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Con Chef’s Cube la Minipack Torre lancia la sfida al mercato dei robot da cucina fotogallery

Dal prossimo dicembre sarà disponibile a tutte le famiglie: brevettato quattro anni fa, abbina il confezionamento sottovuoto alla cottura sous-vide, a basse temperature.

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Chef’s Cube: l’elettrodomestico innovativo, destinato a rivoluzionare modi e tempi del cucinare. Ideato, progettato, brevettato e realizzato dalla Minipack-Torre di Dalmine, dal prossimo dicembre sarà disponibile a tutte le famiglie. Brevettato quattro anni fa, a differenza dei robot da cucina domestici presenti sul mercato, Chef’s Cube abbina il confezionamento sottovuoto alla cottura sous-vide (dal francese, “sotto-vuoto”), a basse temperature.

minipack torre

“Il suo funzionamento – spiega Fabio Torre, presidente di Minipack Torre – è abbastanza elementare: prima si mettono sottovuoto gli alimenti ancora crudi, poi si immerge il sacchetto sigillato in acqua moderatamente calda”.

Primo passo: il confezionamento sottovuoto. “Buste lisce ed estremamente resistenti impediscono ai succhi naturali del cibo di disperdersi nell’acqua o di evaporare come succede invece con i metodi classici di cottura. Alcuni alimenti, come la carne, possono essere prima marinati, così da ottenere un prodotto morbido e succoso, intriso di tutti gli aromi della marinatura”.

Secondo passo: la cottura nel bagno termostatico. “La pietanza confezionata viene immersa nell’acqua e mantenuta a temperatura costante (che sia essa pesce, carne o verdura), sempre sotto i 75 gradi. La sonda che misura la temperatura al cuore dell’alimento ci avvisa quando è il momento esatto di toglierlo dall’acqua”.

Risultato? “Il gusto è perfetto: le cellule si dilatano e la pietanza diventa iper-recettiva ai sapori”.

I vantaggi? “Il cibo cuoce lentamente, in modo più naturale e omogeneo e, sigillato nel sacchetto, l’alimento mantiene tutto il sapore e le sue proprietà organolettiche”.

Un elemento altamente innovativo che accompagna questo elettrodomestico è la possibilità di controllo da remoto: tramite una App è possibile tenere sotto controllo, sul proprio tablet o smartphone, tutti i parametri della cottura sotto vuoto, con semplicità ed immediatezza.

In questi mesi i collaboratori di Minipack-Torre hanno riscontrato come la cottura sous-vide di Chef’s Cube offra gusti impareggiabili, che si tratti di bistecche o petto di pollo, seppie o aragoste, verdure o anche grossi pezzi di carne come lo stinco di maiale o un cosciotto d’agnello. Utilizzata dagli chef stellati per conferire ai loro piatti la qualità di cottura desiderata “con Chef’s Cube – spiega il presidente Fabio Torre – abbiamo ridotto costi e dimensioni, per permettere a tutte le famiglie di provare questa tecnica innovativa. La macchina base che confeziona solo sottovuoto è già disponibile da 3 anni e messa in commercio da un importante brand internazionale di elettrodomestici. La partnership prevede l’integrazione della nostra macchina sottovuoto a cassetto di soli 14 centimetri con forni predisposti alla cucina a bassa temperatura”.

Dieci modelli brevettati a livello internazionale, quattro unità produttive tecnologicamente all’avanguardia, di cui una completamente automatizzata, una rete di distribuzione ed assistenza capillare a livello mondiale, la certificazione di qualità secondo gli standard UNI EN ISO 9001:2015 questa è la Minipack Torre di Dalmine.

“La nostra vasta gamma di prodotti si suddivide in termoretraibile e food -precisa Fabio Torre – La nostra linea termoretraibile comprende confezionatrici manuali, semiautomatiche, automatiche e mailing, mentre la nostra linea food comprende confezionatrici sottovuoto da banco e carrellate, saldatrici e confezionatrici verticali. Tutti prodotti che hanno alla base la continua innovazione tecnologica, che ci permette di crescere sempre di più sui mercati internazionali”.

Nel 1971 a Dalmine, in provincia di Bergamo, in un piccolo locale interrato, viene fondata la “CMT – Costruzioni Meccaniche Torre s.r.l.”, un’ officina meccanica avviata da Francesco Torre. Tra le lavorazioni meccaniche per conto terzi, l’officina ideava e realizzava anche progetti in diversi ambiti, spaziando dai pareggiatori industriali alle macchine confezionatrici e forni, distinguendosi sempre per la propensione all’innovazione di prodotto. Ed è stata proprio questa visione che ha portato l’azienda ad ideare nel 1975 la prima macchina termoretraibile a campana, che ha rivoluzionato il mondo del confezionamento. Oggi Minipack Torre, guidata dai figli del fondatore, lavora in tutto il mondo ed è caratterizzata da un reparto Ricerca & Sviluppo all’avanguardia a livello internazionale.

“Innovazione, flessibilità e servizio sono i nostri punti di forza. Nel 2015 abbiamo creato ‘Minipack Lab’, uno spazio interno di ricerca e sviluppo che occupa 11 persone (sui 91 in organico) è un laboratorio di nuove idee e modelli per crescere ulteriormente sul mercato”.

In tema di innovazione l’azienda di Dalmine si è dotata di una stampante 3D per la realizzazione di prototipi, destinati ad entrare in produzione una volta terminata la fase studio e ingegnerizzazione del prodotto finale. Su fronte della riduzione dei costi e della sostenibilità “all’ingresso dello spazio produttivo la presenza di una bacheca elettronica, accessibile a tutti i collaboratori, oltre ad eliminare la carta nella gestione delle commesse, consente di avanzare proposte migliorative e permette la scelta di percorsi di formazione (tra cui l’inglese)”. In tema di Impresa 4.0 “la nostra linea termoretraibile di confezionatrici è preconfigurata con kit compatibili ai moderni processi 4.0”.

La Minipack si misura con una concorrenza agguerrita, non solo oltreoceano ma anche in terra bergamasca. “Da anni la nostra crescita sui mercati esteri è costante -spiega il presidente-: oggi il 75% del nostro fatturato è estero, vendiamo in 54 Paesi”.

Accanto a mercati tradizionali come quelli Ue con la crescita della Germania (+50%) e Spagna (+30%) l’azienda di Dalmine registra una flessione negli Usa (-30%), dovuta alla concorrenza cinese, e nei paesi arabi (-20%). “La guerra commerciale con la Cina condotta da Donald Trump a suon di dazi potrebbe ripercuotersi sui nostri competitor cinesi. Ci stiamo preparando per Pack Expo, una delle più importanti fiere dedicate ai settori del packaging e del processing, che si svolgerà a Chicago dal 14 al 17 ottobre”.

Nello stabilimento di Osio Sotto, a poca distanza dalla sede centrale, è stata approntata una carpenteria interamente automatizzata, con apparecchiature all’avanguardia, in cui vengono realizzate tutte le carenature delle macchine Minipack Torre. “I nostri reparti sono dotati di raffrescatori completamente automatici e centralizzati che, attraverso il monitoraggio continuo dei fattori climatici del reparto, garantiscono il miglior comfort anche durante i mesi più caldi dell’anno”.

La squadra che guida Minipack Torre è tutta under 40, conseguenza del graduale passaggio generazionale degli ultimi anni. Il fondatore e oggi presidente onorario Francesco Torre ha ceduto la gestione qualche anno fa ai figli: la presidenza e direzione a Fabio, Sabrina è responsabile risorse umane, Armanda con il marito Maurizio Barbanti alla direzione vendite e Roberto amministratore di una nuova Business Unit.

minipack torre

“Da piccolo – ricorda Fabio – giocavo con i pezzi di ricambio che mio padre mi portava a casa”. Dopo i primi due anni all’Istituto Tecnico Industriale Statale “Guglielmo Marconi” di Dalmine, e i tre anni successivi all’Esperia ‘Pietro Paleocapa’ di Bergamo, il presidente della Minipack Torre si è iscritto alla facoltà di Ingegneria di Dalmine.“All’università ho conosciuto mia moglie Clelia e alcuni talenti che oggi lavorano con noi come l’ingegnere Fabio Nespoli, responsabile del laboratorio Minipack Torre”.

Nel 1996 Fabio entra nel cda di Minipack Torre. “Dei primi momenti in azienda -continua il presidente dell’azienda di Dalmine- ricordo l’entusiasmo di mio padre e la dedizione della ‘vecchia scuola’ che, mettendo le basi per una crescita aziendale solida e duratura, ha permesso di superare i momenti di difficoltà”.

“Sognare, progettare, realizzare e vedere che quello che hai immaginato funziona è la soddisfazione più grande”. Il brevetto legato allo Chef’s Cube è stato “scritto a mano” direttamente dallo stesso Fabio. Le prossime tappe di Minipack sono nella differenziazione dei brand: “Il comparto professionale legato all’HORECA, il settore industriale strutturato con le macchine automatiche e l’aspetto domestico legato al food”.

Sempre legato all’innovazione Minipack si sta concentrando su nuovi brevetti per il termoretraibile e sui cosiddetti “brevetti di utilità”. In termini di investimenti ha recentemente costituito una nuova società guidata da Roberto, fratello di Fabio, per costruire sistemi personalizzati sempre più richiesti dai clienti, insediandosi in un capannone che si trova sempre a Dalmine, accanto al laboratorio Minipack LAB.

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