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A capofitto lungo il Gran Canyon bergamasco: la Via Mala e le celebri cascate di ghiaccio foto

Nuova puntata del tour fra i punti più misteriosi di Bergamo e provincia che oggi fa tappa in uno dei luoghi più affascinanti della Val di Scalve

Quando d’inverno nevica e le strade sono ghiacciate, la voce degli automobilisti spazientiti ed il cigolare dei mezzi spalaneve si erge come un coro unanime.

Poco importa se poco dopo ci si trova di fronte ad una strada ripulita oppure se si ci si trova su di un valico alpino occorre attendere la primavera per poter tornare a transitare in sicurezza, tutto ciò non basta perché la neve è e rimane un problema per i fruitori delle reti viarie.

Questo non era il caso della Via Mala, oggi strada statale 294 che collega la Valle di Scalve con la Val Camonica di cui rimane poco o nulla della carreggiata originaria, una strada piena di insidi, ma che d’inverno poteva mostrarsi in tutto il proprio splendore.

L’antica via di comunicazione che lega Schilpario a Darfo Boario Terme nasce con ogni probabilità in epoca preistorica, quando le popolazioni abitanti le due valli lombarde scendevano d’inverno lungo gli orridi del fiume Dezzo a dorso di slitte, come alcuni solchi nella roccia ancora oggi dimostrano.

L’economia mineraria, da sempre alla base della ricchezza della Val di Scalve, ed il legame indissolubile con la Val Camonica, luogo dove venivano commerciati la maggior parte dei prodotti scalvini, rese necessaria la costruzione di un sentiero che collegasse i due luoghi e di esso esistono testimonianze anche in epoca romana.

Con il proseguo dei secoli la mulattiera è divenuta  sempre maggiormente utilizzata da contadini e montanari che, con una media di cinquanta al giorno e cento muli ad essi annessi, sfidavano gli strapiombi della valle del Dezzo, nonostante ciò con il passare del tempo la situazione non migliorò e con essa la reputazione della strada che, con crolli di masse d’estate e valanghe d’inverno, spesso bloccava il collegamento fra le due valli orobiche.

La pericolosità mostrata dalla Via Mala divenne terreno fertile per la nascita di una leggenda che raccontava come  transitando lungo la direttiva, i passanti potessero sentire i lamenti di chi era finito fuori strada, una pericolosità che dopo secoli di sentieri sterrati, i comuni decidessero di costruire una strada vera e propria adatta ai carretti in transito.

La moderna via, il cui nome deriva da un’arteria svizzera dalle caratteristiche simili, fu scavata nella roccia fra il 1862 e 1865 a spese dei comuni delle valli interessate che, a causa dei costi ingenti, si dovettero indebitare parecchio, nonostante ciò il percorso rimase comunque un tracciato adatto a pochi temerari che decidessero di tentar la fortuna transitando lungo una carreggiata larga pochi metri, sovrasta da cascate d’inverno ghiacciate che hanno fatto della via un monumento naturale.

Con l’arrivo del boom economico di metà Novecento gli abitanti dei comuni adiacenti alla via insorsero ancora una volta ed ottennero la costruzione di paravalanghe e nuove gallerie che ponevano la strada in sicurezza.

Dopo questa ultima svolta l’antica strada ha perso sempre più valore ed oggi si trova in uno stato di abbandono, perdendo gradualmente il fascino che un tempo l’aveva contraddistinta, nonostante ciò gli orridi del Dezzo e le cascate di ghiaccio rimangono ancora alla mercé degli amanti dell’avventura e di chi, con un po’ di coraggio, vuole ancora ammirare la bellezza del Gran Canyon in salsa bergamasca.

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