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Caso Yara, oggi ultima speranza per Bossetti: carcere a vita o nuovo processo? fotogallery video

I suoi avvocati hanno stilato un elenco di 23 motivi per cui sarebbe necessario riaprire il caso. In serata la sentenza definitiva

Carcere a vita o nuovo processo? L’ultima speranza per Massimo Giuseppe Bossetti è oggi, venerdì 12 ottobre. Di fronte alla Suprema Corte di Cassazione di Roma sarà celebrato il processo di terzo grado per il brutale omicidio di Yara Gambirasio. Unico imputato, il carpentiere di Mapello, già condannato all’ergastolo in Corte di Assise e di Appello.

L’udienza si apre alle dieci e al termine è prevista la sentenza. I tempi saranno lunghi, e il verdetto dovrebbe arrivare in serata, o addirittura sabato mattina.

Il pool difensivo dell’imputato, composto dagli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini, e da una serie di periti in varie materie, ha stilato un elenco di 23 motivi per cui sarebbe necessario riaprire il caso.

Bossetti non sarà presente in Aula. Aspetterà l’esito nella cella del carcere di via Gleno a Bergamo dove è rinchiuso dal 16 giugno 2014, giorno del suo arresto, e della svolta nelle intricati indagini sull’omicidio di Yara.

Era la sera 26 novembre del 2010 quando la tredicenne scomparve come nel nulla ad appena 700 metri dalla sua casa di Brembate Sopra, dopo essere uscita dal centro sportivo in cui praticava ginnastica artistica. Il suo corpicino venne ritrovato tre mesi dopo, il 26 febbraio 2011, per caso, in un campo a Chignolo d’Isola.

Per l’arresto di Bossetti servirono altri tre anni. Era il 16 giugno del 2014 quando venne fermato in un cantiere di Seriate. Venne rintracciato grazie a una piccola traccia di Dna rimasta sui pantaloni di Yara. Da quella gli investigatori risalirono a un profilo genetico chiamato Ignoto 1. Furono sottoposti al test del Dna ventimila bergamaschi, e alla fine da un cugino si arrivò al padre del presunto omicida. L’uomo, Giuseppe Guerinoni, era morto nel 1999. Massimo Giuseppe Bossetti era suo figlio illegittimo.

Proprio sul Dna si è sempre basata l’accusa e da sempre la difesa contesta questa prova regina. Lo fa anche nelle 600 pagine del ricorso presentato in Cassazione contro la condanna all’ergastolo.

Gli avvocati di Bossetti hanno evidenziato 23 motivi della sua presunta innocenza. Secondo Salvagni “finora questo è stato un processo all’indagine genetica più importante della storia d’Italia, che la pubblica accusa vuole difendere a ogni costo. Non è stato un processo a Massimo Bossetti”.

La richiesta fondamentale, mai accolta prima e ora presentata in Cassazione, è una nuova perizia sul Dna, “nonostante – dicono gli avvocati – i consulenti dell’accusa sia del San Raffaele sia dell’Università di Pavia abbiano affermato che c’è materiale su cui procedere a nuove analisi”.

Si aggiungono il mancato rispetto dei protocolli previsti dalla comunità scientifica internazionale per l’indagine sul Dna (manca quello mitocondriale) ed errori procedurali.

Se la Corte di Cassazione (giudice tecnico sulle norme del diritto, non di merito sul caso) accoglierà la richiesta della difesa, le indagini saranno riaperte e Massimo Bossetti avrà un nuovo processo d’appello. Se invece gli ermellini confermeranno i risultati del secondo processo, per il 48enne muratore di Mapello, che si è sempre dichiarato innocente e la cui famiglia ha sempre sostenuto la tesi dell’errore nell’identificazione, sarà carcere a vita.

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