“Occident Express” ha aperto la Stagione di Prosa 2018/2019 al Creberg Teatro: 180 giorni di cammino verso una vita migliore
L’istinto di sopravvivenza è cosa comune a tutti gli esseri viventi. Nelle situazioni più dure, anche quelle che sembrano impossibili, siamo portati ad aggrapparci al più piccolo spiraglio di salvezza. È la bestia che in noi ad emergere, e con lei una forza che non pensavamo di avere. Questa forza bestiale ha condotto Haifa Ghemal, anziana signora di Mosul, per cinquemila chilometri dall’Iraq a Stoccolma, attraverso la “rotta dei Balcani”, alla ricerca di un futuro per lei e per Nassim, la nipotina di quattro anni.
Da questa storia vera è nato “Occident Express”, spettacolo che ha aperto la Stagione di Prosa 2018/2019 del Donizetti nella serata di giovedì 15 novembre. Testo di Stefano Massini, interpretazione magistrale Ottavia Piccolo. I due, giunti ormai alla settima collaborazione teatrale, hanno arricchito il loro lavoro della presenza di Enrico Fink, maestro compositore delle musiche di scena.
<br clear=all>
Quello della Piccolo non è stato un viaggio in solitaria, con lei sul palco i musicisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo a scandire i centoottanta giorni di cammino verso una vita migliore.
Una scenografia spoglia ed essenziale, riempita dalla musica e dal racconto di Haifa. Suoni e parole, un binomio perfetto ed inscindibile. Rabbia, dolore, paura, gioia: la platea del Creberg ha provato tutte queste emozioni, una dietro l’altra.
Abbiamo gioito quando Haifa è riuscita a salire sul treno in corsa, nonostante l’età, abbiamo esultato quando lei ha scelto di vivere e di non lasciarsi andare, abbiamo avuto paura quando i soldati stavano per accorgersi della presenza della donna e della nipotina, abbiamo pianto quando alcuni compagni di viaggio non ce l’hanno fatta. Anche noi abbiamo sentito la fatica di un’odissea interminabile. Il cuore si è stretto attorno alle sorti di Haifa, che pur di non morire ha camminato nel fango e sotto il sole rovente, senza alcuna certezza di arrivare a destinazione.
<br clear=all>
La storia di Haifa deve essere raccontata ed è giusto e sacrosanto farlo a teatro con la lingua del teatro perché dopo un’ora e quaranta minuti di spettacolo, lo spettatore non è più l’uomo di prima. Ma è un uomo che si è fermato, e dopo aver ascoltato, ha dentro di sé qualcosa in più. Un po’ come quando si parte per un lungo viaggio e si ritorna cambiati. “Occident Express” è una finestra spalancata contro l’indifferenza, manteniamola aperta.
<br clear=all>
foto di Alessandro Botticelli