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Alta valbrembana

Foppolo, chiuso il primo filone d’inchiesta: 17 indagati

Ben 44 i capi di imputazione contestati a vario titolo

Si è ufficialmente chiuso il primo filone dell’inchiesta Foppolo. Sono 17 gli indagati e 44 i capi d’imputazione contestati a vario titolo: si va dall’associazione per delinquere alla bancarotta fraudolenta, concussione, corruzione, turbativa d’asta, truffa, falso, abuso d’ufficio, tentata estorsione e lesioni. Per tutti l’accusa è quella di avere commesso delitti finalizzati alla gestione privatistica del comprensorio dell’alta Valle Brembana.

Nel registro del pubblico ministero Gianluigi Dettori – titolare delle indagini – figurano l’ex sindaco di Foppolo Giuseppe Berera, l’ex primo cittadino di Valleve Santo Cattaneo, quello di Carona Giovanni Alberto Bianchi e l’allora vice Mauro Arioli. Ma anche gli imprenditori Sergio Lima e Giancarlo Montini, il direttore della Brembo Super Ski Vittorio Salusso, la moglie di Berera Roberta Valota, i fratelli ingegneri Andrea e Giovanni Semperboni, l’ex segretario comunale Saverio De Vuono, l’ex impiegata del Comune Luisa Piredda, il consulente della Graffer Antonino Ditto e l’amministratore Riccardo Tomasi. Infine il legale rappresentante della Calcan Alberto Boselli, Mauro Bertelli ed Elena Zaccarini.

Un’inchiesta complessa quella su Foppolo, che passo dopo passo ha svelato uno scenario inimmaginabile l’8 luglio 2016, quando in seguito all’incendio doloso alle seggiovie Quarta Baita e Montebello scattarono le indagini della Procura.

Gli inquirenti hanno parlato di un vero e proprio “sodalizio” che “dominava incondizionatamente il territorio dell’alta Valle Brembana”, descrivendo in particolare modo quello formato da Berera e dal collega Cattaneo, entrambi ex amministratori della Brembo Super Ski, dichiarata fallita con istanza del tribunale il 24 febbraio 2017.

Secondo la procura il primo – promotore del sodalizio – e il secondo – gregario – avrebbero architettato un sistema per conseguire fondi pubblici in danno alla Regione Lombardia. Inoltre, avrebbero falsamente rendicontato spese e investimenti per un valore complessivo di circa 16 milioni e mezzo di euro, percependo indebitamente contributi regionali per oltre 3 milioni. Nel corso delle indagini è anche emerso un trasferimento di circa 700 mila euro dalla Brembo Ski a una società di Hong Kong per una presunta attività di ricerca di investitori asiatici. “Una gestione domestica e spregiudicata – riportano le carte dell’inchiesta – al fine di accentrare nei suoi esponenti il controllo economico e politico del territorio”.

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