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Redditi di cittadinanza: “Pochi a Bergamo? Quei dati non fotografano tutta la realtà”

Il segretario provinciale: "Un conto è parlare dell'asse industrializzato, quello che sorge lungo l'autostrada A4, un conto delle valli e dei paesi di montagna"

In provincia di Bergamo solo il 5,6% delle famiglie è interessato al reddito di cittadinanza: 25.900 in tutto, su un totale di circa 467mila presenti sul territorio (leggi qui). A dirlo è la classifica stilata dal Sole 24Ore relativa alla presenza, nelle varie province italiane, di famiglie con Isee ordinario inferiore ai 9mila euro (secondo quanto annunciato dal M5S saranno le famiglie con Isee fino a 9.360 euro ad aver diritto al reddito di cittadinanza, ma i criteri potrebbero essere ancora rivisti). La classifica vede Bergamo al 100° posto su 110 province. Il nostro territorio – in percentuale – risulta quindi tra quelli con le famiglie indigenti meno numerose. Ne abbiamo parlato con Francesco Corna, segretario provinciale della Cisl Bergamo.

Corna, come interpreta il dato del Sole 24Ore? In Bergamasca sono davvero così pochi i poveri?

La nostra è una provincia avanzata, ma anche da noi ci sono notevoli differenze. Un conto è parlare dell’asse industrializzato, quello che sorge lungo l’autostrada A4, un conto delle valli e dei paesi di montagna.

Ci aiuta a fare un po’ di chiarezza?

L’indicatore Isee tiene conto in maniera significativa degli immobili, e gli immobili danno reddito. In una provincia come la nostra, dove sono di proprietà e registrati, incidono diversamente rispetto ad altre zone del Paese dove la situazione è ben diversa.

Ci fa un esempio?

In particolar modo nelle valli non è difficile ereditare case di modesto valore, ma che dal punto di vista dell’Isee incidono. Una famiglia che vive con un immobile da ottantamila euro, composta da quattro persone e con venticinquemila euro lordi di reddito sarebbe fuori dall’indicatore. Non stiamo parlando di persone ricche.

Il reddito di cittadinanza, secondo lei, andrebbe quindi pensato diversamente?

Così come è stato studiato non risolve il problema della povertà. Ogni misura andrebbe calibrata in base alle esigenze dei territori.

Qual è la vostra soluzione?

Puntare sulle infrastrutture e su investimenti in grado di creare lavoro stabile, non su un semplice sussidio. Se non si investe in infrastrutture non si crea occupazione. Sono in ballo migliaia di posti di lavoro e diversi miliardi di euro che avrebbero una ricaduta positiva sull’economia provinciale.

Qual è il tasso di disoccupazione in Bergamasca?

Gli ultimi dati sono incoraggianti e parlano di valori simili a quelli pre-crisi, ma è ora di rilanciare. Gli investimenti privati seguono investimenti pubblici su infrastrutture che garantiscono spostamenti veloci. Il caso di Amazon, che ha investito grazie alla Bre-Be-Mi, è lampante.

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