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Giovani e rifatti: dalle labbra ai glutei, il ritocchino per una bellezza da “postare”

I trattamenti più richiesti dai giovani bergamaschi? Sono differenti tra ragazzi e ragazze, finalizzati per lo più alla correzione di un'alterazione morfologica del viso o del corpo

L’Osservatorio Nazionale Adolescenza parla chiaro: due adolescenti su 10 ricorrerebbero alla chirurgia plastica per essere più belli e il 79,5% sono femmine. Un adolescente su 10, inoltre, ha già fatto trattamenti estetici, dimagranti e anticellulite e il 13% ha seguito una dieta per piacersi di più nei selfie.

La chiamano “Snapchat dysmorphia” ed è una realtà comprovata a livello mondiale, nazionale e anche locale per quanto riguarda Bergamo e provincia, con un decisivo aumento delle richieste estetiche da parte di ragazzi e ragazze bergamaschi sotto i 30. 

Conquistati dall’effetto distorto della propria immagine che creano le app “anti-difetti”, cedono alla tentazione di diventare quello che il loro telefono rispecchia e, così, con smartphone alla mano e selfie “ritoccati” scelgono la strada della chirurgia plastica. Trasportare quella immagine dallo schermo del cellulare al proprio volto, per molti, diventa un passaggio naturale, come rivelano gli studi statunitensi dell'”Accademia nazionale dei chirurghi facciali plastici e ricostruttivi” che denunciano gli effetti collaterali della cultura del selfie.

Ma c’è molto di più di questo dietro la scelta di un adolescente di ricorrere al ritocchino estetico, molto più disagio che rimane per la maggior parte delle volte sconosciuto e nascosto.

“Durante l’età adolescenziale sperimentare sentimenti di insicurezza e disagio verso il proprio aspetto è una tappa quasi inevitabile del percorso di crescita – afferma la psicologa Claudia Pelizzoli – Da sempre in questo momento della vita si è fragili ed ambivalenti verso il corpo che si cerca di camuffare ricorrendo a molteplici escamotage quali il make up, i vestisti, tagli e colore dei capelli, etc… Per quanto doloroso, affrontare tale conflitto si rivela un passaggio fondamentale poiché consente di raggiungere una maggiore accettazione dei propri limiti estetici, imparando anche a relativizzarli. Negli ultimi anni, tuttavia, questo processo di crescita si è scontrato con le pressanti richieste storiche e sociali che accarezzano una cultura all’insegna dell’immagine. Ciò che più mi stupisce è come i criteri di questa presunta bellezza divengano sempre più alti e restrittivi: non basta essere piacenti, occorre essere irrealisticamente perfetti. Sebbene l’influenza del contesto culturale non possa essere considerata l’unica causa scatenante, di certo rinforza patologie legate alla distorsione dell’immagine di sé (disturbi alimentari, vigoressia, dismorfofobia, etc..) in cui il corpo viene irrimediabilmente visto come orribile, inaccettabile e mostruoso. Subentra nella mente del ragazzo o della ragazza la necessità di un intervento diretto e radicale, con tanto di modificazione dei connotati. Ed ecco che la chirurgia estetica, disciplina un tempo associata a persone adulte, oggi diviene l’alleata di giovani e giovanissimi contro i “terribili segni della bruttezza”.

I trattamenti più richiesti dai giovani bergamaschi? Sono differenti tra ragazzi e ragazze e sono finalizzati per lo più alla correzione di un’alterazione morfologica del viso o del corpo anche se, spesso, tale inestetismo non è presente realmente, ma è il risultato di un’alterata percezione del proprio corpo da parte di alcuni pazienti.

“Il compito del chirurgo plastico è quello di non assecondare il paziente verso un intervento inutile e che non farà altro che portare ad ulteriore insoddisfazione e perdita di autostima – afferma Fabio Toffanetti, chirurgo plastico estetico di Bergamo – Per questo è fondamentale, in un mondo professionale come questo fatto di medici generici che si improvvisano, affidarsi ad uno specialista in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica.

Quando si parla di chirurgia plastica estetica nei più giovani penso sia fondamentale distinguere innanzitutto fra uomini e donne relativamente a quali siano gli interventi più richiesti. Se parliamo delle ragazze con meno di 30 anni, molto frequenti sono i trattamenti ambulatoriali di medicina estetica per correggere alcune imperfezioni del viso: si passa dall’aumento volumetrico delle labbra e degli zigomi attraverso l’utilizzo di filler di acido Ialuronico, al sollevamento delle sopracciglia per rendere lo sguardo più accattivante, ottenibile attraverso l’utilizzo del botox o di fili di sospensione.

Relativamente al corpo invece l’intervento più richiesto dalle ragazze è sicuramente la mastoplastica additiva che permette un aumento del volume mammario e spesso un miglioramento della forma attraverso l’utilizzo di protesi in gel di silicone; un altro intervento è la liposuzione che non è un intervento finalizzato al dimagramento, bensì all’aspirazione di piccole raccolte adipose spesso localizzate a livello dei fianchi e della regione trocanterica. In alcuni casi viene anche richiesto l’aumento dei glutei: in questo caso, a seconda della situazione, è possibile utilizzare filler specifici di acido Ialuronico, oppure il lipofilling o ancora delle protesi.”

Nonostante ci sia una maggiore richiesta di interventi estetici da parte delle ragazze, anche i maschi non sono immuni alla “deriva plastica” da selfie.

“L’intervento più richiesto da parte dei maschi è la correzione della ginecomastia, ovvero la presenza di una ghiandola mammaria ipertrofica che crea imbarazzo specialmente nei più giovani, in quanto il torace assume un aspetto morfologico quasi femminile: si può correggere solo chirurgicamente e dà ottimi risultati. La rinoplastica, per correggere un inestetismo del naso, è anche un intervento chirurgico molto richiesto dai giovani sia di sesso femminile che maschile.”

L’incidenza maggiore è per ragazzi e ragazze under 30 anni, ma è una realtà che sta piano piano coinvolgendo anche i bambini per interventi di otoplastica, la correzione delle orecchie a ventola: “È un approccio chirurgico che interessa sia i bambini dai 7 anni di età (che con l’inizio della scuola possono subire le prime provocazioni da parte dei compagni di classe) fino all’età dell’adolescenza per toccare anche fasce di età oltre i 30 anni: è uno degli interventi di chirurgia estetica con il maggior grado di soddisfazione da parte del paziente e con un conseguente miglioramento dell’autostima.”

Ma quali sono le conseguenze di questo accanimento verso (contro?) il corpo?

“In primo luogo uno spostamento del problema – conclude la dottoressa Pelizzoli – A meno che non ci si trovi di fronte ad una reale problematica estetica, quasi sempre la richiesta d’intervento nasce da un disagio di natura psicologica, una non accettazione di sé più profonda. La chirurgia dunque rischia di dare a tale malessere solo un temporaneo sollievo, senza risolverne le radici. Ne seguono casi di continuo interventismo chirurgico in cui la persona pur diventando sempre più simile al suo immaginario non riesce mai a trovare una reale pace con se stesso e con il proprio corpo (si pensi ai casi della Barbie Umana o del Ken umano). Dal mio punto di vista sarebbe importante che soprattutto in soggetti molto giovani il disagio con il corpo venisse prima esplorato da un punto di vista psicologico e solo successivamente, se ancora sentito come necessario, affrontato da un punto di vista chirurgico con serietà e consapevolezza.”

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