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Santa Giulia, una basilica – cimitero sulle sponde del Lesina foto

Nuova tappa del tour fra i luoghi meno conosciuti di Bergamo e provincia, questa volta all'interno dell'Isola Bergamasca in uno dei gioielli del Romanico bergamasco, fra sepolture e Longobardi

Trovare una chiesa che al tempo stesso funga anche da cimitero potrebbe apparire una scena immaginabile solo in un film dell’orrore, tuttavia a non molti chilometri di distanza da Bergamo, per la precisione a Bonate Sotto, è possibile osservare un esempio: stiamo parlando della Basilica di Santa Giulia in Lesina, chiesa romanica risalente con buona probabilità al XII secolo e di cui rimane oggi solo l’abside e parte del cimitero del comune in cui sorge.

La basilica, fondata su un antico insediamento del Neolitico chiamato Lesina come il vicino torrente e utilizzato in seguito anche dai Romani come testimoniato dalla lapide funeraria di Tiziana, una fanciulla morta a tredici anni; secondo una leggenda sarebbe stata fondata dai Longobardi, in particolare dalla regina cristiana Teodolinda; nonostante ciò, sulla base di successivi studi, la data di fondazione dell’edificio sacro sarebbe da porre al 1124, come testimoniato dalla bolla papale di Onorio II in cui si accordava al vescovo di Bergamo la costruzione dell’edificio sacro.

La chiesa, divisa in tre navate e cinque campate, venne edificata utilizzando ciottoli di fiume nella parte inferiore, mentre nella parte superiore si può osservare la presenza di cocci di pietra calcarea e ceppo.

Le absidi, divise in tre, presentano tre bifore in quella maggiore, mentre solo una in quelle minori e tutte sono divise da semi-colonne e sostenute all’interno da pilastri che si concludono con capitelli raffinati e rappresentanti soggetti animali e vegetali.

Nel corso dei secoli il borgo di Lesina perse importanza e con essa la basilica che, divenuto un rudere, venne stata utilizzata come materiale per la costruzione di altri edifici della zona, almeno sino al 1795 quando l’abside, unica parte rimasta integra, venne affrescata dai fratelli Baldassarre e Vincenzo Orelli con dipinti riguardanti il Crocefisso con San Giorgio e Santa Giulia sopra alle anime del Purgatorio liberate dalle preghiere dei vivi, e nei riquadri minori Santi Sebastiano e Rocco contestualizzati nell’ambiente bonatese.

Già con la peste del 1630 la basilica era stata utilizzata come sepoltura per le vittime, tuttavia la svolta cimiteriale avvenne con l’arrivo di Napoleone Bonaparte quando trasformò la chiesa in un camposanto attivo sino al 1982.

Oggi della Basilica di Santa Giulia non rimane che l’abside, ma nonostante ciò rimane uno dei gioielli del Romanico bergamasco, oltre ad esser un luogo al limite dell’horror, quello che si direbbe una “chiesa – cimitero”.

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