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“Il viaggio a Reims”: Rossini tra selfie e Amazon, esilarante ma anche commovente

Michele Spotti, giovane talento della direzione musicale fresco dei recenti successi al Rossini Opera Festival 2018, è riuscito a conquistare anche il pubblico di Bergamo.

Esilarante e innovativa. Otto minuti di applausi per la prima de “Il viaggio a Reims” di venerdì 5 ottobre al Teatro Sociale di Bergamo. Il merito va sicuramente al grande Gioachino Rossini che compose l’opera nel lontano 1825, in occasione dell’incoronazione del nuovo re di Francia, Carlo X. Ma non solo.

Ma anche di  Michele Spotti, giovane talento della direzione musicale che, fresco dei recenti successi al Rossini Opera Festival 2018, è riuscito a conquistare anche il pubblico bergamasco.

Il tocco magico di Michal Znaniecki, regista, ha trasformato il palco del Sociale nel in un moderno albergo di lusso.  L’ambientazione ha avuto vari cambi d’abito: una sontuosa reception è diventata una sauna con annessa area spa, per poi trasformarsi in una sala da ballo. Una location di alto livello in cui i numerosi protagonisti hanno potuto godersi il soggiorno
forzato in attesa di poter ripartire per Parigi.

La rappresentazione è stata adattata in chiave contemporanea non tralasciando nessun dettaglio dei nostri tempi. Ecco che la Contessa di Folleville (Paola Leoci) si dispera per un ritardo nella consegna di un acquisto che sembrerebbe essere stato fatto su internet. Le sue pene durano poco: una volta arrivato il vistoso cappello, è il momento di foto e selfie pronti da postare su Instagram.

Tra luci, ritmo di valzer e soprattutto, open bar, il momento del brindisi finale viene dotato del giusto brio necessario per ogni festa ben riuscita. Non potevano di certo mancare amori e intrecci non facili di risolvere, come quello tra Marchesa Melibea (Irene Molinari) e il Conte di Libenskof (Ruzil Gatin) che prova ogni strategia pur di conquistare la sua amata, compresi palloncini a forma di cuore e peluches giganti.

È una produzione che non poteva non essere apprezzata dai numerosi giovani in sala. La messa in scena è stata affidata ad un cast giovane e preparato. Ogni personaggio è stato protagonista della storia, da qui la difficoltà di gestire musica, narrazione e interpretazione dei vari attori.

Momenti di sana comicità si sono alternati ad attimi di commozione, resi tali dal suono dell’orchestra. È la magia della poetica rossiniana fatta di parole e musica insieme, unite inscindibilmente. Leggerezza alternata a quelle emozioni che solo l’opera sa regalare.

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