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1968-2018: ora, come allora, gli studenti scendono in piazza

Sono passati cinquant'anni, le generazione sono cambiate, ma gli ideali restano: abbiamo intervistato il professor Oliviero Arzuffi per conoscere il '68

In coincidenza con le manifestazioni studentesche in atto in questi giorni in molte città italiane, facciamo un salto temporale a quando gli studenti chiedevano già libertà e diritti.

Cinquanta anni fa i sessantottini lottavano per la distruzione della disuguaglianza, per la presa di una maggiore libertà e per il diritto allo studio, appannaggio delle classi altolocate. Oggi gli studenti -che dovrebbero essere i figli di questi successi – scendono ancora in piazza, questa volta per protestare contro la manovra finanziaria annunciata dal governo che grava sul sistema scolastico e gridano l’internazionalizzazione nelle scuole e dicono no alle manovre di risparmio sulla scuola.

1968-2018: non è accettabile un regresso mentale ma lecita è la prosecuzione dei diritti ottenuti cinquant’anni fa e che ora dovrebbero non solo essere mantenuti ma anche ampliati.

oliviero arzuffi

Correva l’anno 1968, migliaia di studenti gettano le basi di un cambiamento epocale. Tra questi giovani c’è anche Oliviero Arzuffi. Docente di letteratura italiana, impegnato in associazioni di volontariato e consulente editoriale presso importanti realtà istituzionali e autore di numerosi testi, Arzuffi ci racconta le contestazioni giovanili del ’68 che hanno portato ad un sistema scolastico del quale i giovani di oggi dovrebbero essere sperimentatori.

“In realtà il mio ’68 è iniziato molto prima – ricorda Arzuffi – sono nato e cresciuto a Bergamo ma dal ’62 al ’67 ho frequentato il liceo classico presso il collegio degli scolopi alla Badia Fiesolana, un contesto fiorentino già molto vivo sia socialmente che culturalmente. Al tempo c’era La Pira, sindaco di Firenze, che aveva promosso gruppi giovanili cattolici di impegno sociale e politico ai quali io avevo preso parte”

Inizia così il racconto del professor Arzuffi che continua contestualizzando il clima pre sessantottino “Nel ’66 avevamo occupato la chiesa dell’Isolotto. Don Mazzi, il parroco di questo quartiere operaio alla periferia di Firenze, era stato cacciato perchè promotore di contestazioni cristiane. Don Mazzi, trasferito poco lontano da lì, continuò a presiedere la messa nel piazzale ascoltato dagli operai e da noi ragazzi.”

Arzuffi nel ’67, ottenuta la maturità classica, si iscrisse alla facoltà di filosofia all’università Cattolica di Milano ma quasi al termine degli studi dovette trasferirsi a Genova per conseguire la laurea nel capoluogo ligure.

“Ho iniziato gli studi universitari durante l’apice del “’68”. Cresciuto con le idee poco fa raccontate, mi sono presto unito al movimento di contestazione della Cattolica, che chiedeva il cambiamento dei piani di studio eccessivamente rigidi, l’annullamento della separazione delle sezioni maschili e femminili e l’apertura delle iscrizioni alle facoltà anche a coloro che non avevano frequentato il liceo”

In quegli anni precedenti al 1968 infatti era permesso l’accesso diretto all’università solo agli aventi il diploma di maturità classica e scientifica. Il docente spiega “ Alla base dell’istruzione c’era già una selezione naturale: solo i figli della borghesia frequentavano il liceo. Inoltre c’era poi un’altra selezione per quanto riguarda l’università perchè solo chi aveva fatto il liceo poteva accedervi. I licei e le università erano molto esclusivi.”

A seguito dell’attivismo che lo vedeva protagonista, a Oliviero Arzuffi, minacciato di denuncia come molti altri suoi compagni, fu impedito di laurearsi in Cattolica e così fu obbligato a dare gli ultimi esami e a conseguire la laurea in un’altra sede: scelse Genova.

“Quello che noi volevamo come contestazione giovanile – dichiara l’ex sessantottino – era far prendere consapevolezza delle ingiustizie che c’erano, di quelle distorsioni che non fanno crescere: noi la chiamavamo “l’autocoscienza”. Una volta assimilato ciò, era necessario agire in funzione del cambiamento progressivo. È questo il meccanismo del vero “’68” che ha cambiato in positivo le cose, non quello che voleva tutto subito accompagnato dal delirio politico.”

Arzuffi riassume il suo ’68 così “E’ stato la trasformazione in positivo dei contesti in cui ti trovi a vivere e lavorare. Questo cambiamento è stato caratterizzato da una maggiore condivisione e solidarietà tra le persone con lo scopo di creare una società che diventi sempre più umana. Questa società- continua il docente – si occupa delle parti fragili: partire dagli ultimi per creare una società più giusta e più umana, come insegnava Don Milani. ”
Quest’esperienza, questi valori e quest’attenzione per una società più giusta porterà poi Arzuffi alla fondazione de “Associazione Comitato d’Iniziativa Carcere e Territorio” che dagli anni ’80 fa in modo che Bergamo si prenda maggiormente carico dei cittadini in galera.

A distanza di cinquanta anni, Oliviero Arzuffi, durante questo odierno fervore studentesco, può trarre riflessioni sulla messa in pratica delle contestazioni sessantottine “Ora, a distanza di 50 anni ho potuto vedere i cambiamenti per i quali abbiamo tanto lottato e i risultati che, grazie alle nostre rivolte e ai nostri giovani occhi, abbiamo ottenuto. Posso affermare che addirittura si è arrivati ad un punto che non avrei mai immaginato: hanno preso vita corsi universitari che stanno creando sbocchi professionali nuovi, questo è molto positivo. D’altra parte però noto ancora rigidità nelle caste monolitiche che controllano il sistema universitario. Altro dispiacere sono le ricerche universitarie sottofinanziate e sottostimate: la ricerca è il motore primo di qualsiasi società. Così facendo se no si vive in un continuo presente rubando futuro alle nuove generazioni. “

Il sessantotto studentesco è stato un periodo variegato e di difficile lettura: sicuramente incarna la rivolta di una generazione che segna il passaggio da un certo stile di vita e organizzazione sociale ad una società più libera avente più diritti individuali. Il progresso e la giustizia scolastica non si sono congelati da quel ’68 e nulla deve essere dato per scontato. Ora è necessario chiedere rispetto della scuola, quell’istituzione che è motore del futuro e incarnazione del progresso sociale. Come allora si necessitano passi in avanti e non cadute nel passato.

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