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“Capitan” Salvini è un traditore? Riflessioni di un non leghista

Fabio Mazzoleni, imprenditore, prova a dire la sua sulla rivoluzione all'interno di quella che era la Lega Nord e ora è la Lega di Salvini e in particolare sugli elettori bergamaschi e lombardi del Carroccio.

Fabio Mazzoleni, imprenditore di Bergamo, prova a dire la sua sulla rivoluzione all’interno di quella che era la Lega Nord e ora è la Lega di Salvini e in particolare sugli elettori bergamaschi e lombardi del Carroccio.   

Faccio fatica a capire come possano non essere gli elettori storici del Nord i primi nemici della Lega di Salvini.

La Lega Lombarda prima e Lega Nord poi avevano diversi difetti, tra gli altri una certa confusione tra partito e famiglia da parte del fondatore e una vaga tendenza all’appropriazione indebita forse mutuata dai Socialisti, ai quali in tante amministrazioni locali erano bruscamente subentrati, ma aveva anche una chiara identità e un obbiettivo ben definito.

Era nata con il DNA della gente delle nostre valli e pianure, forse un po’ rudi, a volte magari rozzi, ma gran lavoratori, testardi, amanti del fare più che del parlare e pronti a riconoscere il merito, di qualsiasi colore, razza o idea fosse. Era vicino a chi produceva ricchezza, dall’artigiano all’industriale, e la distribuiva sul territorio. E l’obbiettivo era riconsegnare alla sempre più oberata “locomotiva” del Nord, se non l’indipendenza, l’ossigeno necessario per proseguire il cammino di crescita, mantenendo la ricchezza prodotta nei territori che la producevano. Gli effetti del continuo salasso fiscale del Nord, delle risorse sottratte alla produttività e allo sviluppo, si sono visti nelle devastanti ricadute della crisi del 2008. La Lega aveva ragione.

Certo aveva già sviluppato il sistema di additare un nemico per creare consenso: allora era il “terùn” indolente dell’ufficio postale o della motorizzazione, o il “napoletano lazzarone” che viveva di sussidi e false invalidità. Ma non c’era ancora quella componente di odio che invece c’è ora.

La Lega di Salvini è l’antitesi di tutto questo: è al governo con il paradigma del peggior “napoletano” (intendendo quello disegnato dalla propaganda leghista), poco capace ma veloce di lingua e rancoroso e lo supporta nella sottrazione di ricchezza a chi e a dove si produce per darla ad aree e soggetti che chiedono solo assistenza e sussidi in cambio di voti, nella peggior tradizione dei politici contro cui la Lega era nata.

Assiste imperterrita alla progressiva penalizzazione delle imprese, grandi medie e piccole, con provvedimenti che ne riducono la produttività e la capacità operativa e con un crescente clima di ostilità a chi ha saputo creare qualcosa di buono. E non si può considerare la “Pace fiscale” un aiuto generalizzato alle imprese a meno che non si reputino gli imprenditori per la maggior parte degli evasori.

L’impiegato delle poste e della motorizzazione sono ancora lì, ancora indolenti e vessatori, ma parole come merito, efficienza, performance sono state bandite dal lessico di Salvini perché troppo facili da confondere con il vocabolario di quella “elite”a cui ha dichiarato esplicitamente guerra.

Restano di leghista soltanto il contrasto all’immigrazione, che infatti Salvini ripropone ogni giorno con toni sempre più violenti ed aggressivi, per coprire abilmente il nulla che gli sta dietro, e la nuova crociata antieuropeista, che però non tiene conto che dal 2001 in poi di strada il Nord ne ha fatta tanta, chi viveva di svalutazioni competitive e bassi costi o è morto o è cambiato, e il legame con l’Europa è necessario e vitale, molto di più di quanto non lo sia il legame con il Sud Italia. E questo i leghisti della prima ora già lo sapevano bene.

Se questo non è un tradimento delle proprie radici e Salvini non un “capitano” ma un traditore, io non so cosa altro lo possa essere e mi chiedo fino a quando la nostra gente, che in genere prima di scaricare un supposto “amico” di rospi ne ingoia parecchi, si lascerà prendere in giro.

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