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Prof ucciso a coltellate in cascina: la pista dei dipendenti non pagati fotogallery video

Cosimo Errico, docente 58enne del Natta di Bergamo, è stato ammazzato da una decina di fendenti. Interrogati alcuni lavoratori stranieri

Ha cercato di difendersi fino all’ultimo, ma quella serie di fendenti non gli ha lasciato scampo. Probabilmente conosceva chi l’ha ucciso, e non è escluso che abbiano cenato insieme. Poi la violenta aggressione, forse per motivi economici, e il tentativo di depistare la scena del crimine dando fuoco al cadavere e togliendo la corrente al casolare.

Cosimo Errico prof ucciso

I carabinieri del comando provinciale, con i colleghi del nucleo operativo e del reparto scientifico hanno ricostruito così l’omicidio di Cosimo Errico, il professore di 58 anni ammazzato nella serata di mercoledì 3 ottobre all’interno della sua fattoria didattica Cascina dei fiori in una località di campagna di via Chiosi a Entratico.

L’uomo, originario di Lecce ma da anni residente con la moglie Gisella e il figlio 25enne Simone in vicolo Bancalegno a Bergamo, insegnava biochimica, biologia e microbiologia all’istituto tecnico cittadino Natta. Come secondo lavoro gestiva il cascinale di Entratico che aveva acquistato una decina d’anni fa e aveva adibito a fattoria didattica, con visite da parte di scolaresche da tutta la Lombardia. Per la cura degli animali e dei terreni circostanti, si faceva aiutare da lavoratori stranieri, indiani, pakistani e nordafricani, che reclutava anche tra gli ospiti del vicino centro di accoglienza di Vigano San Martino. Alcuni di loro pare fossero in nero, con stipendi bassi o addirittura non pagati.

Mercoledì mattina il 58enne, libero dagli impegni scolastici, si reca nel suo cascinale, che affittava anche per feste di compleanno, per ricevere una classe di un istituto scolastico bergamasco. Una giornata serena, con i giovani alunni che se ne vanno felici nel pomeriggio dopo aver visto cavalli e pecore.

prof ucciso

Cosimo Errico (nella foto durante una gita scolastica) si ferma in cascina. Con lui ci sono alcuni di quei lavoratori che lo aiutano tra campi e bestiame. Verso le 18 l’ultima chiamata alla moglie, anch’essa insegnante: “Finisco di sistemare e arrivo più tardi”, le dice. Ma a casa non ci tornerà più. L’uomo si ferma a cena. Pane, salame e formaggio. All’improvviso, forse al culmine di una discussione con alcuni suoi dipendenti, viene aggredito con una decina di fendenti provocati da un grosso coltello o da un’accetta. Cerca di difendersi, ma è inutile. Chi l’ha ucciso, per sviare le indagini, cosparge il suo corpo con della benzina e tenta di dargli fuoco, ma il liquido infiammabile è troppo poco per renderlo irriconoscibile. Poi stacca la corrente e apre il frigo, come a voler simulare una folgorazione per un malfunzionamento dell’elettrodomestico.

A mezzanotte la moglie, preoccupata, lo chiama di nuovo al telefono. Ma lui non risponde. Il figlio, studente universitario, si reca quindi a Entratico e trova il padre privo di vita. È in cucina e la stanza è in disordine, come se ci fosse stata una violenta colluttazione. Sul posto accorrono per primi i Vigili del fuoco. Arrivano anche i carabinieri con il sostituto procuratore Carmen Santoro, che, nonostante il cadavere semicarbonizzato, notano i tagli sulle mani, sul petto e sul collo.

Iniziano le indagini. Nella zona, isolata, non ci sono telecamere. Si analizzano tutte le ipotesi possibili, da quella sentimentale a quella dei litigi con i vicini, passando per la rapina o l’ambito familiare. Ma nessuna, per ora, sembra portare a qualcosa. Vengono ascoltati proprio i parenti della vittima. Si fa largo la pista del delitto maturato dopo uno screzio per motivi economici, proprio con uno o forse più dei dipendenti della fattoria. Il 58enne, descritto dai suoi alunni come un professore esemplare e disponibile, nella vita privata aveva un carattere rude e poco conciliante. Possibile che abbia litigato con qualcuno dei suoi lavoratori che chiedeva di essere pagato.

Giovedì quelli assunti con contratto regolare sono stati interrogati dai carabinieri per capire i rapporti con Errico. Difficile invece rintracciare quelli in nero. L’arma del delitto non è ancora stata trovata. Il pm ha disposto l’esame autoptico sulla salma, fissato alle 10 di venerdì all’ospedale Papa Giovanni di Bergamo ed eseguito dall’anatomopatologo Yao Chen dell’Università di Pavia.

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