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BergamoScienza, per il gran finale concerto di Egberto Gismonti

Le melodie del polistrumentista brasiliano Egberto Gismonti chiudono la 16esima edizione di BergamoScienza.

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Domenica 21 ottobre BergamoScienza chiuderà la sua 16esima edizione con le note di uno straordinario talento musicale, quello del polistrumentista brasiliano Egberto Gismonti, che alle 21 al Seminario Vescovile Giovanni XXIII (via Arena 11, Città Alta) proporrà un concerto, aperto a tutti, in memoria di Gianni Radici.

Ormai consolidata è la collaborazione con la rassegna Contaminazioni Contemporanee, che propone sempre grandi nomi della musica internazionale. Geniale inventore di mondi musicali, Egberto Gismonti ha l’eccezionale capacità d’interpretare ogni idea e di associarla a qualsiasi strumento, con una fantasia musicale sopra ogni limite, sempre in grado di elaborare stili e infiniti organici: dalla chitarra al pianoforte e all’intera orchestra. Un’unione di folklore brasiliano e danze slave, partendo dal jazz per arrivare alla musica classica, contemporanea e rock. La sua abilità strumentale, acrobatica e misteriosa, fa di lui un virtuoso di più strumenti; non è solo uno dei migliori chitarristi al mondo, ma anche un pianista eccellente e un abile improvvisatore: infatti suona la chitarra come se fosse un pianoforte, dando spesso l’impressione che sul palco sia presente più di un musicista. Ma il talento visionario di Gismonti non si ferma qui: si estende al flauto, allo shō (strumento a fiato giapponese) al kalimba e ad altri piccoli strumenti di vario tipo e percussioni. Gismonti è uno di quei rarissimi artisti della manipolazione delle idee musicali e degli schemi armonici capace di infondere una profondità melodica alle sue composizioni artistiche e non mancherà di sorprendere il pubblico dalla prima all’ultima nota.

Figlio di una siciliana e di un libanese, Egberto Gismonti iniziò a suonare il pianoforte all’età di sei anni. Dopo aver studiato musica classica per 15 anni, si trasferì a Parigi per studiare orchestrazione ed analisi con Nadia Boulanger, composizione con Jean Barraqué, allievo di Schoenberg e Webern. Tornato in Brasile, trascorse un lungo periodo agli indios Xingù, dai quali apprese l’utilizzo del loro flauto.

Ingresso libero – La prenotazione è consigliata per garantirsi il posto a sedere.

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