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Irlanda, quando l’intimo indossato diventa consenso per lo stupro

“Guardate il modo in cui era vestita. Indossava un perizoma con il davanti in pizzo.”

Nella cittadina di Cork, in Irlanda pochi giorni fa sono iniziate le proteste a seguito di un caso eclatante durante un’udienza in tribunale. Il caso che si stava discutendo era chiaro, una giovane ragazza minorenne accusava un uomo di 27 anni di averla stuprata.

Per quanto l’accusa sia relativa ad un grave fatto, si rivelava esser una tranquilla seduta giudiziaria che è stata, invece, ribaltata molto velocemente dall’avvocato, donna, del difensore.Durante l’udienza infatti ha difeso l’uomo accusato di stupro affermando che “You have to look at the way she was dressed. She was wearing a thong with a lace front.”, ossia “Guardate il modo in cui era vestita. Indossava un perizoma con il davanti in pizzo “. E l’uomo è stato assolto.

Questa sarebbe la colpa della minorenne, che da vittima diventa colei che ha istigato la violenza subita in quanto indossava intimo ritenuto troppo sexy. Le critiche ovviamente non sono mancate, tanto che nel corso dei giorni sono state organizzate delle proteste nei confronti di un sistema che giudica le vittime di stupro sulla basa di come fossero vestite, giustificando quindi lo stupro come conseguenza dei propri indumenti.

Il clamore mediatico in Irlanda è stato tale che la vicenda è arrivata anche in Parlamento, dove la politica Ruth Coppinger ha mostrato un tanga in pizzo durante una seduta parlamentare, domandandosi per quale motivo la politica non si sia ancora mossa per eliminare gli stereotipi sugli stupri durante i processi e come il governo debba agire nei confronti delle future vittime. L’opinione pubblica stessa delinea come sia inconcepibile vivere in un sistema dove sono le vittime ad essere accusate durante i processi in cui si parla di stupro.

L’indignazione non è sorta solo per le strade del paese e in sede parlamentare, bensì anche sul web è nata l’esigenza di contrastare questa realtà attraverso l’hashtag #ThisIsNotConsent dove le donne di tutta la nazione postano foto in cui mostrano la propria biancheria intima, per affermare l’idea che indossare un perizoma non è un atto scandaloso e non è sinonimo di violenza sessuale.


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#thisisnotconsent

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