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Boom di Airbnb, albergatori infuriati: “Clienti ingannati e concorrenza sleale”

In Bergamasca sono 2.154 gli alloggi disponibili, in crescita del 69,34% rispetto ad agosto 2016: "Sono attività economiche a tutti gli effetti, non occasionali: si pone con tutta evidenza un problema di evasione fiscale".

Continua a crescere in Bergamasca il numero degli alloggi presenti su Airbnb. Da un’indagine sulla shadow hospitality presentata dal presidente di Federalberghi Bernabò Bocca al Ministro del Turismo Gian Marco Centinaio risulta che in Italia sono quasi 400mila gli appartamenti disponibili su Airbnb ad agosto 2018, di questi 2.154 sono presenti sul territorio bergamasco.

Gli alloggi censiti a Bergamo sono in crescita del 69,34% rispetto ad agosto 2016, in cui erano pubblicizzati 1.272 alloggi.

Degli annunci presenti su Airbnb.it:

– 1.516 (70,38%) sono riferiti ad interi appartamenti;

– 1.367 (63,46%) sono disponibili per più di sei mesi;

– 1.199 (55,66%) sono gestiti da host che mettono in vendita più di un alloggio.

“Il censimento fatto da Federalberghi fotografa anche la situazione bergamasca, che vede una forte crescita degli alloggi presenti sul portale Airbnb – afferma Giovanni Zambonelli, presidente di Ascom Confcommercio Bergamo e del Gruppo albergatori dell’Associazione orobica -. Metteremo questo elenco a disposizione di tutte le amministrazioni nonché delle autorità investigative competenti che desiderano fare luce sul fenomeno”.

La share economy nasconde quattro grandi falsità, secondo il presidente Zambonelli: “Innanzitutto non è vero che si tratta di forme integrative del reddito. Sono attività economiche a tutti gli effetti, che molto spesso fanno capo ad inserzionisti che gestiscono più alloggi e non è vero neanche che si condivide l’esperienza con il titolare. La maggior parte degli annunci pubblicati su Airbnb si riferisce all’affitto di interi appartamenti, in cui non abita nessuno. Inoltre non si tratta di attività occasionali: la maggior parte degli annunci si riferisce ad appartamenti disponibili per oltre sei mesi all’anno e le nuove formule compensano la mancanza di offerta. Gli alloggi presenti su Airbnb sono concentrati soprattutto nelle grandi città e nelle principali località turistiche, dove è maggiore la presenza di esercizi ufficiali. Ne consegue che il consumatore è ingannato due volte: viene tradita la promessa di vivere un’esperienza autentica e vengono eluse le norme poste a tutela del cliente, dei lavoratori, della collettività, del mercato. Si pone inoltre con tutta evidenza un problema di evasione fiscale e di concorrenza sleale, che danneggia tanto le imprese turistiche tradizionali quanto coloro che gestiscono in modo corretto le nuove forme di accoglienza”.

Su questi temi si pronuncerà l’assemblea degli albergatori fissata per mercoledì 26 settembre in Ascom a partire dalle 16 nella sede dell’associazione commercianti di via Borgo Palazzo 137.

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