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Una Ubi più snella e i soci torneranno a votare il bilancio

I soci sono attualmente 145mila. Il 50% circa del Capitale è detenuto da Investitori Istituzionali. Il 68% circa dei soci è in Lombardia e la maggior parte dei restanti (18,7%) è distribuito nel nord Italia.

È stata la prima grande banca italiana a trasformarsi in Spa, venerdì 19 ottobre Ubi Banca chiama a raccolta i propri soci, nell’assemblea che si svolgerà alla Fiera di Bergamo, per discutere e deliberare l’approvazione di un nuovo Statuto sociale. Di fatto chiede ai soci azionisti l’adozione del modello monistico di amministrazione e controllo.

CHE COSA PRESENTA UBI?
Dopo l’addio al modello federale, Ubi Banca passerà da un sistema dualistico (con due di consiglio e uno di sorveglianza).
I principali elementi del nuovo modello di Ubi:
1) Il Consiglio di Amministrazione sarà composto da 15 membri, di cui 2/3 indipendenti;
2) Al suo interno il Comitato per il Controllo sulla Gestione sarà composto da 5 membri;
3) Fino a 3 Consiglieri saranno tratti dalle liste di minoranza, che assumono la Presidenza del Comitato per il Controllo sulla Gestione.

A realizzare i lavori dell’ultima riforma della governance di Ubi è stata una commissione formata all’interno dell’attuale Consiglio di Sorveglianza presieduto da Andrea Moltrasio.
A giugno del 2017 è stata infatti formata una Commissione formata appunto da: Andrea Moltrasio (Presidente), Mario Cera (Vice Presidente Vicario), Pietro Gussalli Beretta (Vice Presidente), Armando Santus (Vice Presidente) e Giovanni Fiori (Consigliere).

RIFORMA DELLA GOVERNANCE
La riforma della Governance è solo l’ultimo tassello di un percorso di modernizzazione e sviluppo di UBI Banca iniziato nel 2013. A settembre di quell’anno è stato avviato il primo progetto di riforma della governante che ha condotto alla cosiddetta “popolare integrata”.
Allora furono introdotti importanti novità come il possesso azionario minimo e i limiti di età per gli amministratori oltre ai limiti al numero dei mandati. La riforma, poi approvata dall’Assemblea dei Soci nel maggio 2014, conferiva anche un ruolo più importante al capitale vale la pena ricordare che Ubi Banca già ai tempi in cui era una Banca Popolare era partecipata per circa il 40 da investitori istituzionali.
L’autoriforma ha preceduto solo di poco l’iniziativa dell’allora Governo Renzi che prevedeva la trasformazione in Spa delle banche popolari di maggiori dimensioni. Recepita la legge,a ottobre del 2015 l’Assemblea dei Soci ha approvato la trasformazione in Spa: prima tra le banche interessate e in maniera rapida e trasparente anche per dare ai soci la possibilità di rinnovare i vertici (nella primavera 2016) già sotto l’egida del nuovo assetto di governo.

Accanto all’evoluzione della Governance, l’esigenza di maggiore efficienza organizzativa ha condotto ad abbandonare il modello federale per arrivare alla cosiddetta banca unica: tra l’autunno del 2016 e l’inizio del 2017 è stata realizzata la fusione in Ubi delle banca rete precedentemente controllate. Al contempo sono state acquisite tre banche cedute dal fondo di risoluzione, realizzato un aumento di capitale da 400mln di euro a servizio dell’operazione e integrate in Ubi anche le ex Nuova Banca Etruria, Nuova Banca Marche e Nuova Carichieti. L’operazione delle cosiddette goodbanks ha fatto crescere di circa il 20% il perimetro dimensionale del Gruppo.

Il Gruppo UBI Banca è nato ad aprile 2007 basandosi su tre pilastri: Banca Popolare, Organizzazione Federale e sistema di Governo duale. Venendo meno per una serie di circostanze i primi due tratti caratteristici, si è ritenuto importante consentire alla banca di evolvere anche sul terzo fronte.

Il prossimo 19 ottobre l’Assemblea dei Soci straordinaria è quindi chiamata a votare sul passaggio al sistema di governance che prevede un solo consiglio di amministrazione, basato sul cosiddetto sistema monistico.

UBI BANCA IN NUMERI
L’insieme del processo descritto ha permesso dal 2007 al 2018 di realizzare una significativa semplificazione del Gruppo come testimoniato da alcuni tra principali numeri:
Le Società del Gruppo UBI sono passate da 54 nel 2007 a 16 nel 2018;
Il numero degli amministratori e dei sindaci si è ridotto da 517 nel 2007 a 165 nel 2018:
Il costo totale della Governance si è ridotto del 65% rispetto al 2007 e del 35% per la governance di Capogruppo.

I SOCI E IL CAPITALE 
I soci sono attualmente 145mila. Il 50% circa del Capitale è detenuto da Investitori Istituzionali. Il 68% circa dei soci è in Lombardia e la maggior parte dei restanti (18,7%) è distribuito nel nord Italia.

I PUNTI DI FORZA DEL MODELLO MONISTICO
Il modello Monistico è stato considerato come il più idoneo all’evoluzione di Ubi Banca perché è ampiamente diffuso e maggiormente riconoscibile a livello internazionale. È prevista la collocazione dell’Organo di Controllo all’interno del Consiglio come evoluzione naturale del duale, per rafforzare la funzione di controllo, partecipando all’assunzione delle decisioni strategiche. La presenza dei Comitati endoconsiliari all’interno del Consiglio ne migliora l’efficacia, poiché avranno una presa diretta sull’operato del management (il Comitato Nomine e Remunerazione opera maggiormente su aspetti gestionali; il Comitato Rischi interviene preliminarmente nel processo di definizione delle proposte, mentre il Comitato per il controllo sulla gestione sarà formato da membri interni al Cda che, partecipando direttamente all’assunzione di decisioni strategiche, valuteranno i rischi ex ante anziché ex post, come invece avviene nel caso del Collegio sindacale previsto dallo schema tradizionale). Inoltre la semplificazione degli iter deliberativi e la maggiore efficacia dei flussi informativi per la compresenza in CdA delle Funzioni di Supervisione, Gestione e Controllo sono un altro punto di forza del modello monistico. Infine, ma non di meno conto, ci sarà una valorizzazione del ruolo dell’Assemblea e dei Consiglieri di minoranza: ci sarà una maggior vicinanza dell’Assemblea dei Soci al processo decisionale, per esempio i soci saranno chiamati all’approvazione del Bilancio.

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