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Borgo di Clanezzo: un ritorno al passato fra lotte medievali e serpi velenose foto

Nuova puntata del tour che tocca i luoghi meno conosciuti della nostra provincia: si giunge all'imbocco della Valle Imagna, fra intrighi e divertimento

La lotta fra guelfi e ghibellini ha devastato numerosi stati europei nel corso del Basso Medioevo.

Una lotta cruda e senza scrupoli, che non risparmiò nemmeno la Bergamasca ed un esempio è il borgo di Clanezzo, posto al congiungimento fra torrente Imagna e fiume Brembo, punto d’inizio delle rispettive valli.

La località ha iniziato a contare nel panorama difensivo bergamasco attorno al X secolo, quando i ghibellini presenti nella zona di Val Brembilla costruirono un castello in grado di proteggere l’accesso alle due vallate principali ed in grado di collegarsi alla rocca presente sul monte Ubione.

Per unire la Val Brembana e la Val Imagna, il conte Annone nello stesso periodo fece costruire un ponte in pietra nei pressi della fortificazione protetto a sua volta da cancelli in ferro e da una torre ancora oggi visibile.

La torre, costruita con conci di pietra squadrata, possiede una sommità mozzata e fungeva da struttura di difesa, dove erano presenti guarnigioni poste a controllo del ponte.

Il castello ha visto un periodo di degrado durante il Quattrocento con l’arrivo della dominazione veneziana, all’epoca di stampo guelfa, che si adoperò per cacciare i ghibellini presenti in Val Brembilla, alleati dei Visconti, all’epoca contenditori del territorio ai lagunari.

Proprio a quel periodo risale una leggenda riguardante un assedio al castello da parte delle truppe del doge in cui vennero utilizzati armi più o meno convenzionali.

I veneziani, stanchi di attendere invano l’attesa della caduta della roccaforte, catturarono nei boschi attorno al castello numerosi esemplari di serpi velenose e le introdussero all’interno delle feritoie di esse.

A differenza di quello che ci si potesse aspettare i rettili, invece di colpire gli assediati, uscirono dal castello ed attaccarono i lagunari, facendoli fuggire lungo i colli circostanti.

Il castello dopo poco tempo cadde comunque nella mani della Serenissima, ma nonostante ciò la tradizione popolare sostiene che ancora oggi nei boschi attorno alla struttura siano presenti esemplari di animali velenosi.

Il castello di Clanezzo riprese lustro soltanto nell’Ottocento, quando nel 1804 la famiglia Beltrami acquistò lo stabile e lo trasformò in un albergo con struttura ad L ancora oggi visibile.

All’edificio vennero forniti connotati romantici come si può osservare nel giardino dove furono collocati pugnali, picche e chiodi oltre ad un kaffehaus che venne costruito all’interno di esso e lì vi alloggiarono importanti personaggi dell’epoca quali l’Arciduca Ranieri d’Austria, il politico e scrittore Massimo d’Azeglio ed il compositore Giuseppe Verdi.

Negli ultimi due secoli il castello di Clanezzo ha spesso cambiato proprietà, nonostante ciò ha sempre mantenuto il proprio fascino.

Oggi all’interno dello stabile sono ancora presenti l’albergo oltre ad un ristorante rinomato, nonostante ciò esso rimane uno degli ultimi ricordi della presenza ghibellina sul nostro territorio.

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