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Marcorè e GnuQuartet nel segno di De Andrè: “Quando i Muse ci chiesero l’autografo”

L’attore marchigiano sabato 10 novembre a Bergamo con lo spettacolo “come se..”. Sul palco con lui l’apprezzato quartetto di musicisti

Sabato 10 novembre, Neri Marcorè, attore marchigiano di successo, porterà a Bergamo la musica di Fabrizio De Andrè, con lo spettacolo “Come una specie di sorriso”. Marcorè, questa volta in veste di cantante e chitarrista, non sarà solo sul palco del Teatro Creberg. Con lui il GnuQuartet, quartetto di musicisti eclettici che nel corso di dieci anni hanno saputo spaziare dalla musica cantautorale di De Andrè, di Cristicchi e Fabi, al rock degli Afterhours e dei Muse, e molti altri ancora.

Del resto, gli elementi preannunciano un repertorio ricco di generi: Francesca Rapetti al flauto, Roberto Izzo al violino, Raffaele Rebaudengo alla viola e Stefano Cabrera al cello. È proprio il maestro Cabrera, violoncellista e arrangiatore, che con straordinaria abilità ha saputo adattare brani di genere pop, folk o rock ad un quartetto di insolita formazione. Bergamonews lo ha incontrato per parlare dello spettacolo in vita dell’imminente debutto bergamasco.

Quattro genovesi che suonano De Andrè. Chi è per voi Fabrizio?

Sicuramente Faber è il nostro punto di partenza. Agli inizi della nostra storia, quasi tredici anni fa, la PFM ci invitò al Teatro Nazionale in occasione del compleanno di Fabrizio. Quella data ha sancito la nascita del GnuQuartet e il nostro legame con De Andrè. In quel concerto suonammo “Le acciughe fanno il pallone”, riarrangiato per il nostro quartetto. Da allora questo brano ci accompagna nei concerti, diventato ormai uno dei nostri cavalli di battaglia. Nel 2008 abbiamo così deciso di fare un albume interamente dedicato a Faber. Ecco perché lui è un pilastro fondamentale della nostra storia.

Come è nata la collaborazione con Marcorè?

Il nostro legame è nato proprio a Genova. Nel 2012 con “Eretici e corsari”, spettacolo in cui Marcorè metteva in scena un ipotetico dialogo tra Giorgio Gaber e Pasolini, siamo stati in tournée per tre mesi. Da questa bellissima esperienza è iniziata la una grande amicizia e una collaborazione che continua ancora oggi. Tre anni fa, è germogliata l’idea di uno spettacolo dedicato a Faber, progetto che è venuto alla luce dapprima come concerto con orchestra sinfonica, al Teatro Regio di Parma, e poi con quartetto e band, come sarà al Creberg di Bergamo.

Non è facile cantare De Andrè, tanto meno dare nuova veste alle sue canzoni. Che lavoro ha svolto sui brani?

Noi partiamo sicuramente da una posizione di vantaggio. Siamo un quartetto di strumenti classici, per cui abbiamo a disposizione una tavola di colori molto ricca che ci permette di addentrarci nella vasta produzione deandreiana. In passato, ho avuto il privilegio di esibirmi e confrontarmi con Piero Milesi, orchestratore di “Anime salve”. Da qui il rispetto per chi ha operato in precedenza, senza rinunciare ad una lettura dei brani dal nostro punto di vista. La bravura di Neri è un altro punto a nostro favore, è fantastico. Tra noi c’è armonia in tutti i sensi, musicale e personale.

Flauto, violino, viola e cello. È difficile trovare musica per un quartetto così alternativo.

Si è vero. È stata scritta moltissima musica per il quartetto classico – violino primo e secondo, viola e violoncello, il principe della musica da camera. Mentre c’è pochissima letteratura per la nostra formazione. Ci siamo dovuti inventare la nostra musica, anche sfruttando la possibilità del bitbox del flauto come elemento ritmico. Abbiamo creato un suono completamente nostro con partiture su misura.

Il titolo del vostro spettacolo è una citazione de “Il pescatore”, brano storico già riarrangiato dalla PFM e molti altri. Come “Il pescatore” secondo GnuQuartet e Neri Marcorè?

Il nostro pescatore è vicino alla versione della PFM, anche in virtù del nostro legame con Lucio Fabbri, l’attuale violinista. Inoltre, per la nostra generazione, violinisti come Fabbri e ovviamente, Mauro Pagani sono il punto di arrivo, sono il lato rock del violino. Il nostro pescatore non poteva che essere in linea con questo.

Non solo Neri Marcorè. Negli anni avete collaborati con altri grandi come Niccolo Fabi, Simone Cristicchi, e molti altri. Vi ha voluti anche Manuel Agnelli: cosa ricorda di questa collaborazione?

È un ricordo bellissimo. La collaborazione con gli Afterhours è nata in occasione di un concerto per il primo maggio, a Roma. Dopodichè abbiamo fatto un tour nei più belli teatri italiani. Questa tournée con gli Afterhours è stata una grande lezione di rock per noi, ci ha arricchito.

Nel 2019 torneranno in Italia i Muse, band molto amata dal Gnuquartet. Avete qualcosa in programma?

È molto difficile riuscire ad avere un contatto con loro. Noi siamo stati fortunati ad incontrarli in passato: eravamo vicini di camerino e – nonostante tutta la sicurezza – quando sentirono che stavamo accennando le note di “New Born”, entrarono nel nostro camerino. Il primo cd omaggio del nostro cd a loro dedicato è andato proprio ai Muse, che hanno pure voluto il nostro autografo. È stato un momento indimenticabile.