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Soldado, un western moderno dal regista di Gomorra

Il film di Stefano Sollima. Non è la prima volta di un italiano a Hollywood, ma quando succede è sempre un grande orgoglio

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Titolo: Soldado
Regia: Stefano Sollima
Attori: Benicio Del Toro, Josh Brolin, Isabela Moner, Jeffrey Donovan, Catherine Keener
Durata: 124 minuti
Giudizio: ***
Programmazione: UCI Cinemas Orio

Soldado

Non è la prima volta che un regista italiano viene ingaggiato da Hollywood per lavorare insieme a grandi nomi del cinema. Però, quando succede, è sempre un grande orgoglio. Stefano Sollima, dalla regia di “Gomorra – la serie”, è arrivato al sequel di Sicario (2015), che non è tanto una sua continuazione, quanto piuttosto un’appendice che si appoggia senza dubbio al precedente episodio, ma che non gli deve assolutamente niente. “Soldado” vive di vita propria e non è per nulla necessario aver visto “Sicario” per apprezzarlo.

Al confine tra Stati Uniti e Messico, in una zona in cui la malavita regna indiscussa, se negli anni ’80 la merce di scambio più preziosa era la cocaina, al giorno d’oggi questa merce è quella umana.

I cartelli messicani controllano un traffico di persone inarrestabile, portando su suolo americano non solo cittadini messicani ma addirittura estremisti islamici che attentano alla vita di tanti innocenti con attacchi terroristici.

Il governo americano ingaggia allora l’agente Matt Graver (interpretato da Josh Brolin), il quale, con metodi molto poco ortodossi, decide di scatenare una guerra con lo scopo di mettere i cartelli uno contro l’altro e indebolirne così il giro d’affari. Per farlo, si affida al vecchio “amico” Alejandro Gillick (interpretato da Benicio Del Toro), il sicario del precedente episodio, che trova qui l’opportunità perfetta per vendicarsi per lo sterminio della sua famiglia. Per conto del governo, quindi, decidono di colpire il re della droga Carlos Reyes rapendo la figlia Isabel, facendo credere tuttavia che si sia trattato di un attacco da parte del cartello di Matamoros.

Inizialmente la missione sembra funzionare, al di qua e al di là del confine. Piano piano però i confini sbiadiscono, non si capisce più chi sta dove, e la polizia messicana, corrotta, gli tende un’imboscata che manderà all’aria tutti i piani.

Matt, con gran dispiacere, sarà costretto ad annullare la missione, mettendo in pericolo le vite di Alejandro e Isabel. Alejandro, dal canto suo, forse ritrovando nella ragazzina l’affetto per una figlia ormai scomparsa, è pronto a mettere da parte i dissapori verso Reyes, l’uomo che gli ha rovinato la vita, e a sacrificarsi pur di riportare Isabel sana e salva dalla sua famiglia. Purtroppo, niente va come previsto. Alla fine, Matt, divorato dal senso di colpa e non potendo sostenere lo sguardo vacuo della giovinezza perduta di Isabel, sarà costretto a trovare un’altra soluzione.

Il finale lascia ampio spazio per un futuro sequel che, devo dire, attenderò con impazienza. Temevo che la violenza, qui ai massimi livelli, sarebbe stata un’insostenibile fonte di disturbo. Invece, per quanto triste, rispecchia alla perfezione un mondo, quello della criminalità, che abbiamo imparato a conoscere sul grande schermo grazie ai vari “Gomorra”, “Suburra” e “Narcos”.

Nonostante la violenza, tuttavia, ci sono, disseminati qua e là, piccoli momenti di vulnerabilità umana che fanno pensare ci sia ancora speranza. Come a volerci dire che certo, il crimine e la violenza divorano l’anima in maniera irreparabile, ma c’è ancora spazio, pur nei momenti più estremi, per un briciolo di umanità.

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