La mostra
Ieri scartato, oggi celebrato: Bergamo dà il giusto tributo al grande Aligi Sassu
La nuova mostra su Aligi Sassu allestita al palazzo storico del Credito Bergamasco porta a Bergamo in prima visione assoluta una grande opera dell’artista a lungo creduta scomparsa e che è stata invece ritrovata a Budapest nel 2015.
La nuova mostra su Aligi Sassu allestita al palazzo storico del Credito Bergamasco porta a Bergamo in prima visione assoluta una grande opera dell’artista a lungo creduta scomparsa e che è stata invece ritrovata a Budapest nel 2015.
Si tratta dell’olio su tela “Battaglia di tre cavalieri” (cm 200 x 200) presentata da Sassu nel 1941 alla terza edizione del Premio Bergamo e rifiutata dalla commissione ufficialmente “perché non passava dalla porta” ma in realtà – si mormorò già allora – per il forte messaggio di denuncia che l’opera esprimeva nei confronti della guerra, della sopraffazione e di ogni violenza. “La Guernica italiana” non esita a definirla il suo proprietario Zsolt Màrton, nipote del pittore-collezionista che attorno al ’43 acquisì la tela da Alberto Mondadori, figlio del grande editore Arnoldo. Quasi un manifesto di passione morale per l’artista sardo che si impegnò in prima persona già dagli anni Trenta a Milano in un’intensa attività clandestina antifascista.
“Colore e libertà” è dunque il titolo scelto per questo evento, a cura di Paola Silvia Ubiali e Valentina Raimondo, che fa perno sulla riscoperta del dipinto realizzato nel ’41 e che propone, a corredo tematico e bioartistico, 36 opere di Sassu tra oli su tela e su tavola e tecniche miste su carta.
In parallelo, a Milano nella sede centrale del Banco BPM in Piazza Meda, sono esposti 18 ritratti – dal 1929 al 1991 – che illustrano l’inesausto cimento dell’artista, dagli esiti ineguali e a tratti sorprendenti, in un genere che dà spazio alla psicologia del soggetto in arditi studi di composizione, di stile e di cromia.
Il quadro rifiutato al Premio Bergamo del ’41 accoglie i visitatori all’ingresso porgendo il “verso” con il telaio a vista per chi entra: si può leggere così a chiare lettere in prima battuta l’amareggiato commento autografo di Sassu “QUESTO QUADRO è STATO SCARTATO AL TERZO PREMIO BERGAMO DAI SEGUENTI [PORCI] O. ROSAI M. MACCARI A. FUNI PACCHIONI P.GALLARINI MASSERONI [MERDA] PRADA”.Sotto uno strato di pittura nera sono ancora leggibili le parole qui riportate tra parentesi quadre.
Un’opera quindi che fa luce sui condizionamenti e le remore ideologiche dei giurati nei confronti di un soggetto ritenuto inaccettabile per la vis contestataria che sprigionava dalla crudezza delle posture, dall’accensione cruenta delle tinte, dalla pietà per le vittime di spietati oppressori.
A onor del vero, il Premio Bergamo (1939-1942) fu uno dei rari appuntamenti di libertà espressiva in anni di retorica di regime – retorica cui invece si prestarono scopertamente altri premi di pittura come il Premio Cremona ideato nel ’38 da Farinacci. Creazione di Giuseppe Bottai, ministro del regime di vedute culturali ed estetiche europee, il Premio Bergamo fu addirittura accusato di promuovere “un’arte giudaica” dal giornale “Regime Fascista” di Farinacci nell’ottobre del ’40. E un artista come Renato Guttuso, di spirito ardentemente antifascista, lo poté definire un premio “aperto e liberale, privo di tema fisso o con un tema di ampio respiro” – tanto che la sua scandalosa “Crocifissione” vinse nel ’42 il secondo premio alla quarta edizione del “Bergamo”, nonostante la censura della Chiesa e del regime, l’accusa di empietà e la sospensione “a divinis” per chi intendesse visitare la mostra.
Il riscoperto dipinto di Sassu in mostra a Palazzo Creberg dimostra che non fu sempre così. La commissione di esperti nel ’41 accettò uno “Studio di caffè” e una “Deposizione” dell’artista – uscito dal carcere nel ‘38 come “sorvegliato speciale” per il suo appoggio agli insorti della guerra civile spagnola – e scartò invece la dirompente, sovversiva tela della “Battaglia di tre cavalieri”, evidentemente considerata troppo retorica in senso anti-dittatoriale.
Molto più composta e alleggerita dal senso acuto del dramma è la replica omonima “Battaglia di tre cavalieri” dipinta dall’artista tra il 1975 e il 1991 e anch’essa esposta nel salone principale dove sovrasta per le misure monumentali (260 x 260 cm) tre guizzanti “battaglie” di medio formato risalenti agli anni ’36-42.
Un tema sempre caro al pittore, dunque, il quale “si era convinto che l’opera del ’41 fosse andata distrutta a Budapest nel ’45 o nel ’56, nel corso della rivoluzione ungherese contro la dittatura comunista” sottolinea oggi Vicente Sassu della Fondazione Helenita e Aligi Sassu. “È sempre stato un suo cruccio, per questo decise di realizzarne una replica negli ultimi anni”.
Le altre opere in mostra sono una scelta importante e varia della produzione dell’artista, che permette anche una visione completa del suo periodo giovanile. Non mancano alcune carte di gusto modernissimo che illustrano la periferia di Milano negli anni Trenta con colori accesi, a tratti psichedelici, e atmosfere quasi fumettistiche.
Il pregevole catalogo si correda di inediti poetici di Sassu che l’architetto Attilio Pizzigoni ha messo a disposizione per l’occasione: “Si tratta di carte che ho tirato fuori da un cassetto: ai tempi in cui curavo libri di poesia con l’editore Pierluigi Lubrina quella di Sassu rimase un’edizione non fatta. Questa è una mostra di incontri, in cui si inseriscono sullo stesso filo conduttore bergamasco tanti momenti dell’arte di Aligi Sassu. Le sue poesie ci danno una visione dall’interno, della carica sentimentale e poetica di un mondo che apparteneva intimamente alla cultura figurativa italiana di quegli anni da Scipione a Mafai”.
L’evento ospita anche una “mostra nella mostra”: l’esposizione di alcune tele di Lajos Péterfy, il pittore collezionista che sul finire della guerra custodì la “Battaglia di tre cavalieri” di Sassu e che trovò la morte nella sua patria ungherese nel dicembre ’44 per mano della Gestapo. “Fu un umanista, un pacifista, un artista” sottolinea il nipote Zsolt Màrton, che ne ha ereditato la collezione. Dobbiamo a lui la tutela negli anni e la riscoperta odierna della grande tela del ’41 del maestro sardo.
Nel contesto dell’esposizione sono previsti due spettacoli nella sede di Palazzo Creberg: venerdì 12 ottobre alle 18 “L’Iliade di Omero: le lacrime di Achille” e venerdì 19 ottobre alle 18 “La battaglia perduta (e ritrovata): Aligi Sassu tra pittura e poesia” a cura di Fulvio Manzoni con la compagnia Antiche Contrade.
La mostra è allestita fino al 2 novembre negli orari di apertura della filiale , con visite guidate gratuite nei weekend.


