BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

L’intreccio alimentazione-medicina: “Mangiare sano è sia prevenzione che cura” foto

La Onlus bergamasca Uro-Sol, in collaborazione con l'Ufficio di Presidenza del consiglio regionale della Lombardia e alcuni chef stellati, ha promosso l'iniziativa sulla “medicina nel piatto” e le ultime novità in tema di ricerca.

Più informazioni su

Un’alimentazione buona e sana non può prescindere dalla ricerca scientifica: una convinzione che si sta facendo sempre più largo tanto in ambito culinario quanto in quello medico, settori che intrecciano le proprie conoscenze con l’obiettivo comune della salute.

Il tema è stato al centro dell’incontro al Pirellone “Il cibo intelligente e la medicina nel piatto: la sfida della ricerca scientifica”, promosso dalla onlus bergamasca Uro.Sol in collaborazione con l’Ufficio di Presidenza del consiglio regionale della Lombardia che ha visto protagonisti alcuni giovani ricercatori dell’Urological Research Institute dell’Ospedale San Raffaele e del progetto RE.ME.DIET e chef stellati.

In particolare, la conferenza ha visto la partecipazione del dottor Francesco Trevisani, nefrologo e ricercatore di URI dell’Ospedale San Raffaele e del progetto RE.ME.DIET, e della dottoressa Arianna Bettiga, biologa nutrizionista e ricercatrice sempre di URI dell’Ospedale San Raffaele e del progetto RE.ME.DIET. Il dottor Trevisani, che si occupa dello studio dell’impatto della dieta mediterranea sulla prevenzione e terapia delle malattie renali, ha parlato di “Epidemiologia delle malattie renali correlate all’obesità e definizione di obesity related glomerulopathy: presentazione del progetto RE.ME.DIET”. La dottoressa Bettiga ha illustrato, invece, il suo studio sulle “Linee guida per una corretta alimentazione”.

La dottoressa Annalisa Romani, responsabile scientifico laboratorio DiSIA-Phytolab (Pharmaceutical, Cosmetic, Food supplement Tecnology and Analysis) dell’Università degli Studi di Firenze, sede di Prato, ha parlato del suo progetto “Alimenti tipici lombardi: valorizzazione dei loro aspetti funzionali, nutrizionali e del territorio”.

Ospiti speciali della serata sono stati in particolare: Chicco Cerea, Chef Patron del ristorante Da Vittorio di Brusaporto; Carlo Cracco, Chef Patron del ristorante Cracco in Galleria a Milano; Giuseppe Iannotti, Chef del ristorante Kresios di Telese Terme; il Maître Chocolatier Davide Comaschi, direttore della Chocolate Academy di Milano; il Maestro Pasticcere Roberto Rinaldini, fondatore di Rinaldini Pastry SPA e il Maestro Pizzaiolo Alessio Rovetta.

È stata l’occasione per confermare, una volta di più, come un’alimentazione equilibrata, basata sul modello mediterraneo, sia in grado di assicurare il mantenimento di un buono stato di salute e di diminuire il rischio di insorgenza di diverse patologie.

All’incontro, moderato dal dottor Alessandro Piccinelli, responsabile dell’Unità operativa di Urologia del Policlinico San Pietro – Gruppo ospedaliero San Donato e fondatore di Uro.Sol, e dalla conduttrice televisiva e radiofonica Irene Colombo, era presente anche il dottor Riccardo Vago, chimico farmaceutico e ricercatore, che ha illustrato una recente teoria sulla correlazione tra epigenetica e nutrizione.

“Si tratta di un concetto nuovo, molto affascinante e responsabilizzante per i giovani – sottolinea Riccardo Galli, medico specialista dell’Unità Operativa di Urologia del Policlinico San Pietro e tra i fondatori con Piccinelli e Luca Lamberti di Uro.Sol – Epigenetica, fino a poco fa misconosciuta, significa che le abitudini, di vita e alimentari, possono modificare l’espressione di alcuni geni del Dna. E ciò a cascata influisce sul metabolismo e sulla vita del paziente, sulla predisposizione a sviluppare malattie metaboliche. Vuol dire che il dna può essere riparato e modificato e viene trasmesso alla progenie: mangiare e vivere bene durante tutta la vita, e non solo in occasioni ‘spot’, permettono di trasmettere ai figli un dna più sano. Prevenzione sì, ma anche cura”.

Gli chef hanno affrontato il tema dal loro punto di vista dietro i fornelli: “È importante trasmettere e far apprezzare il cibo e alcuni ingredienti che in molti non conoscono – ha detto Cracco – Spesso manca la conoscenza degli ingredienti, l’educazione alimentare dovrebbe essere più forte già dalla scuola”.

“Noi sponsorizziamo il cibo sano per fare prevenzione e per promuovere un corretto stile di vita – continua Galli – Gli chef ci aggiungono anche l’aspetto del gusto e del godere del cibo. Vogliamo dare una consapevolezza nella vita di tutti i giorni, perchè mangiare bene e sano diventi un’abitudine e non una moda del momento. Le persone seguono molto le tendenze del momento, come possono essere ora la curcuma e la quinoa: vanno benissimo, intendiamoci, ma magari insieme ci fumano due pacchetti di sigarette al giorno o si abbuffano di carne e salumi. Abbiamo notato che anche gli chef sentono questa responsabilità: non solo far godere col cibo, che ovviamente per loro è prioritario, ma anche supporto scientifico che avvalori la loro esperienza”.

© Riproduzione riservata

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.