Lo sguardo di beppe

Il titolo della manovra? “Lento incedere a ritroso”

Credo di appartenere alla schiera, ormai nutrita, di coloro che sperano in un atto di responsabilità da parte del governo o di alcuni dei suoi membri, senza che diventi necessario un intervento della Presidenza della Repubblica per tutelare, come prevede la Costituzione, l'interesse legittimo dei cittadini.

“Lento incedere a ritroso”: sembra essere il titolo del DEF della nuova compagine governativa. Ai grandi annunci e ai pochi provvedimenti dei quali ancora non si sa molto, seguono smentite malamente giustificate o dei nulla di fatto volutamente lasciati cadere nel dimenticatoio. La memoria degli elettori è corta e se non si parla più dell’applicazione di un provvedimento annunciato lo scopo è raggiunto.

Cito, ad esempio, la cancellazione di alcune accise sui carburanti enfaticamente promessa da Salvini. Tutto passa sotto silenzio e viene lasciato nel deposito delle promesse dimenticate. “Mi recherò in procura a denunciare la manina”. La chiusura degli esercizi commerciali in nome del PIL della felicità familiare è un altro esempio di annuncio finito, per fortuna, nel nulla. Volete sapere qualcosa in più della quota cento? Sembrava un grande intervento per mandare in pensione un sacco di persone. In realtà, chi vorrà andare in pensione con quelle regole, perderà almeno il 20% della sua pensione. E che dire della TAP? “Non si farà, anzi si farà perché le penali son troppo alte.” Ma le penali non esistono.

Ci vorrebbe più serietà e meno spettacolo da parte dei governanti. E così, tra promesse e ormai chiara impossibilità a mantenerle se non in minima parte, il governo si trascina, in attesa di qualche miracolo che lo tolga dalle peste. Ora anche il padre fondatore dei 5 stelle viene smentito o liquidato con dei semplici: “È solo l’opinione di Beppe Grillo“.

Siamo avvezzi a queste procedure, preludi di successive riproposizioni del tema che Dio solo sa come verrà svolto. Sarebbe veramente tragica la situazione che vedesse il de-potenziamento dei poteri del Presidente della Repubblica, unica autorità di vigilanza, di garanzia e di equilibrio tra i poteri dello Stato e attento giudice di eventuali intemperanze e tentativi di scostamento dalla carta Costituzionale.

Vi immaginate che cosa succederebbe se ci trovassimo alla presidenza della Repubblica un comico? Se non fosse che la situazione generale non indulge all’allegria, farebbero amaramente sorridere le mosse scomposte dei rappresentanti del governo. C’è chi va a Mosca a chiedere aiuto e vi si trova bene e chi va negli Usa a chiedere il favore di acquistare i titoli del debito pubblico, senza che nessuno valuti l’impatto di queste mosse sugli investitori abituali. Il senso di queste folli manovre ci fa percepire che perfino il governo ipotizza che le aste potrebbero andare deserte.

I pellegrinaggi in Russia da parte dei vertici del governo sono frequenti negli ultimi tempi, tutti finalizzati a far sì che lo Zar Putin acquisti i titoli del debito pubblico Italiano anche se, in termini reali, potrebbe dedicare a questa operazione ben pochi miliardi del fondo sovrano della sua nazione. Sul fronte opposto, anche Trump, furbescamente, suggerisce alle banche USA di acquistare i titoli del debito Italiano per scongiurare la marcia verso il default.

Due forze diametralmente opposte, desiderose di stendere il proprio velo protettivo e di condizionamento su una della nazioni fondatrici dell’Europa Unita, strategicamente importante, vengono chiamate in soccorso senza che si valutino le conseguenze derivanti da tali chiamate in causa. Trump vuole mantenere le sanzioni inflitte all’URSS e da parte sua, Putin non attende altro che di poter diventare l’interlocutore di un ‘Italia che sembra essere allo sbando, per poter avere voce, attraverso di essa, nel consesso Europeo. A chiunque sia dotato di buon senso viene da chiedersi come si possano conciliare queste azioni scomposte, prodromiche, nel medio periodo, di ulteriori turbolenze sia in Europa che nei rapporti tra URSS e USA.

Ovviamente, tra i due Presidenti ai quali è rivolta la richiesta di acquisto dei titoli del nostro debito pubblico, poco distanti dalla definizione di spazzatura, è più probabile che Trump abbia la meglio. Al presidente USA, attento a tutte le mosse utili alla sua politica anti-sovietica e decisamente razzista, non sembra vero di poter ispirare e condizionare la nostra politica nazionale attraverso l’operazione di controllo del debito pubblico.

Questo allontanerebbe ogni possibile influenza sovietica dalla nostra nazione. E da furbo qual è, non ha perso l’occasione di chiamare Conte, fresco della visita a Putin, per confermare il suo appoggio alla politica del governo, per dirgli quanto lo consideri bravo e quanto apprezzi il razzismo strisciante che governa la mente di Salvini. Se tale ipotesi si verificherà, sarà interessante vedere come Salvini e Di Maio giustificheranno le loro promesse finalizzate a far sì che l’Europa tolga le sanzioni alla Russia, andando contro la volontà di Trump di rinvigorirle al fine di ridurre a miti consigli il suo antagonista Putin.

Il ritornello cantato dal governo che identifica negli speculatori e nei vertici della Ue i nemici d’Italia ma che, al contrario, è tutto da ascrivere ad un programma insostenibile, finalizzato solo ed esclusivamente alla presa e alla conservazione del potere, riprenderà fiato dopo la definitiva bocciatura del DEF, della quale gli estensori sembrano non curarsi, affermando a gran voce di
non voler modificare assolutamente nulla. Questo insostenibile contratto che è riuscito a far sedere allo stesso tavolo forze politiche che nulla hanno da spartire dal punto vista ideologico e dell’organizzazione dello stato ha sì portato consensi, ma insieme alle ovazioni ha portato la sfiducia degli investitori e degli stati membri della UE. Per dirla in breve, stiamo scherzando con il fuoco, ma a scottarsi sarà la gente, quel popolo che i giallo-verdi tirano sempre in ballo per giustificare le loro decisioni.

Analisti seri di matrice internazionale sostengono che la soluzione del solo problema della povertà richiederebbe da 70 a 100 miliardi. Per cui, i nove miliardi stanziati, di cui due sottratti per la riorganizzazione dei centri per il lavoro, non sfiorano nemmeno il problema estremamente complesso e difficile da gestire.

Nei rari momenti di resipiscenza, gli stessi Conte e Tria affermano che il perdurare a livelli alti dello spread , diventerà un serio problema. Il temuto giudizio da parte di Standard&Poor’s , per ora, ha riconfermato il giudizio precedente senza declassamento ma con outlook negativo, spegnendo senza mezzi termini le previsioni ottimistiche del governo giallo-verde. Il programma non creerà crescita ed il rapporto debito-PIL, secondo la società di rating, peggiorerà. Se l’outlook si tramuterà in un declassamento, allora i titoli del debito pubblico Italiano saranno veramente considerati spazzatura e la china si trasformerà in precipizio.

Credo di appartenere alla schiera, ormai nutrita, di coloro che sperano in un atto di responsabilità da parte del governo o di alcuni dei suoi membri, senza che diventi necessario un intervento della Presidenza della Repubblica per tutelare, come prevede la Costituzione, l’interesse legittimo dei cittadini.

Ripropongo, in questa occasione, i versi scritti da Roberto Vecchioni nel testo della canzone “Alessandro e il mare” quando raccontavano che i seguaci del condottiero: ”… gli andarono dietro contenti di dover annegare”. Oggi, riscrivo gli stessi versi perché siano oggetto di pacata riflessione da parte di tutti coloro che tifano per l’Italia.

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