città Alta
|La Storia scritta con la luce: nasce il museo della Fotografia Sestini
Realizzato grazie a SIAD Fondazione Sestini, insieme al Comune ed al Museo delle storie di Bergamo, lo spazio, con migliaia di immagini diventate frammenti della memoria individuale e collettiva della città, verrà inaugurato sabato 17 novembre alle 12 presso il Convento di San Francesco. È visitabile fino alla mezzanotte di sabato 17 novembre ingresso gratuito.
“Vedere il futuro, attraverso la conoscenza e il ricordo del passato”. Così commenta Roberto Sestini, presidente di SIAD, l’impegno della SIAD Fondazione Sestini (con il Comune di Bergamo e Museo delle storie di Bergamo) per la realizzazione, nell’ala ovest del Convento di San Francesco a Bergamo, del Museo della Fotografia. Uno spazio, quello che verrà inaugurato sabato 17 novembre alle 12 (con apertura speciale gratuita fino alle 24), che ospita l’intero Archivio fotografico Sestini, una raccolta di fondi fotografici diventati frammenti di memoria della città.
“La continua ricerca SIAD nel campo dei gas si basa anche sulla conoscenza di tecnologie passate. Il Museo della Fotografia Sestini, con un archivio di un milione e duecentomila immagini, raccolte da 11 archivi fotografici della provincia di Bergamo, è un esempio di questo connubio tra conoscenza e ricerca, che contribuisce sicuramente all’evoluzione futura” così Roberto Sestini e Bernardo Sestini (presidente della Fondazione) descrivono l’impegno della Fondazione che, ristrutturando alcuni spazi messi a disposizione dal Comune di Bergamo presso il Convento di San Francesco, ha realizzato il nuovo Museo della Fotografia, permettendo la conservazione e la catalogazione di immagini di una vita passata, che diventano memoria di Bergamo e della sua Provincia tra Ottocento e Novecento.
Un’unione di passato e futuro, di conservazione storica e di ricerca tecnologica che traspaiono subito dallo spazio espositivo, in cui multimedialità e collezioni originali raccontano, insieme, l’evoluzione della tecnica fotografica.
“Un centro di ricerca dove conoscere la storia attraverso le immagini” spiega Roberta Frigeni, direttore scientifico del Museo delle storie di Bergamo. Uno spazio di 500 mq in cui vivere un’esperienza diretta a contatto con il mondo della fotografia, con un percorso espositivo per conoscere la storia della tecnica fotografica e dei fotografi bergamaschi, gli spazi di catalogazione e consultazione (in cui si svolge il lavoro di un’equipe di 7 professionisti, coordinati da Roberta Frigeni e dalla responsabile dell’archivio fotografico Jennifer Coffani, che ordinano e catalogano i fondi fotografici digitalizzati, mettendoli a disposizione, anche online, di studiosi ed appassionati), gli ambienti dell’archivio (nei quali il materiale originale viene conservato da sofisticati impianti termotecnici) ed uno spazio workshop (riservato ad attività didattiche ed eventi).
Un Museo della Fotografia di questa portata mancava a Bergamo che, come ricorda Emilio Moreschi, amministratore delegato della Fondazione Bergamo nella storia, “era un punto di riferimento per la cultura fotografica italiana, grazie ai suoi circoli fotografici, che hanno documentato i cambiamenti della città e dei suoi cittadini”.
Una missione di conservazione della memoria cittadina da sempre prefissata tra gli obiettivi del Museo delle Storie di Bergamo, di cui il Museo Sestini segna un passo importante: “la fotografia” – ricorda il sindaco Giorgio Gori – sta guadagnando il ruolo che merita anche nella nostra città, grazie all’impegno della Fondazione Sestini”.
Un esempio di connubio tra memoria passata ed evoluzione futura, ma anche di dialogo fruttuoso tra pubblico e privato, come ha ricordato l’assessore alla cultura Nadia Ghisalberti: “il progetto, nato dalla generosità di privati cittadini e della Fondazione, restituirà a Bergamo un patrimonio fotografico che è parte integrante della sua storia”.
Passato e futuro che si uniscono quindi, in un museo aperto a tutti in cui, tra contemplazione delle immagini e conoscenza, tra partecipazione e confronto, tra memoria storica ed alta tecnologia, sola protagonista è la fotografia che continua ad essere, come disse il pioniere francese della fotografia Félix Nadar, “una scoperta meravigliosa”.







