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Connessione e apertura al mondo: “Senza aeroporto Bergamo sarebbe isolata”

Dati e fatti, snocciolati dal presidente di Sacbo Roberto Bruni e dall'ex rettore dell'Unibg Stefano Paleari, dimostrano il valore dello scalo di Orio per l'intero territorio

“Senza l’aeroporto Bergamo sarebbe un territorio isolato”: lo dice, senza mezze misure e senza paura, Stefano Paleari, ex rettore dell’Università di Bergamo e oggi commissario Alitalia.

L’occasione è l’assemblea di Confindustria Bergamo, organizzata in un hangar dello scalo bergamasco e che ha avuto un’unica parola chiave: connessione.

Connessione declinata in ogni sua sfaccettatura, dal bergamasco del presidente di Sacbo Roberto Bruni al “connection” con forte accento irlandese del responsabile dello sviluppo delle rotte di Ryanair Niall O’Connor.

Bergamo ne esce come uno straordinario ponte per tutta la Lombardia e anche per tutto il Paese: un territorio che ha saputo combattere la crisi, non senza dolorosi sacrifici, e che oggi è in grado di attrarre colossi internazionali come il vettore aereo irlandese, Amazon e Aruba.

E un territorio che vedendo la luce è in grado di parlare anche di crescita: “Si tratta di un fattore di sopravvivenza – ha sottolineato Paleari – E quando la crescita si fa comunità diventa connettività: è importante capire come crescere e con chi connettersi. Un sondaggio effettuato dall’Università sulla base di 330 imprese e duemila studenti ci mise di fronte a risposte importanti: un’impresa su 10 del territorio interagisce con l’aeroporto, l’80% lo sfrutta per il traffico merci, il 50% degli studenti utilizza solo il nostro scalo, il 94% di loro lo considera essenziale per lo sviluppo della provincia perchè dà più opportunità sociale e di lavoro. Entrambi, imprese e studenti, concordano nel dire che l’aeroporto è necessario ma va trovato un equilibrio tra la crescita e la sostenibilità. Oggi va solo cambiato il paradigma per la crescita: per qualità e non per quantità”.

Dopo sette anni l’assemblea di Confindustria è tornata in aeroporto che, nel frattempo, si è erto a terzo scalo italiano per numero di passeggeri dietro agli irraggiungibili colossi Fiumicino e Malpensa: da gennaio a settembre 2018 sono già quasi 10 milioni le persone trasportate, a fine anno con ogni probabilità si arriverà a quota 13, nuovo record storico.

“Nessun’altra città di medie dimensioni, nel contesto nazionale e tanto più europeo, può vantare un aeroporto come quello di Bergamo – ha commentato con soddisfazione Bruni – Rappresenta un polo di grande rilevanza logistica al servizio di un territorio ad alta concentrazione di produttività. Sicuramente la disponibilità di un network di collegamenti vasto, esteso e capillare, arrivato a contare quest’anno 133 destinazioni in 37 Paesi, consente alle aziende di ogni tipo e dimensione di pianificare viaggi e relazioni dei propri manager, tecnici e dipendenti nelle aree dove sono in corso collaborazioni produttive e commerciali o addirittura insediamenti”.

I numeri e i fatti dicono che l’aeroporto ha preso per mano l’intero territorio, trasformandone abitudini, attitudini e relazioni e contribuendo alla sua internazionalizzazione: “L’attrazione culturale e la crescita del turismo, generato dall’aeroporto, non solo determinano nuova occupazione ma valorizzano l’identità imprenditoriale che eccelle e si espande – ha continuato il numero uno di Sacbo – Per capire quale impatto e cambiamento sia stato prodotto dall’aeroporto di Bergamo, è sufficiente rapportare il volume passeggeri dei primi trent’anni di attività, 10 milioni dal 1972 al 2001, al periodo 2002-2017 quando sono stati 120 milioni”.

Connessioni verso il futuro dettate dalle scelte fatte negli anni sull’infrastruttura aeroportuale, oggi capace di generare direttamente e indirettamente l’8% del Pil dell’intera provincia e dare lavoro a 24mila persone.

Scelte come quella di Ryanair che ha fatto di Orio la sua principale base continentale, dalla quale transita un terzo dell’intero volume passeggeri della compagnia aerea irlandese in Italia e dove è sorto anche un hangar dedicato alla manutenzione degli aeromobili.

“Siamo consapevoli e responsabilmente pronti a mettere in campo ogni soluzione che aiuti a rendere massimamente compatibile l’attività aeronautica con il territorio circostante – ha concluso Bruni – Attraverso il continuo coordinamento con le maggiori compagnie aeree presenti sul nostro scalo, vedremo operare a breve aeromobili di nuova generazione in grado di garantire l’abbattimento considerevole delle emissioni acustiche e atmosferiche. Ciò in aggiunta ai sensibili investimenti previsti per opere di mitigazione sul territorio”.

In termini di connessione Bruni e Paleari hanno individuato entrambi nell’accessibilità dello scalo un punto debole che presto si trasformerà in elemento vincente: dalla creazione di un asse viario da est di accesso al collegamento ferroviario che, secondo stime, verrà utilizzato dal 30% dei passeggeri.

Se si parla di connettività, Bergamo è tra le prime province lombarde: il merito, in gran parte, va dato all’azienda aeroporto.

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