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1969 e Led Zeppelin I: uno degli esordi più influenti e i più spiazzanti del rock - BergamoNews

Musica

Gli anni d'oro del rock

1969 e Led Zeppelin I: uno degli esordi più influenti e i più spiazzanti del rock

È l’anno del raduno più famoso di sempre, Woodstock e di quello più tragico, Altamont. Dell’evento clou per la generazione del flower power, ma anche della disillusione, della fine del sogno hippy. Nell’arco di pochi mesi si passa da “3 days of peace & music” al “giorno più nero della storia del rock”

Per consentire una migliore lettura, abbiamo deciso di non inserire in un solo articolo i 5 dischi selezionati, ma di proporre un pezzo per ognuno. Siamo al 1969: anno d’oro del rock. E al primo grande lp.

Tanti gli eventi da ricordare nel 1969. L’uomo sbarca sulla luna (vero o illusione cinematografica?); muore Jack Kerouac, padre della Beat generation; a New York si tiene una marcia per la pace in Vietnam, partecipano migliaia di persone; esce nelle sale “Easy rider”, sorta di manifesto della cultura hippy; in Italia hanno inizio gli anni di piombo con la strage di Piazza Fontana a Milano.

Altro anno epocale per il rock. È l’anno del raduno più famoso di sempre, Woodstock e di quello più tragico, Altamont. Dell’evento clou per la generazione del flower power, ma anche della disillusione, della fine del sogno hippy. Nell’arco di pochi mesi si passa da “3 days of peace & music” al “giorno più nero della storia del rock”, nel quale uno spettatore viene ucciso dal servizio d’ordine. Peace and love… and death.

La musica risente di questa atmosfera; c’è poco spazio per la leggerezza, la spensieratezza. Le menti si fanno più contorte; le droghe più pesanti. I suoni più duri e cupi; ma la musica è ancora splendida. Se gli Stones arrivano a sanguinare, i Beatles attraversano le strisce per l’ultimo capolavoro. I Led Zeppelin danno fuoco al loro dirigibile, i King Crimson schizzano verso il 21° secolo, gli Who si danno al bigliardino. E inventano nuovi generi: l’hard, il progressive e l’opera rock.

12 gennaio – Led Zeppelin I (Led Zeppelin)

led zeppelin

I Led Zeppelin sono stati uno dei gruppi più famosi e famigerati di ogni epoca. Hanno trasportato la musica dei ’60 negli anni ’70. Incassi sbalorditivi ad ogni concerto; record di vendita per ognuno dei 10 lavori pubblicati; senza contare le molte uscite postume, anch’esse vendute in milioni di copie. Il perché di tanto successo è presto detto. Album bellissimi; musica potente ma anche sognante. Un’immagine mitologica, contornata da leggende pruriginose e demoniache. Una coerenza mai riscontrata nel circo del rock. Ogni album diverso dal precedente, quando avrebbero potuto pubblicare ad libitum dischi fotocopia dei primi due e forse le vendite ne avrebbero anche beneficiato.

A “fossura“, nel 1980 muore il batterista in seguito all’ingestione di 40 shots di succo d’arancia e vodka. La band avrebbe potuto tranquillamente trovare un sostituto e continuare a mietere
successi; ma “Il Martello degli Dei” era assolutamente unico; e la band si scioglie per sempre. Chapeau!

I Led Zeppelin si formano nel 1968 dalle ceneri degli Yardbirds, da cui proviene il sulfureo Jimmy Page. È un chitarrista geniale, innamorato del blues. A lui si aggiungono Robert Plant, cantante dall’aspetto demoniaco ed angelico al contempo; il professore, John Paul Jones, bassista e tastierista e il martello degli Dei, John Bohnam, alla batteria. Anche se gli unici ad avere esperienza sul campo sono il chitarrista e il bassista, l’unione dei quattro sprigiona una forza fino ad allora mai vista.

Partendo dalle radici del blues, portano la lezione dei Cream ancora oltre, fino a creare un nuovo genere: l’hard rock. La loro musica è un uragano fatto di riff di chitarra roboanti, di batteria e basso come rulli compressori e di una voce altissima e meravigliosa. Ma non sono solo potenti; sanno essere anche eleganti e delicati, con brani folk e ballate dolcissime.

Il loro album d’esordio (L.Z. I) è uno degli esordi più influenti e i più spiazzanti del rock. Contiene brani appartenenti a generi differenti; si va dal blues classico, al folk, al beat psichedelico, all’hard. Arriva direttamente dal decennio dopo. Per molti è un pugno nello stomaco. Sin dalla copertina. Un’immagine epocale del disastro del 1937 in cui il dirigibile Zeppelin LZ 129 Hindenburg prese fuoco, tentando di attraccare ad un pilone di ormeggio. Il messaggio al mondo del rock non lascia scampo. La musica degli Zeppelin sarà di acciaio e fuoco.

Il disco si apre con “Good times, bad times”; un pezzo molto energico in cui spiccano la chitarra di Page e la forza ritmica della band. Ottimo inizio. Segue “Babe I’m gonna leave you”, una meravigliosa ballata tradizionale rielaborata dal genio di Page, che la rende immortale. Parte con un arpeggio sospeso nel tempo e si trasforma in un’onda di suoni; basso, batteria, chitarre che si sdoppiano ed una voce che si estende all’infinito. Capolavoro.

Poi il primo tributo a Willie Dixon, “You shook me”. Un blues lancinante in cui armonica, batteria, basso e chitarra accompagnano una strepitosa performance vocale del boccoluto frontman. Assolo di Page da incorniciare. La prima facciata si chiude con un brano mastodontico: “Dazed and confused”. Dal vivo assumerà ulteriore spessore, dando sfogo alle velleità solistiche dei membri
della band. Basso ad indicare la via; poi chitarra e voce si fanno strada. Quando partono le mazzate di drumming siamo già nella mitologia che accompagnerà la carriera dei Led Zeppelin. Un colosso dell’improvvisazione.

Girando il disco incontriamo “Your time is gonna come” . Un organo introduce ad una melodia molto beat; puro flower power passato nella centrifuga degli Zeppelin.

Spazzate le nuvole ci appare “Black mountain side”; un meraviglioso esercizio per chitarra acustica e percussioni; altro pezzo fricchettone. Con “Communication Breakdown” invece siamo in pieno hard; riff di chitarra bello tosto, doppiato dal basso. Voce sbiascicata e tagliente, che non conosce limiti. Assolo di Page ad infiammare il tutto. 2 minuti e 30 che spaccano veramente.

Poi l’amore per il blues classico ha ancora il sopravvento; altro tributo a Dixon: “I can’t quit you baby”. A questi quattro non gli si può insegnare nulla; sanno già come muoversi. Tempo perfetto; solos impeccabili; groove a tonnellate. Si chiude un album spettacolare con “How many more times”. Un pezzo molto acido. Basso a dettare il passo; poi entrano chitarra e batteria ed il riff si fa ancora più corposo. La voce è potente e delicata al contempo. Cambi di ritmo e di atmosfera. Blues, bolero, psichedelia; tutto in uno. Il chitarrista poi estrae l’archetto e fa sanguinare il suo
strumento. Non poteva esserci una chiusura più evocativa. Grandissimo pezzo.

https://www.youtube.com/watch?v=fODt3iBXNv4

Un album da macinare a volume alto, quando i vicini sono in vacanza. Da avere in tutte le forme; da cantare a squarciagola, imbracciando una bella scopa di saggina. Nove pallini su otto. Se poi non vi piace: do ut des; vi do i soldi indietro e mi porto via un’altra copia, che male non fa. L’ennesima pietra miliare; un disco da conservare nel celofante, nel gabebus di famiglia; una vera spada di dama, da quel momento il rock non è stato più lo stesso.

In precedenza

1) i migliori anni del rock – 1966
2) i migliori anni del rock – 1967
3) i migliori anni del rock – 1968

Bibliografia

“Da Abbey road a Woodstock”, R. Bertoncelli, Giunti ed., 2009
“La storia del rock”, Ezio Guaitamacchi, Hoepli ed., 2014
“Il dizionario pop rock”, E. Gentile e A. Tonti, Zanichelli ed., 2015
“Enciclopedia del rock”,vol. 6, aavv, Arcana ed., 2005
“ Whole lotta love”, J. Bream, ed. RCS, 2016

Anche nel ’69 tanti sono stati i dischi notevoli; mi è toccato escludere: l’esordio omonimo dei Santana e degli Allman Brothers Band; “Stand up” (Jethro Tull); “Beck-Ola” (Jeff Beck); “With a little help from my friends” (Joe Cocker); “Happy Trails” (Quicksilver Messanger Service); “Bayou country“, “Green river”, “Willy and the poor boys” dei Creedence Clearwater Revival”; “Arthur or the decline…” (The Kinks); “Goodbye” (Cream); “Stonedhenge ” (Ten Years After); “Deep Purple” (Deep Purple); “Aoxomoxoa” (Grateful Dead); “On the threshold of a dream” (Moody Blues); “The
family that plays together” (Spirit); “Blood, Sweat & Tears” (Blood, Sweat & Tears); Led Zeppelin II (Led Zeppelin).

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