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Giovani, tra indecisione e desiderio di affidarsi ad una fede

Nella serata di giovedì 18 ottobre, il Santuario della Madonna dei Campi di Stezzano, gremito di fedeli e ascoltatori, ha ospitato l’incontro “Accompagnare i giovani” tenuto da don Luigi Maria Epicoco

Nella serata di giovedì 18 ottobre, il Santuario della Madonna dei Campi di Stezzano, gremito di fedeli e ascoltatori, ha ospitato l’incontro “Accompagnare i giovani” tenuto da don Luigi Maria Epicoco.

“Quali inquietudini abitano i cuori dei giovani? Come possiamo interpretarle e guidarle per portarli alla fede in Gesù Cristo?” Il teologo e sacerdote dell’arcidiocesi dell’Aquila ha proposto una riflessione critica su questi interrogativi, particolarmente sentiti nella comunità cristiana.

L’analisi ha preso il via da una considerazione: “Gesù non ha mai fatto marketing, la vera star degli anni era Giovanni Battista, non Gesù!” Tutti, infatti, parlavano del santo, persino i politici, mentre Gesù non ha mai operato miracoli per dare spettacolo, ma restava in disparte con le singole persone e, quando accadeva che le ponesse al centro, il suo obiettivo era quello di scardinare una società che umiliava i poveri e i peccatori. Così è stata la rivoluzione del Cristo: non parlava mai alle masse, sempre al volto di ognuno. E così, finché pensiamo che il Vangelo sia un discorso generale, non accadrà in noi una rivoluzione, non cambierà la nostra vita. Don Luigi invita, quindi, ad una “sana presunzione” che è “credere che Dio stia parlando unicamente a me stesso, come se tutto l’universo non esistesse, perché Egli non fa mai discorsi generali.”

Epicoco osserva, inoltre, come lo stesso Vangelo non ha una morale e non racconta niente di straordinario e sensazionale, se non le persone con le loro storie, anche quando non sono buone. Allo stesso modo, a livello educativo, è fondamentale che gli adulti non abbiano lo scopo di trasmettere valori morali e verità, ma che siano interessati alle vite dei giovani poiché, in caso contrario, si è destinati a fallire. Se si pensa che educare significa fornire questo genere di informazioni, si finisce col perdere il contatto con la persona che dovrebbe essere, invece, il punto centrale. Per superare la contrapposizione padrone-servo e sconfinare in un rapporto di amicizia, è essenziale costruire una relazione alla pari, come quella tra Gesù e i suoi discepoli. Sempre più, invece, nella nostra quotidianità, abbiamo la sensazione di condurre una vita da servi in cui eseguiamo tutte cose giuste, ma non siamo felici; banalmente, ci svegliamo la mattina solo perché dobbiamo farlo. Nel corso del suo intervento, il sacerdote evidenzia più volte come il cardine dell’educazione sia, quindi, “perdere tempo con le persone”: solo quando si percepisce di essere più importanti delle urgenze, può nascere una relazione vera, basata sulla gratuità; in caso contrario, coloro che non sono ascoltati, si sentono annullati.

Secondo il relatore, in tale ottica, l’educazione dei giovani deve perseguire tre obiettivi fondamentali: risvegliare nel cuore dei ragazzi quel desiderio che la teologia chiama vocazione, dimostrare loro che esiste la felicità e donare il coraggio di fare delle scelte. Dentro ognuno, infatti, è seppellito un motivo per cui la vita vale la pena, nonostante il contesto che spesso tende a spegnere il fuoco che i giovani hanno nel cuore. In un mondo schiacciante con le sue regole e le sue aspettative, i ragazzi tendono a pensare che non ci sia più la felicità, perciò accade che si accontentino; se, invece, chi li circonda dimostra di amarli, come Cristo ha testimoniato, può rinascere in loro la voglia di riscoprire il motivo che hanno dentro e li si aiuta a ricredersi sul fatto che esiste la felicità, così come un senso nelle cose.

A volte, però, per seguire tale percorso è necessario compiere delle scelte, esercitando la propria libertà in un’epoca in cui si entra in panico quando ci si rende conto di essere liberi. Spesso non si trova il coraggio di partire, di prendere una decisione, di fare qualcosa di diverso; così la vita appare come un eterno déjà-vu in cui tutto è stabilito e, quando ci si accorge che le cose non vanno come si era calcolato, si sta male. L’amore e la relazione, anche educativa, invece, aiutano a uscire da tale logica -conclude don Luigi Epicoco- valorizzando l’inquietudine esistenziale che può fare la differenza nell’aiutare a trovare un senso nella libertà.