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Lo sfogo: “Dopo la chiusura del ponte per me un’odissea arrivare al lavoro”

Rosaria Salituro, 34 anni, di Solza: "Se prima impiegavo un'ora ad arrivare a Milano, ora ho la certezza di perderne due la mattina e due la sera"

Quando Rosaria ci contatta si trova sul treno che la sta portando a lavoro. È diretta a Milano, dove per vivere fa l’impiegata. “Ma con il traffico e i ritardi di questi giorni essere puntuali è un’impresa” lamenta la 34enne di Solza, che come tanti pendolari sta subendo i disagi della chiusura del ponte San Michele, tra Calusco d’Adda e Paderno.

“Se prima impiegavo un’ora ad arrivare, ora ho la certezza di perderne almeno due la mattina e altre due la sera – spiega Rosaria -. Esco alle 6.40 per arrivare a lavoro alle 9 e tornare a casa la sera alle 21, così è difficile andare avanti”.

Un dispendio di tempo ed energie. E, c’è da scommetterci, anche economico: “La gente che incrocio nelle stazioni è stanca, glielo leggo in faccia – racconta la pendolare -. C’è chi parte da casa alle 5,40 per essere a Milano alle 8”.

L’odissea per arrivare in ufficio comincia di prima mattina: “Se a Paderno si arriva in ritardo a causa del traffico, succede che il treno parta senza nemmeno aspettare le navette. Un minimo di coordinamento è così difficile da trovare?” si chiede Rosaria.

La sera, la situazione non cambia. “Dopo un’intera giornata di lavoro bisogna aspettare ancora quaranta minuti prima che a Paderno arrivi un’autobus”.

Rosaria Salituro, come tanti altri pendolari, chiede soluzioni alternative per chi deve raggiungere il posto di lavoro: “Adesso siamo costretti a fare un giro più lungo da Calusco d’Adda a Paderno, perché gli abitanti di Robbiate si lamentano del traffico. È possibile che per i pendolari non si riescano mai a trovare delle agevolazioni?”.

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