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BGY e le esperienze indimenticabili della vita: “Il mio primo viaggio da sola” foto

La rubrica sulle indimenticabili prime esperienze della vita continua: l'emozione di fare per la prima volta un viaggio da soli

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Questo mese per la rubrica “la prima volta”, scritta da Anna Mocchi e illustrata da Filip Enea, ci siamo appellati a Giorgia Vainò, classe ’00 e ex studentessa del Liceo Scientifico Lussana, che due anni fa ha deciso di intraprendere l’esperienza dell’anno all’estero. La rubrica sulle indimenticabili prime esperienze della vita infatti racconterà, attraverso le parole di Giorgia, il primo viaggio da soli (addirittura oltre oceano, addirittura per un un anno).

il primo viaggio da solo

“Sete di esperienza, ricerca di condivisione, disponibilità all’avventura, necessità di nuovi stimoli, di emozionie e di senso, insieme a una rinnovata speranza di pace, di serenità, di felicità, ma anche la voglia di accantonarei problemi, e di fuggire dai cattivi pensieri: tutto questo c’era, in maniera anche contraddittoria,quando ho deciso di partire per un anno di studi all’estero, in un paese sconosciuto come l’Honduras, lontano 10.000 km dalla mia casa.”

Racconta così Giorgia l’inizio della sua prima volta: il 17 Agosto del 2016 infatti è partita per l’Honduras per frequentare il quarto anno di liceo all’estero.

“Nonostante le grandi difficoltà che ho dovuto affrontare nel corso del mio anno se dovessi tornare indietro la mia scelta non cambierebbe per nulla al mondo.”

Come ti sei sentita durante il lungo anno?

“Quando mi chiedono come sia stato il mio anno all’estero la prima spontanea risposta è: benissimo: i ricordi positivi prevalgono sempre su quelli negativi. Certo vivere da soli all’estero non è facile, soprattutto se si vive in uno stato povero e lontano 10 mila km da casa, ma ancora di più se si ha solo 16 anni. Il primo mese non è stato così difficile come mi aspettavo in quanto tutto mi sembrava una novità e io stessa ero una novità per le persone che mi stavano attorno ma dopo il primo mese d’accoglienza sono iniziati i primi problemi, perché è da qui che ho dovuto ambientarmi davvero e iniziare a vivere la vera vita hondurena. I 40 gradi tutto l’anno, l’afa dovuta al caldo e al mare, le tormente notturne, la sveglia alle 5 del mattino, l’acqua solo fredda, il cibo solo fritto, le cene alle 5 del pomeriggio, la carne e i fagioli a colazione, l’inglese americano e lo spagnolo catalano sono stati piccoli problemi che sommati si sono fatti sentire un grosso peso. Dopo pochi mesi ho cambiato famiglia e da quel famoso 21 dicembre la mia esperienza è cambiata totalmente. Vi avviso subito che io in Italia non ho mai guardato una serie tv e odio guardare film, ma all’estero e soprattutto con la mia nuova famiglia mi piaceva anche questo pur di stare con loro. I mesi passavano e io non me ne accorgevo, a scuola la situazione era migliorata e finalmente capivo tutte le lezioni e quello strano inglese americano e spagnolo che inizialmente mi sembravano incomprensibili ora non mi sembravano così difficili, anzi era quasi più strano dover parlar italiano. Intorno ad aprile ho avuto una brutta crisi, mancavano 3 mesi e mezzo al mio ritorno e mi ricordo benissimo che ero proprio stanca di quella vita, avevo bisogno di ritornare alla mia normalità, mi mancavano i miei genitori, mia sorella, le mie amiche e il mio ragazzo di allora. Grazie a mio papà, anche se distante, sono riuscita a superare questo periodo buio. Gli ultimi mesi poi sono volati. Non posso dire che sia stato facile il mio anno all’estero, anzi, penso che sia stato l’anno più difficile, ma allo stesso tempo devo dire che è stato l’anno più bello della mia vita che sempre mi ricorderò.

Cosa ti lascia questa esperienza?

“Quello che mi resta sono i ricordi di pe­rsone fantastiche, di una cultura che si gode la vita con po­co, che ama Dio più che ogni altra cosa e di una terra piena di posti incredibil­i. Il mio più grande obiettivo l’ho real­izzato; ho due famig­lie fantastiche in due parti del mondo, due famiglie che mai mi lasceranno sola in vita mia. Ho voluto dedicare a loro tutto questo perché senza la mia famiglia italiana non avrei mai potuto realizzare il mio più grande sogno, e sen­za la mia famiglia hondureña la mia esperienza non sarebbe mai stata quella che è stata.
Inizialmente ti senti solo, in un posto che non è tuo e che non parla la tua lingua. Vorrei sollecitare gli studenti a partire, perché il mondo è grande e garantisco che ti fa maturare più di quanto facciano i libri.

L’estate seguente sei ritornata in Honduras, come è stato?
“Quando mi fanno questa domanda mi vengono sempre i brividi, non so come mai, ma ho provato emozioni così forti e uniche che questa è sempre la reazione. Dopo un anno preciso che non vedevo la mia seconda famiglia e i miei amici hondureni sono tornata, questa volta non sola ma insieme ai miei genitori e a mia sorella. La sala dell’aereoporto mi sembrava una festa, c’era la mia mamma hondurena ad aspettarmi a braccia aperte,si è fatta 10 ore di macchina solo per venire a prendermi in aereoporto, c’era la mia zia, mio zio, i miei cugini, amiche di mia mamma e moltissime persone della mia famiglia ad aspettarmi con striscioni, trombette, fiori e musica e per abbracciarmi dopo tanto tempo. In questo momento ho realizzato davvero che quando uno semina prima o poi viene ripagato. Sono rimasta 3 settimane; volevo che la mia vera famiglia provasse proprio quello che ho vissuto io durante il mio anno all’estero. Devo ringraziare ancora i miei genitori e mia sorella perché penso mi abbiamo fatto uno dei regali più belli della mia vita perché poter vedere le mie due famiglie insieme mi ha fatto sentire la figlia più orgogliosa del mondo.”

Se volete avere qualche informazione in più, qualche domanda per Giorgia o semplicemente vedere qualche foto del suo anno all’estero e del suo ritorno nella sua amata seconda casa seguite su instagram @giorgia_vaino (Giorgia Vainò) o la sua pagina facebook che ha utilizzato come blog durante i suoi 11 mesi all’estero → SI, SE PUEDE.

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