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Dopo 25 anni, il Chisciotte di Gilliam vive: ben fatto ma serve impegno per seguirlo

Risulta subito chiaro che non si tratta di un film che si lascia guardare con disimpegno: abbiate fede e non lasciatevi scoraggiare dalle sue stranezze. Anzi, abbracciatele, e vi condurranno a un finale tutto da scoprire.

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Titolo: L’uomo che uccise Don Chisciotte
Regia: Terry Gilliam
Attori: Adam Driver, Jonathan Pryce, Stellan Skarsgard, Olga Kurylenko, Joana Ribeiro
Durata: 132 minuti
Giudizio: ***
Programmazione: Cinema Capitol

Sembra che la possibilità di girare un film sul Don Chisciotte sia stata per molti anni insieme un sogno e una maledizione per Terry Gilliam. Infatti, 25 anni fa, nacque nel regista inglese il desiderio di creare un film che vedesse un regista americano catapultato nella Spagna del XVII secolo e in qualche modo assoldato dal cavaliere errante Don Chisciotte, nelle vesti di suo fedele scudiero Sancho Panza. L’idea non andò mai in porto a causa di tutta una serie di sfortunati eventi che si abbatterono sul regista già dalla pre-produzione, tra cui anche un terribile uragano e una grave malattia. Oggi, 25 anni dopo quella disastrosa esperienza, Gilliam torna a prendersi la sua rivincita portando finalmente alla luce quel sogno mezzo abortito di far rivivere il Don Chisciotte.

Siamo in Spagna, sul set di uno spot che vede come protagonista il famoso personaggio del romanzo di Cervantes, intento ad infilzare mulini a vento con la sua picca. Il regista Toby (interpretato dall’affascinante Adam Driver), cinico e insoddisfatto, non riesce a trovare l’ispirazione che gli serve per procedere con le riprese, provocando la frustrazione dei produttori impazienti. Una sera gli capita per caso tra le mani un vecchio dvd pirata: incredibilmente, si tratta del suo primo film giovanile, che aveva girato in un paesino non lontano da lì, con l’aiuto degli abitanti locali. In questa pellicola, ritrova l’antico fuoco che animava la sua passione da regista e decide così di tornare in quel paesino che, non a caso, si chiama “Los Sueños” nella speranza di ritrovare quella passione ormai sbiadita.

Una volta lì, si rende conto che è cambiato tutto. Non solo, proprio a causa del suo film, tanti degli abitanti avevano creduto di poter aspirare a qualcosa di più, solo per poi ritrovarsi in rovina una volta terminato. Ha incasinato le vite di tanti, e in particolar modo quelle di Javier, il vecchio calzolaio che aveva interpretato Chisciotte, e Angelica, la bella figlia del barista, di cui si era innamorato. Il povero Javier, portato da Toby a convincersi di essere il Don Chisciotte in persona, se ne va errante per le colline brulle della campagna spagnola alla ricerca di giganti da sconfiggere. Qui incontra Toby, che scambia per il suo fedele compagno di avventure, Sancho Panza. Toby, mosso da compassione per il delirante vecchio, decide di assecondarlo, solo per ritrovarsi piano piano incastrato e perso in un mondo fatto di illusioni, a metà tra realtà e finzione. Sul loro cammino ritrovano anche Angelica, prigioniera di un produttore russo che la usa come sua personale schiava sessuale. E qui non è difficile cogliere la frecciatina a Weinstein & Co. Con lo scopo di salvarla dalle grinfie del mecenate russo, Toby si ritroverà invischiato in un’avventura ai confini della realtà che lascerà lo spettatore disorientato e confuso. Tuttavia, alla fine, la trama si dipana e il finale risulta molto chiaro: Quixote vive!

È indubbiamente ben fatto, ricco di metafore e richiami molto alti. Le inquadrature hanno angolazioni tutte particolari, le ambientazioni sono da mozzare il fiato e gli attori sono davvero credibili. Tuttavia, risulta subito chiaro che non si tratta di un film che si lascia guardare con disimpegno; anzi, ci vuole una certa tenacia, mentale e dopo un po’ anche fisica, per riuscire a seguirlo, perché, detta onestamente, sembra che sia stato girato da qualcuno sotto l’effetto di acidi. È incredibilmente strambo e rocambolesco; un grande paese dei balocchi in cui, se non ci si regge saldamente al filo conduttore della vicenda, è facile perdersi, rischiando di non riuscire ad apprezzarlo fino in fondo. Quindi, abbiate fede e non lasciatevi scoraggiare dalle sue stranezze. Anzi, abbracciatele, e vi condurranno a un finale tutto da scoprire.

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