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Dal primo grado a Bergamo, fino a Roma: tanto tempo (e denaro) per sostenere Bossetti

Sono arrivati nella Capitale con uno striscione. Ma ci sono anche i colpevolisti che hanno seguito l'intero caso

Il primo luglio 2015 erano all’esterno del tribunale di Bergamo. Il 12 ottobre di tre anni dopo erano sul piazzale della Corte di Cassazione a Roma. Sono un gruppo di sostenitori di Massimo Giuseppe Bossetti, condannato all’ergastolo come responsabile del delitto di Yara Gambirasio.

Non secondo loro, però, che pur non avendolo mai conosciuto, fin dal primo giorno hanno sempre sostenuto la sua innocenza. Del folto gruppo iniziale, gli “irriducibili” arrivati nella Capitale sono due. Ivan di Bergamo, coetaneo di Bossetti, è un elettricista: “Ho dedicato molto tempo a questa vicenda – racconta – seguendo quasi tutte le udienze. Ho preso molti giorni di ferie e permessi, e la trasferta romana mi è costata un po’. Ma non ci penso nemmeno. Rifarei tutto perché credo che Massi non c’entri nulla”. Dello stesso avviso Pietro Pagnoncelli, 67enne di Capriate San Gervasio, che a Roma ha portato anche uno striscione con la scritta “Vogliamo la verità, Bossetti innocente”.

Tanti i fan del muratore anche sul web, con diversi gruppi Facebook creati in in questi anni. Come “Roma per Bossetti”, curato da Domenico e Barbara, presenti in Cassazione.

A far da contraltare, chi è sempre stato convinto della colpevolezza del condannato. Come due ragazze bresciane, Serena e Aurora, anche loro presenti dal primo giorno all’ultimo, e iscritte a chat che sostengono il lavoro svolto dalla Procura di Bergamo.

Assenti, invece, a Roma i familiari di Bossetti. Non si è vista la sorella gemella Laura Letizia, che aveva sempre presenziato, ancora affranta per la perdita della madre Ester Arzuffi ad aprile, dopo quella del padre due anni fa.

Come prevedibile, non c’erano nemmeno i genitori di Yara, che hanno sempre preferito evitare di esporsi, anche per non alimentare un dolore che mai potranno dimenticare.

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