Spotti: "Guardando Topolino ho deciso che sarei diventato direttore d'orchestra" - BergamoNews
L'intervista

Spotti: “Guardando Topolino ho deciso che sarei diventato direttore d’orchestra”

Il direttore Michele Spotti si prepara al debutto bergamasco. Venerdì 5 ottobre sarà sul podio per dirigere “Il viaggio a Reims”, dramma giocoso di Gioachino Rossini

Dopo il successo della prima al Teatro Sociale di Como, “Il viaggio a Reims”, dramma giocoso di Gioachino Rossini, si prepara per il debutto bergamasco. Venerdì 5 ottobre il podio ospiterà la bacchetta di un giovane talento. Michele Spotti, classe ’93, dopo essersi diplomato in violino a soli diciassette anni, ha capito la sua vera vocazione: essere un direttore d’orchestra.

Venticinque anni, un diploma in violino, un matrimonio e una carriera da direttore d’orchestra ben avviata. Qual è stato il suo percorso?
“Ho cominciato a studiare violino da bambino. Da lì ho capito subito che la musica sarebbe stata la mia strada. Ho dovuto fare tante, tantissime rinunce – a cominciare dalle partite di calcio con gli amici -, ma alla fine i risultati sono arrivati. Una soddisfazione per me stesso e per la mia famiglia, che ha avuto un ruolo fondamentale. Ora è solo l’inizio di un lungo percorso: bisogna lavorare con passione senza montarsi la testa”.

Quando ha capito che il suo posto era sul podio e non in orchestra?
“L’ho capito quasi subito, quando ero un bambino. Ricordo che guardavo all’infinito “Fantasia”, uno dei film più belli firmati Walt Disney. Possiamo dire che è anche grazie a Topolino se ho deciso di fare questo mestiere. Fondamentale è stato anche il rapporto con mia nonna, diplomata in pianoforte: è lei che mi ha fatto amare la musica più di ogni altra cosa. Devo poi ammettere che sono stato fortunato. Nel mio percorso ho incontrato dei maestri che hanno subito capito la mia vera vocazione e mi hanno indirizzato su un piano di studi veramente eterogeneo.

Il suo amore per Rossini è evidente. Al Rossini Opera Festival 2018 ha raggiunto importanti traguardi, risultato tra i più applauditi della stagione.
“Ho frequentato l’Accademia Rossiniana nel 2017. Tornare a Pesaro dopo un anno è stato davvero emozionante. Ho potuto lavorare con artisti dal calibro internazionale, da cui ho appreso tantissimo. Tra questi Nicola Alaimo, baritono, una fucina di idee musicali in continuo fermento”.

Ogni rappresentazione porta con sé grandi emozioni. Cosa succede gli attimi prima di andare in scena?
“Dipende tutto dal carattere, ogni persona è diversa. Per stare tranquillo cerco sempre di comportarmi nella maniera più normale possibile, anche se è difficile. Ho anche i miei riti scaramantici, ovviamente. Non dirigo senza i miei gemelli portafortuna”.

Se dovesse descrivere “Il viaggio a Reims” come lo definirebbe?
“Direi che è un caleidoscopio di sonorità. Un mix di energia. Amo questa produzione perché permette alle persone di sorridere, cast compreso. Abbiamo lavorato con energia e impegno raggiungendo ottimi risultati. Sono colpito dai miglioramenti fatti nel corso del tempo, nonostante la giovane età dei partecipanti a questa produzione”.

Essere direttore a venticinque anni è una grande responsabilità. Come gestisce i rapporti con colleghi con più anni di esperienza alle spalle?
“La differenza di età non è mai stata un problema. L’autorità del direttore è indiscussa. Viene giudicato in base alla preparazione e al carisma. È la cosa più importante: quando suonavo in orchestra per me era fondamentale seguire una persona con polso e carattere”.

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