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Storie di alternanza: Bergamoscienza vista dagli studenti

Chi si nasconde dietro tutti i laboratori di Bergamoscienza?

Il 6 Ottobre si é inaugurato il periodo di Bergamoscienza, iniziativa della città che spera di offrire ai suoi abitanti un po’ di sana e genuina cultura. Durante due weekend, molti licei dispongono un piccolo stand lungo il Sentierone, dove i passanti possono fermarsi ad ascoltare una spiegazione degli studenti partecipanti, riguardo a diversi ambiti scientifici.

Ma dove si nascondono le menti dell’opera?

Si trovano dietro a vecchie cattedre impolverate, in segreti laboratori sotterranei, e davanti a pesanti manuali di fisica. Oltre a questi volontari, esiste una giovane schiera non retribuita di lavoratori tra i banchi di scuola. Non sono presenti per scelta propria, ma per bisogno di tante cifre nelle ore di alternanza.
I piccoli operai da un lato sono felici di partecipare al festival della scienza, anche se di festa, per come la intendono loro, c’è ben poco.

La prima cosa a cui brindano insieme sono solo le lezioni perse (o sfruttate, dipende dai punti di vista) a giocare al computer e disegnare su fogli, invece di produrre schemi virtuali di fenomeni reali. È sempre un piacere quando un’attività scolastica, toglie paradossalmente ore di lezione in aula.

Argomento delle classi quarte di un liceo scientifico, del quale vale pena condividere il percorso, è la geologia. Rocce, minerali, conglomerati, sassi, in parole povere ciò che le suole dei bergamaschi calpestano frettolosamente.

Possono apparire molto noiose per qualcuno che già si sforza per leggere libri e poesie, e riesce ad ascoltare solo la melodia degli auricolari. Le pietre sono un po’ timide, non parlano ad alta voce e si rendono difficili da apprezzare e interpretare.

Tuttavia, è inevitabile imparare qualcosa, dopo manciate di pomeriggi spesi a esplorare le principali vie coi compagni, come turisti della propria città, e chiavette smarrite con le relative presentazioni.

I ragazzi si accorgono così che vagando casualmente in luoghi diversi, l’attenzione cade proprio su quel fossile incastrato sugli scalini dove si adagiano per lamentarsi dei compiti, e ridono pensando che prima lì ci fosse il mare.
Quando questa inconsapevole constatazione viene effettuata, lo studente è pronto per diventare veramente parte della divulgazione scientifica e testimone di cosa ha osservato.

Ecco quindi l’invito aperto a tutti, bambini, genitori e famiglie che finito il pranzo domenicale dai nonni, possono portarli in centro per scoprire insieme particolari curiosità.

Tale esperienza inverte i ruoli, e permette ai giovani di guidare i più anziani, o di sperimentare la difficoltà nel catturare l’attenzione dei bambini.
È probabile che la loro spiegazione sia molto lontana da quella proposta e preparata in classe, perché subisce un passaparola attraverso mail e voci di corridoio, come un telefono senza fili che trasforma una “roccia magmatica” in “doccia mediatica”.

Anche se non tutti comprendono profondamente la questione, è proprio attraverso loro, apparentemente distratti, che si vede il vero valore del progetto. Insieme riescono a trovare la voglia di spendere del tempo per applicarsi e collaborare in un progetto.

Per gli spettatori sarà impossibile ignorare la complicità emersa da un gruppo di lavoro, che non ha come obiettivo un prodotto utile, ma un percorso didattico. Praticabile solo in buona compagnia e seguendo una guida.