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Medicina, no al numero chiuso: i pro e i contro della nuova e discussa proposta - BergamoNews
Università

Medicina, no al numero chiuso: i pro e i contro della nuova e discussa proposta

Studenti, rettori e professori dibattono circa gli aspetti positivi o meno dell'abolizione del numero chiuso

È da poco trapelata la notizia della possibilità, da parte del Ministero, di abolire il numero chiuso presso le università con la facoltà di Medicina.

La notizia da subito ha fatto scalpore, tanto che è comparsa sui maggiori quotidiani nazioni in poco tempo e le polemiche sono mancate.

Infatti, se da una parte i giovani futuri studenti esultano per questa possibilità, d’altra parte rettori universitari, insegnanti e altre figure accademiche, hanno creato una polemica contraria a questa nuova idea da parte del “Governo del cambiamento”. È vero che questa questione è sempre stata oggetto di critiche ogni anno, tanto che c’erano vere e proprie manifestazioni da parte dei giovani che pretendevano la possibilità di accedere al corso con l’intenzione di reclamare il proprio diritto allo studio.

Questo ideale è sempre stato giustificato dal fatto che in migliaia di ragazzi ogni anno provassero il test di accesso al corso di medicina, spesso con risultati deludenti. Infatti non è mai apparso inusuale vedere ragazzi che provavano il test d’ingresso per la seconda o terza volta. Tutto questo, in vista della possibile apertura delle facoltà mediche, ha portato un certo entusiasmo nell’animo di molti, ma non per tutti.

Molti rettori hanno infatti lamentato l’impossibilità di attuare questa manovra da parte del Ministero, senza creare degli effetti negativi verso gli stessi possibili studenti. Il problema nascerebbe dal fatto che, una volta completato il primo ciclo di studi, i giovani studenti avrebbero difficoltà nell’accederei ai corsi di specializzazione, motivo per cui ci sarebbe una vera e propria fuga di cervelli da parte di tutti quei ragazzi che cercherebbero nuove possibilità di specializzazione all’estero.

Dunque, il Ministero, portando all’apertura delle facoltà di medicina, se non aumenterà anche il numero di posti per le specializzazioni, potrebbe portare alla perdita di giovani menti in fuga dall’Italia.

Il problema dunque rimane, trovare i soldi per aumentare i posti di specializzazione, mantenendo il numero chiuso oppure aprire le facoltà mediche col rischio di avere una fuga di giovani medici verso l’estero?

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