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Due giovani architette al lavoro per fare di Sant’Agata un luogo di fascino e di vita fotogallery

Parlano Gabriella Mastroleo e Gloria Gusmaroli, impegnate nel progetto ExSA- Ex carcere di Sant'Agata, volontarie dell'Associazione Maite

La storia del carcere Sant’Agata in Città Alta è quasi irrintracciabile. Appartiene alla memoria di chi lo ha vissuto scontando una pena, di chi vi ha lavorato, di chi entrando a visitare le celle, da quasi trent’anni abbandonate, ha trovato il suo nome inciso nell’intonaco delle pareti ed ha riportato alla mente quanto peso sul cuore si porta un magistrato compiendo il suo lavoro.

Da una storia tutta da scrivere si intreccia quella dell’Associazione Maite che dal 2015 ad oggi non ha mai smesso di pensare all’ex carcere come un nuovo spazio di unione del tessuto sociale, rimettendolo in sicurezza senza violare l’autenticità degli spazi.

A raccontarci questo progetto sono due giovani architette, Gloria Gusmaroli e Gabriella Mastroleo, tra i tanti volontari che si occupano dell’Associazione Maite.

La dottoressa Gusmaroli, laureatasi nel 2016 presso l’Iuav di Venezia, dopo studi su spazi dismessi a Quito e a Londra, torna a Bergamo e collabora con l’associazione Maite per l’evento “Ora d’Aria” con cui viene riaperto l’ex carcere di Sant’Agata. Da allora si occupa degli aspetti architettonici, comunicativi dietro al progetto ExSA. Contemporaneamente porta avanti il progetto di mappatura delle aree dismesse di Bergamo con l’architetto Gabriella Mastroleo, che nel 2017 apre il suo studio professionale a Bergamo occupandosi principalmente di ristrutturazioni.

Nel 2018 il progetto ExSA partecipa al bando nazionale Culturability, che premia i progetti di innovazione culturale e sociale. Su 341 progetti presentati, ExSa arriva tra i 15 finalisti, e ha ottenuto numerosi sponsor per rimettere in sesto lo stabile.

Entrambe, ritrovatesi col sogno comune di ridare vita a parte dell’ex carcere, hanno partecipato a bandi e ottenuto numerosi sponsor per rimettere in sesto il primo piano del sant’Agata. Lunedì 1° ottobre apre il cantiere per il recupero dell’intero comparto del carcere di sant’Agata, mentre il piano terra, tra agosto e settembre è già stato rinfrescato, verrà ulteriormente sistemato e utilizzato per sale studio con spazi per bambini, ufficio direzionale e laboratori artigianali. È questa la zona che finiranno di approntare le due architette.

“Per quest’ultimo scopo – spiega l’architetta Gusmaroli – abbiamo avuto in dono degli attrezzi dell’ex legatoria di Città Alta che, oltre alle macchine e agli utensili di lavoro, ci permetterà di fare un anno di formazione. Ci sarà una sala radio e una sala prove per le attività di tutti i giovani della parrocchia di San Vincenzo. Ma il fulcro del nostro progetto è quello di lavorare sul tessuto di Città Alta, famosa per il turismo ma poco per il tessuto residenziale”.

“L’intero progetto prevede che il braccio maschile e i tre piani inferiori siano messi in sicurezza sia per quanto riguarda l’impianto elettrico che per le opere di riconsolidamento – spiegano Mastroleo –  Tuttavia lavoreremo facendo rimanere questi luoghi intatti nella loro originalità: la chiesa, che si dice sia stata affrescata da un detenuto molto bravo, lo spazio esterno dell’ora d’aria e le celle dei detenuti maschili, che ai tempi ospitavano circa 200 carcerati, rimarranno intatte nel loro fascino. Lo spazio del cinema nel secondo piano inferiore prevedeva nel retro una stanza in cui i detenuti lavoravano piccoli materiali per la Biticino, questo è segno di quanto questo carcere abbia avuto una storia di rivalutazione degli spazi da parte dell’ architetto Pollack con la concezione di vita carceraria di impianto illuminista”.

Entrando nel braccio maschile vengono messi in risalto i numerosi strati di vernice, ogni colore rappresenta una direzione carceraria diversa che si è susseguita nel tempo fino alla chiusura tra gli anni ‘70 e gli anni ‘80.

La luce oltre le sbarre illuminerà di vita nuova il carcere Sant’Agata: il Fai lo ha inserito nei luoghi del cuore, è presente sulla piattaforma di Artbonus e già sono state strette collaborazioni con le scuole e l’Università di Bergamo. È stata stipulata con il Liceo Artistico l’alternanza scuola-lavoro e un progetto della durata di due anni sulla figura di Fabrizio De Andrè, con una mostra a gennaio 2019 dedicata al cantautore.

Non mancano nemmeno le collaborazioni con la Summer School dei Maestri del paesaggio, con i resisti del Politecnico di Milano e dell’Accademia di Mendrisio e la facoltà di giurisprudenza dell’ Università di Bergamo.

Tante anche le tesi magistrali che cercano di scoprire e raccontare la storia del sant’Agata, l’ultima, di 700 pagine, racchiude un anno di lavoro nell’Archivio di Stato per rintracciare, anno dopo anno, una cronologia delle modifiche e degli eventi subiti dallo stabile.  Tutte verranno esposte in una mostra in programma nel 2019.

Nel mistero dell’ex carcere, già scenario di mostre e meeting, vanno e vengono visitatori e turisti che nell’ultima settimana sono stati circa 3000.

 

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