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Reddito di cittadinanza e stranieri, “una sentenza bergamasca complica i piani al governo”

Nel dicembre 2017 ventiquattro mamme di nazionalità diverse si erano viste riconoscere dal Tribunale il diritto al "premio alla nascita". L'avvocato Guariso (Asgi): "Vi spiego il nesso e perché farà scuola"

Un caso di giurisprudenza tutto bergamasco che, secondo l’avvocato Alberto Guariso dell’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI), rappresenta un precedente destinato a complicare i piani del governo sul reddito di cittadinanza.

Il caso risale al primo dicembre 2017, quando ventiquattro mamme provenienti da nazioni diverse, ma tutte residenti in provincia di Bergamo, si erano viste riconoscere dal Tribunale il diritto al “premio alla nascita”, così era definito il ‘bonus’ di 800 euro previsto dalla Finanziaria dell’anno precedente.

Le cittadine straniere, sostenute dalla Cgil di Bergamo, dal Patronato Inca Cgil provinciale e assistite dagli avvocati Guariso e Ilaria Traina, avevano depositato ricorso il 5 settembre per “accertare il carattere discriminatorio della condotta dell’Inps“, consistita nell’avere negato alle ricorrenti il premio alla nascita, ovvero impedito l’accesso alla procedura telematica volta a richiedere il servizio.

Secondo il Tribunale di Bergamo, l’esclusione contrastava non solo con la legge italiana, ma anche con una direttiva dell’Unione Europea che garantisce la parità di trattamento nell’accesso alle prestazioni di maternità a tutti i migranti titolari di un permesso per famiglia o per lavoro.

Successivamente le sentenze dello stesso tipo si sono moltiplicate, e molte mamme con permesso di soggiorno per famiglia o lavoro si sono viste riconoscere sia il premio alla nascita sia il bonus bebe di 80 euro mensili, nonostante la legge italiana le escluda dal diritto.

Già, ma che c’entra con il reddito di cittadinanza agli stranieri? “C’entra, perché applicando lo stesso criterio il reddito di cittadinanza dovrebbe essere esteso non solo agli stranieri con permesso di lungo soggiorno, ma anche agli stranieri con permesso breve per famiglia o lavoro”, commenta l’avvocato Guariso.

In realtà sul punto il Governo sembra ancora incerto: inizialmente si era parlato di un’esclusione per tutti gli stranieri, poi di una prestazione rivolta a italiani e stranieri ma condizionata a 10 anni di residenza in Italia (cosa che avrebbe escluso comunque molti stranieri) poi di un’ipotesi di soli 5 anni di residenza, presumibilmente per non incorrere nelle censure della Corte costituzionale che proprio quest’anno ha dichiarato incostituzionali norme che prevedevano requisiti decennali (sentenze 106 e 166 del 2018).

“Le prestazioni che rispondono a bisogni essenziali della persona non possono essere soggette a limitazioni di alcun genere, né per la cittadinanza, né per titolo di soggiorno né per durata della residenza – spiega l’avvocato -. La Corte costituzionale lo ha affermato ripetutamente, facendo riferimento a tutte le prestazioni destinate a far fronte al sostentamento della persona”. Se finora si è trattato di sentenze riferite soprattutto alle prestazioni di invalidità, “lo stesso principio non può che essere applicato anche a una prestazione rivolta a far uscire molte famiglie dalla condizione di povertà – aggiunge -. E comunque, anche se il reddito non venisse configurato come risposta a bisogni primari della persona, non potrebbe essere negato agli stranieri per i quali le direttive europee prevedono parità di trattamento in tutte le prestazioni”. Pena: migliaia di potenziali ricorsi.

Secondo una recente indagine del Sole 24Ore, sarebbero 25.900 le famiglie interessate al reddito di cittadinanza in provincia di Bergamo, il 5,6% di quelle presenti sul territorio. Stando a quanto annunciato dal M5S potranno beneficiarne quelle con Isee fino a 9.360 euro, anche se i criteri potrebbero essere ancora rivisti. Un numero, tenendo conto degli stranieri, destinato senz’altro ad aumentare.

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