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Ilicic, fenomeno imprevedibile anche per Mutti: “Ma con lui tutta un’altra storia”

Lino Mutti lo aveva allenato sette anni fa al Palermo: "Ora è maturato, è completo. E la sua assenza ha pesato tantissimo anche in Europa"

Igor Budan, che ha giocato assieme a lui nel Palermo, lo definisce “un fenomeno senza continuità”. Parliamo del mattatore di Chievo-Atalanta, l’attaccante-fantasista-trequartista o come volete definirlo, Josep Ilicic, che da ben tre mesi non faceva gol (Trofeo Bortolotti del 21 luglio, gol contro l’Hertha Berlino). Anche perché si è visto pochissimo ed è mancato tantissimo, a cominciare dalla famosa o meglio famigerata sfida con il Copenaghen, andata e ritorno, dove l’Atalanta ha cominciato a conoscere e patire un digiuno di gol che poi in campionato si è protratto per cinque delle otto prime giornate. Mai visto, nell’Atalanta di Gasperini. Anche perché non c’era Ilicic…

Ecco, speriamo che l’Atalanta non diventi Ilicic-dipendente perché altrimenti, alla prima pausa dello sloveno, torneremmo ai problemi di ieri, del gol che non arriva mai, dei punti che latitano. Certo che con Ilicic…il salto di qualità s’è visto alla grande. Ma può un giocatore incidere così tanto sul rendimento di una squadra?

Sentiamo un allenatore che ha scoperto Josep Ilicic quando aveva 23 anni, sette anni fa al Palermo. Lino Mutti sorride, ripensando a quel Palermo e a questa Atalanta. E soprattutto all’effetto-Ilicic: “Questo è un recupero importante, peccato davvero per l’infortunio e la sua lontananza dai campi che aveva privato l’Atalanta di un giocatore fondamentale, per tanti motivi, per gli equilibri della squadra: credo che con lui sarebbe stato sicuramente diverso, a cominciare dalla sfida con i danesi. Perché Ilicic è così, te ne accorgi quando c’è, per la facilità delle sue giocate partendo dal centrodestra, le sue finte per portarsi la palla sul sinistro e calciare. Lui salta l’uomo con una naturalezza… Purtroppo è mancato in un momento cruciale”.

Ma quando lo allenava Mutti? “Con me nel Palermo giocava sulla destra a fianco di Budan che stava al centro dell’attacco e di Miccoli che stava a sinistra. Ma ha giocato anche come interno di centrocampo, era polivalente, si vedevano le sue potenzialità. Direi che… all’inizio un po’ di timidezza, il fatto che era un tipo introverso l’hanno un po’ frenato. Ma l’anno scorso l’ho incontrato ad Albino ad una serata con i tifosi e ci siamo parlati: l’ho trovato un ragazzo maturo, sicuro di sè. Ora è un giocatore più completo, più maturo rispetto all’Ilicic di Palermo. Già a Firenze era coccolato, qui è maturato e a parte qualche pausa che si può anche concedere, direi che in quel ruolo giocatori così ce ne sono pochi”.

Dove dovrebbe giocare e a chi lo paragonerebbe Mutti, che anche come attaccante da calciatore ha conosciuto tanti talenti? “Ilicic non ha problemi, lui può stare dietro alle punte, oppure esterno nel tridente d’attacco come ha fatto a Verona con Gomez in mezzo. Parte dal centrodestra e rientra e poi ha un tiro micidiale anche sulle punizioni, sono convinto che presto vedremo un suo gol su calcio piazzato. A chi lo paragonerei? Mah, Ilicic è un po’ atipico perché in quel ruolo spesso vediamo piccoletti e lui invece è un metro e novanta e fisicamente strutturato bene, molto prestante. Potrebbe assomigliare a Bernardeschi, che ha giocato con lui nella Fiorentina e stava sulla sinistra dell’attacco”.

Quindi l’Atalanta con i tre punti di Verona è fuori…pericolo? “Erano importanti, la squadra si è liberata la testa, si può ribaltare il campionato prendendo i tre punti anche col Parma sabato. Ma io non ho mai pensato che ci fosse preoccupazione, mancavano i risultati e adesso occorre una vittoria in casa che sarebbe fondamentale. Poi è vero che si è visto un Chievo senza identità, ma cos’ha combinato Ventura che l’ha stravolto? Però i meriti dell’Atalanta sono evidenti, ha dominato e vinto con grande merito”.

Mutti, ma Ilicic è uno dei giocatori più forti che lei ha allenato? “Beh direi di sì, penso anche a Lucarelli, a Zampagna. Sono quei giocatori imprevedibili che a volte ti fanno arrabbiare perché non partecipano al gioco, però alla fine sono determinanti. Avercene… “.

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