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La zampata del Panterone: Atalanta, non solo tiri Mancini

Si sblocca Zapata, in gol in campionato dopo sei mesi di digiuno. E l'Atalanta guadagna la parte sinistra della classifica

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Ci voleva una zampata del Panterone. Per realizzare la prima rimonta atalantina con vittoria eh sì, Duvàn Zapata, l’acquisto più caro (26 milioni di euro) nei 111 anni di storia del club nerazzurro.

Non è, non sarà comunque come il suo connazionale Ivan René Valenciano, passato tristemente alla storia nella stagione 1992-93 più per le lattine di Coca Cola consumate, a Bergamo, che per i gol (zero). Il colombiano Zapata torna al gol in campionato dopo sei mesi e mezzo, ultima rete il 18 aprile con la maglia della Sampdoria e sempre contro il Bologna, gol vincente anche allora dopo essere entrato nel secondo tempo. Non diventerà un’abitudine, la panchina, probabilmente questo gli consentirà di ritrovare una maglia da titolare, ma soprattutto ha permesso all’Atalanta di ribaltare una partita strana e infilare la terza vittoria consecutiva (con dieci reti in tre partite), altra impresa che non accadeva sempre dall’aprile scorso, anche allora vittoria sul Bologna (1-0), sul Verona (5-0) e sulla Udinese (2-0).

Dicevamo partita strana, perché poteva andare molto peggio. Atalanta sotto di un gol dpopo appena 3′, cioè il film ideale per spianare la vittoria a Pippo Inzaghi e ai suoi velocisti del contropiede, Palacio in testa. E in effetti il Bologna si è tirato indietro nella propria metà campo, come avrebbero fatto altre squadre, un po’ per scelta e un po’ perché pressato da un’Atalanta padrona sì del gioco ma non altrettanto lucida nelle conclusioni. Colpa anche di un Barrow troppo leggero e evanescente e (anche) di un Gomez poco efficace in zona tiro. L’unico pericoloso, ma molto controllato, era ancora una volta Ilicic, salvo qualche iniziativa dei difensori. Mentre il Bologna rischiava e sfiorava un paio di volte il raddoppio, sbagliando con Palacio o fermato dai recuperi prodigiosi di Palomino. Quindi un primo tempo da brividi. Gasperini si decideva a cambiare Barrow con Zapata e l’attacco prendeva ben altra fisionomia, con il colombiano più pesante in tutti i sensi, per presenza e contributo al tiro.

Applausi a Mancini, ancora goleador per il pareggio e allo stesso Zapata per il raddoppio, a Berisha (c’è di nuovo anche lui, eh sì) per un salvataggio decisivo ancora su Palacio.

Saranno stati anche due rimpalli a procurare le due reti nerazzurre, come li ha definiti Inzaghi, però quei due gol (ai suoi tempi) erano proprio tipici di Pippo, da rapinatore dell’area. Così ha fatto Mancini e poi Zapata, approfittando di palle vaganti nell’area bolognese.

Si può vincere anche così, senza segnare gol strabilianti ma trovando quella concretezza a volte latitante, però con un Ilicic ancora molto presente a suonare la carica per la rimonta e una difesa attenta a non sbilanciarsi e prestarsi troppo ai contropiede rossoblù.

Insomma, non sarà stata l’Atalanta più bella, ma la rimonta è segnale di carattere che nel primo tempo non s’era visto moltissimo, mentre nella ripresa la squadra ci ha creduto di più. E poi ha trovato per la prima volta anche il suo atteso bomber.

Non si è visto il Gomez che trascina la squadra con i suoi spunti, ma Gasperini ha ribadito: “Lui e Ilicic hanno un tasso tecnico di un’altra categoria e finchè non…stramazza a terra, il Papu non lo tolgo, perché in questo momento non ci sono alternative, dissipiamo i dubbi”.

Intanto i tre punti, che fanno nove nelle ultime tre partite, spingono l’Atalanta al decimo posto, nella parte sinistra della classifica. E danno tanto morale e tanta voglia di continuare così.

Non sarà semplice, almeno in casa perché a Bergamo sono in arrivo le big, l’Inter domenica prossima, poi vedremo Napoli, Lazio, Juve. Però… provaci ancora, Atalanta: senza paura in casa o fuori, a viso aperto, come sempre.

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