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Inchiesta carcere, 7 donne accusano l'ex direttore Porcino di violenza sessuale - BergamoNews
Il caso

Inchiesta carcere, 7 donne accusano l’ex direttore Porcino di violenza sessuale

Nel nuovo filone d'inchiesta si legge di diverse avances ripetute e sgradite, proposte facendo leva sulla posizione di direttore: le accuse delle dipendenti.

Avances ripetute e sgradite, spesso accompagnate da comportamenti violenti o linguaggio scurrile: nel mirino dell’ex direttore del carcere di Bergamo Antonino Porcino erano finite diverse figure femminili che prestavano servizio al penitenziario di via Gleno.

Sette in tutte le donne che hanno denunciato episodi di violenza sessuale: la caposala dell’infermeria, una funzionaria pedagogica, la barista, una psicologa e una dottoressa dipendenti del Sert, una detenuta e un’operatrice amministrativa.

Un nuovo filone di inchiesta che si aggiunge alle accuse per corruzione, falso, peculato, tentata truffa e turbata liceità degli incanti che avevano già portato Porcino agli arresti domiciliari, che da luglio sta scontando a casa della sorella a Reggio Calabria, sua città d’origine: il pm Emanuele Marchisio aveva chiesto che la misura restrittiva fosse tramutata in reclusione in carcere, ipotesi scartata invece dal gip Lucia Graziosi che ha confermato quanto stabilito dalla prima ordinanza.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Porcino, 65 anni, avrebbe fatto leva sulla sua posizione di direttore del carcere per esercitare pressioni e ottenere vantaggi di natura sessuale: tutte le vittime hanno riferito di episodi simili e perpetrati con le stesse modalità, ovvero senza preavviso e quando si trovavano da sole con l’ex direttore del carcere che avrebbe fatto intendere che da una certa disponibilità nei suoi confronti potevano derivare alcuni benefit.

Dipendenti palpeggiate o attratte violentemente a sé con chiare intenzioni: nelle denunce si legge anche di una vittima che ha dovuto ricorrere a una tecnica di difesa personale per evitare di essere baciata sulla bocca o ancora di una detenuta alla quale era stata fortemente ritardata la possibilità di accedere al lavoro esterno per non aver soddisfatto alcune pretese.

Il nuovo filone di inchiesta ha coinvolto anche la responsabile dell’infermeria del carcere dal 2014 al 2017, indagata per peculato per essersi appropriata di alcune confezioni di farmaci di proprietà del servizio sanitario nazionale che poi venivano consegnati a Porcino, con il quale era legata da rapporti di amicizia.

Per lei il gip ha disposto, data la sua incensuratezza, la misura interdittiva della sospensione dell’esercizio di tutte le funzioni per otto mesi.

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