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Niente tasse, niente cibo: la Torre di Adalberto e il tragico destino degli evasori foto

Il tour dei luoghi meno conosciuti di Bergamo e provincia fa tappa oggi in un luogo simbolo di Città Alta e Colle Aperto, che tuttavia nasconde dentro di sé un terribile ricordo

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Se si nasce sotto una cattiva stella, non ci si può aspettare di avere un’esistenza positiva: è questo senza dubbio il caso della Torre di Adalberto, costruita verso la fine del IX secolo dal vescovo omonimo e divenuto nei secoli uno dei luoghi più terribili di Bergamo.

Nascosta fra gli ippocastani a causa della sua altezza non notevole (solo 24 m), la torre venne distrutta assieme a tutta la città dopo pochi anni dalla sua costruzione a causa delle ire del nuovo re d’Italia, Arnolfo di Carinzia, nei confronti del vescovo bergamasco.

Passata nelle mani della famiglia Crotta (di cui porta ancora oggi il nome il giardino pubblico annesso), la torre divenne una struttura difensiva nel corso del Trecento, quando la famiglia Visconti costruì nella zona circostante la celebre Cittadella, prima di cambiare nuovamente ruolo durante il Quattrocento, quando la città passò sotto il dominio veneto, che attribuì ad essa un nuovo appellativo : la “torre della fame”.

La struttura, utilizzata come prigione per evasori fiscali, fu soprannominata in questa maniera a causa delle atroci pene che i condannati subivano, fra le quali erano inserite l’impossibilità di avere contatti con l’esterno, quello di vedere la luce dall’esterno e la mancanza di cibo.

La torre, edificata totalmente in pietra arenaria, ancora oggi mostra i segni di quel tragico passato attraverso l’unico ingresso esistente, posto qualche metro da terra e raggiungibile soltanto tramite l’utilizzo di una scala in legno, aspetto che rendeva più difficile la fuga ai prigionieri.

Con l’arrivo degli austriaci la torre venne dismessa e trasformata in un edificio di contorno alla foresta di ippocastani che allietavano le domeniche novecentesche dei bergamaschi nello spiano di Colle Aperto.

Il boschetto di Città Alta ha fatto spazio con il passare dei ad un passaggio nevralgico per il traffico della città ed oggi a ricordo di tutto ciò è rimasta solo la Torre di Adalberto, tuttavia quella struttura, per quanto possa esser speso dimenticata dai nostri conterranei, mantiene tutt’ora la fama di essere la “torre della fame”.

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