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Ddl Pillon, Bergamo dice no: "Rende la separazione ancora più dolorosa" - BergamoNews
Avvocato federica tucci

Ddl Pillon, Bergamo dice no: “Rende la separazione ancora più dolorosa”

Abbiamo intervistato l'avvocato Federica Tucci per conoscere di più su questo discusso e controverso Disegno di Legge

Il disegno di legge del senatore leghista Pillon sull’affido condiviso dei figli e il loro mantenimento continua a far discutere a livello nazionale e locale.

Sabato 10 novembre in tutta Italia si svolgeranno manifestazioni contro il ddl per quella che potrebbe essere la prima, grande dimostrazione popolare contro un provvedimento del governo giallo-verde. E Bergamo non sarà da meno.

Il movimento “Non una di meno Bergamo” e altre 30 e più associazioni e organizzazioni bergamasche hanno intrapreso una campagna provinciale per il ritiro del disegno di legge, che si è aperta con una partecipatissima assemblea pubblica il 22 ottobre e che ora sta proseguendo con l’invio a tutti i Consigli Comunali della città e della provincia di una lettera in cui le associazioni chiedono l’approvazione di una mozione con cui i Comuni sostengano il ritiro del Disegno di legge.

Abbiamo intervistato l’avvocato di Bergamo Federica Tucci, dell’associazione Fior di Loto contro la violenza e il maltrattamento sulle donne, per conoscere di più su questo discusso e controverso Disegno di Legge.

Avvocato, cosa prevede il ddl Pillon?

Il ddl introduce la “bigenitorialità perfetta”: in caso di separazione di una coppia, il mantenimento dei figli, il loro affido, e di conseguenza i costi (con la conseguente abolizione dell’assegno di mantenimento) e il tempo passato con loro, devono essere equamente divisi tra padre e madre: è previsto, infatti, che “indipendentemente dai rapporti intercorrenti tra i due genitori”, il tempo trascorso con i figli minori debba essere equamente diviso. Cardine del disegno di legge Pillon è l’introduzione della mediazione familiare obbligatoria: l’articolo 7 stabilisce, infatti, per le coppie con figli che decidono di separarsi il ricorso obbligatorio a un mediatore che li aiuti a trovare un accordo nell’interesse dei minori.

Perché ne viene chiesto il ritiro?

Perché se approvato porterebbe il nostro Paese indietro di secoli, in pieno Medioevo, nel senso più deleterio del termine. Cancellerebbe tutto quello che è stato fatto fino ad’ora: infatti, la decisione di rendere obbligatoria la mediazione familiare, pone uno stigma sulla separazione e sul divorzio che non si vedeva dal maggio del ’74 con il referendum abrogativo sul divorzio. Pone un giudizio radicale sulla scelta individuale e sulla libertà personale di scegliere di separarsi: è come se venissero messi in dubbio la capacità decisionale e il difficile percorso che affronta una coppia fino a decidere di divorziare. È giusto l’intervento di un consulente matrimoniale, ma non può essere in alcun modo obbligatorio perché non solo comporta un prolungamento della pratica, con il conseguente aumento delle spese a carico delle parti, ma anche il contenzioso. Infatti, invece cercare di appianare la conflittualità, questa obbligatorietà fa solamente potenziare il conflitto, alimentato anche dal fatto che il disegno di Legge prevederebbe la facoltà da parte dell’ex coniuge di entrare nel merito delle nuove frequentazioni ed impedire ai figli di frequentarle. Durante una separazione nessuno di noi dà il meglio di sé e bisogna cercare, con un lungo lavoro da parte delle parti, di trovare un accordo per cercar di far vivere il più serenamente possibile la separazione, specialmente da parte dei figli: quello che prevede il ddl Pillon (compreso anche la possibilità d’intervento da parte dei nonni) non fa altro che gettare benzina sul fuoco.

Tutta Italia si sta mobilitando contro il decreto e così anche Bergamo. Che significato ha l’adesione di così tante associazioni?

Chi si oppone sono tutte quelle associazioni che si occupano di famiglia, donne, minori, violenza… Questo fa capire l’entità di quello che potrebbe avvenire se il ddl Pillon diventasse legge. È un decreto basato sull’obbligo di fare quello che non si vuole, sulla sistematica volontà di andare contro la libertà di scelta. La bigenitorialià, ad esempio, in caso di violenza domestica, obbliga un figlio a stare per forza con il genitore che ha commesso violenza sull’ex coniuge e, di conseguenza, potrebbe, in potenza, risultarne compromessa la tutela del minore. Va contro tutto il lungo lavoro di conquista, di protezione, cautela e accordi che è stato conquistato in questi anni in ambito di separazione e divorzio: è discriminatorio dal momento che esclude i figli non nati nel matrimonio ed è a sfavore delle donne, specialmente di quelle che non lavorano.

Pillon ha detto che questo ddl è importante per impedire che i padri vengano relegati al ruolo di “genitore della domenica” o “papà-bancomat”. Come commenta?

Dico solo che non è con una legge, scritta molto male, in aggiunta, che si risolve questo problema, ma con un cambiamento culturale profondo. La Pillon prevede tutti automatismi, con schemi che da fuori sembrano semplificare la questione, ma in realtà impedisce di prendere provvedimenti tenendo conto di ogni singola persona e storia e toglie tutto il lungo e importante lavoro con le famiglie, fondamentale per accompagnare due persone durante il doloroso cammino della separazione.

Da avvocato e da donna, cosa si augura per il futuro?

Mi auguro che questo ddl venga ritirato perché ci porterebbe solo indietro di secoli, cancellando tutti i passi da gigante che sono stati compiuti. La separazione è molto dolorosa per una persona, perché prolungare la sofferenza quando si può evitare o, almeno, arginare? In nome di principi astratti abbandoniamo del tutto la storia personale di ciascuno, trattando ogni caso come se ci trovassimo davanti a delle caselle da riempire. E questo non deve essere il nostro mestiere.

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